Lavori Pubblici

Expo 2015, «presenza della 'Ndrangheta nel movimento terra e nei subappalti»

Massimiliano Carbonaro

La relazione del Comitato Antimafia del Comune, che presenta un report ogni sei mesi - Le tecniche dei mafiosi per sfuggire ai controlli - «Le gare a offerta più vantaggiosa favoriscono la corruzione»

L'invito anche alle controllate del Comune di Milano ad alzare la guardia, la preoccupante persistenza della presenza mafiosa nel comparto del movimento terra, una generalizzata e inquietante confusione all'interno del cantiere della manifestazione, il tema dei subappalti: la quinta Relazione del Comitato antimafia voluto dall'amministrazione comunale meneghina in relazione all'organizzazione di Expo 2015 ha i segni dell'urgenza.

Il testo integrale della relazione

A colpire sono le tempistiche visto che la quarta relazione del Comitato era giunta lo scorso aprile. Ma come si legge nel nuovo documento pubblicato dal Comune «è accaduto che nel corso degli ultimi mesi si sono manifestati i segni concreti dell'incombenza di interessi di ambienti mafiosi, più particolarmente ‘ndranghetisti, sui lavori che riguardano e accompagnano la preparazione dell'evento Expo 2015». La situazione continua ad apparire molto preoccupante al Comitato che mette in relazione le verifiche – quando è stato possibile – sul campo (sul sito Expo e sugli appalti assegnati) con i risultati recenti delle inchieste sulla criminalità organizzata in Lombardia. Un tema reso ancora più scottante in attesa della concessione dei sospirati poteri per Raffaele Cantone supervisore della task force sull'Expo.
Le relazioni del Comitato non sono lettera morta, tanto che la Terza in ordine di tempo non è disponibile perché ha un vincolo di riservatezza e si è tramutata in un esposto alla Direzione distrettuale antimafia. Già all'epoca comunque si rilevò come ci fosse la persistente presenza nello svolgimento dei lavori per l'Expo di padroncini e ditte calabresi impegnati per somme singolarmente modeste. Nel controllo del Comitato si è evidenziato come imprese legate al movimento terra ma anche alle attività connesse con i trasporti erano colluse con la malavita. Fu posta attenzione anche alle imprese subappaltatrici che si erano introdotte all'interno del mondo Expo grazie ad artifici societari che li mettevano al riparo da verifiche formali. Insomma per il Comitato erano evidenti le intrusioni delle 'ndrine nelle attività di cantiere.

A due anni di distanza da quella prima relazione e grazie agli sviluppi dei processi milanesi di 'ndrangheta di questi anni e in particolare, del processo Infinito-Crimine-Tenacia (condanne diventate definitive) si può leggere l'attività unitaria dell'organizzazione mafiosa che opera come in franchising coinvolgendo soggetti imprenditoriali locali per meglio infiltrarsi negli appalti (come il caso della Perego Strade). Dagli esiti degli accertamenti di polizia con la raccolta di elementi come formulari di conferimento rifiuti, targhe di camion impiegati e dati identificativi delle relative imprese intestatarie e dei relativi conducenti si può desumere «la probabile presenza sui cantieri Expo – ribadisce il documento – di imprese calabresi di movimento terra provenienti da aree della Calabria a forte presenza mafiosa».

Il Comitato lamenta di aver tentato invano di poter visionare i cosiddetti "Settimanali di cantiere" previsti dalle Linee-guida Ccasgo (Comitato grandi opere) del 2011 per verificare la regolarità o meno delle presenze in cantieri di imprese e camion. Ma non ha mai ricevuto risposta. Tanto che il Comitato teme che il meccanismo di controllo basato sul Referente di cantiere e sul Settimanale di cantiere non abbia dato risultati. «Sembra cioè che si sia realizzato – si legge sempre sulla relazione – un sistema ad alto tasso di confusione di fronte all'urgenza di completare i lavori sul sito espositivo in tempo».
Si suggerisce di effettuare anche un maggior controllo sulle cave perché diventate anche destinatarie dei rifiuti di cantiere.

Il rapporto infine sottolinea tutto il problema ancora persistente degli affidamenti che per accelerare le procedure spesso sono stati diretti. In realtà anche tutta la fase dei subappalti è considerata a rischio: «i subcontratti – si legge - più appetiti dalle organizzazioni mafiose sono quelli di nolo e di forniture e tra questi, quelli di movimento terra per i quali non è prevista un'adeguata informazione e certificazione antimafia».
L'invito del comitato è ad una maggiore trasparenza non solo per la società Expo ma anche per il Comune di Milano e per le sue società partecipate apparse «silenti o defilate» (e in qualche caso in evidente distonia) rispetto agli obiettivi fissati dall'amministrazione.

«Nei cantieri che sono di Expo e delle opere funzionali all'esposizione – ha commentato l presidente del Comitato antimafia del Comune di Milano, Nando Dalla Chiesa – abbiamo rilevato segni di presenza mafiosa così come abbiamo rilevato la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi in opere anche appaltate direttamente da Expo. C'è una situazione che deve essere controllata meglio».

Ciorca la corruzione, il Comitato ribadisce che «la scelta del contraente secondo il procedimento della "offerta economicamente più conveniente", pur derivando ideologicamente dalla necessità di contrastare i ribassi anomali del sistema di aggiudicazione "al miglior offerente", non solo non ha risolto il problema ma ha per converso aumentato i fenomeni di corruzione».

Queste alcune delle conclusioni del Comitato a otto mesi dalla manifestazione quando nel cantiere 20 ore su 24 operano 1300 operai che diventeranno circa 4mila dopo l'estate. I lavori per la rimozione delle interferenze sono finiti per oltre l'80%, mentre quelli per la piastra, sono circa al 65% con i due assi, il Cardo e il Decumano, lungo cui si svilupperà l'esposizione, in via di completamento.


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