Lavori Pubblici

Crollano gli investimenti nei cantieri: l'edilizia torna ai livelli del 1967

Giorgio Santilli

Buzzetti: subito un piano Marshall per le costruzioni o chiudiamo le aziende - No a criminalizzazioni del settore

L'edilizia è tornata ai livelli del 1967: la lunga e profonda crisi ha portato al settore un arretramento di 47 anni. Lo dice Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, all'assemblea dei costruttori, evocando un «piano B», un decreto legge – dice – che consenta alle imprese di chiudere senza conseguenze. Ma è una provocazione subito chiarita: i costruttori vogliono ancora stare dalla parte dell'Italia che torna a crescere e per ripartire l'edilizia ha bisogno subito di un «piano Marshall».

Apprezzamento per il governo, per la polemica di Renzi con l'Europa del rigore che Buzzetti svolge a ogni occasione pubblica da almeno 3-4 anni, e apprezzamento per le iniziative messe in campo. «Diamo atto al governo di aver preso sul serio il problema di questo settore». Ma non c'è più tempo da perdere: piano di edilizia scolastica, interventi contro il dissesto idrogeologico, piani dei 6mila campanili rivisto e potenziato, prosecuzione di un limitato numero di opere strategiche, tutte queste meritevoli iniziative sono state riordinate ma devono tradursi subito in cantieri. «Il lavoro istruttorio è stato molto buono e ha messo ordine là dove c'era una gran confusione, soprattutto nell'edilizia scolastica e nella difesa del suolo. Ora però bisogna partire».

Buzzetti aggiunge un altro intervento cui tiene particolarmente: una politica di incentivi alla riqualificazione urbana che prenda ad esempio il modello francese per far ripartire le città. «Nel 2009 – dice Buzzetti – era stato trovato un giusto equilibrio tra piccole e grandi opere. Poi diciamo che anche gli interventi previsti per le piccole opere non hanno funzionato e l'80% di quelle somme messe in campo non sono state spese».
Fin qui la crisi e le misure da varare immediatamente per provare a ripartire. Poi c'è il tema della corruzione che Buzzetti non ignora affatto. Dice «no a criminalizzazioni del settore» e contesta alcune norme recentemente approvate dal governo ma annuncia l'approvazione del codice etico (si veda anche l'articolo sotto) e ricorda la storica battaglia contro ogni forma di deroga al codice degli appalti. «Mettiamo in Costituzione il divieto di deroga», dice Buzzetti.

Collegato ai due temi della ripresa e della corruzione c'è la riforma delle regole. Quelle degli appalti, anzitutto. La ricetta di Buzzetti è quella di una semplificazione ma mantenendo «l'impianto attuale». Niente stravolgimenti, neanche nel sistema di qualificazione che ora in molti vorrebbero trasformare radicalmente, cancellando il sistema privato imperniato sulle Soa e tornando a un sistema pubblico. «Sono stato uno dei pochi a difendere l'Albo nazionale costruttori – dice Buzzetti – perché era chiaro che un sistema privato non avrebbe funzionato. Ma cambiare ora significherebbe paralizzare tutto. Non è il momento per paralizzare tutto. Dobbiamo ripartire». Piuttosto si intervenga sui punti più critici sul lato della trasparenza: «Si metta fine allo scandalo della cessione dei rami d'azienda».

L'Ance teme che in questa fase uno stravolgimento delle regole sugli appalti produca un ulteriore allontanamento della ripresa degli investimenti pubblici. Vale anche per la riforma del codice degli appalti che il governo sta per varare con il disegno di legge delega. «La strada giusta - dice Buzzetti - è quella di rafforzare i poteri delle amministrazioni, non quelli discrezionali nella capacità di esclusione delle imprese in gara, ma quelli necessari per una corretta applicazione del contratto di appalto. Bisogna tornare a collaudi fatti appena conclusa l'opera non solo da professionalità amministrative, ma da professionalità tecniche e bisogna tornare a dare forza al responsabile unico del procedimento per tornare alla vecchia figura dell'ingegnere capo».


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