Lavori Pubblici

Autostrade in Pf, saltano i piani finanziari: servono 2,9 miliardi dallo Stato

Alessandro Arona

Nel 2013 sono già stati stanziati 771 milioni per «aggiustare» i Pef di Pedemontana veneta e Tem, ora servono altri 2,2 miliardi per Brebemi, Pedemontana lombarda, Asti-Cuneo, Sat, Cispadana

Per "salvare" i sette grandi project financing autostradali già affidati in concessione negli anni scorsi (investimenti totali per 15,3 miliardi) sono necessarie risorse pubbliche aggiuntive per 2,9 miliardi. In parte finanziamenti diretti, in parte sconti fiscali alle società concessionarie (le defiscalizzazioni ex articolo 18 della legge 183/2011). Aiuti che si aggiungerebbero ai 2.041 milioni già stanziati.
Pedemontane Venete e lombarde, Tem Milano, Asti-Cuneo, Cispadana, Tirrenica Nord, anche la Brebemi: questa la lista dei piani finanziari "da aggiustare".

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Il tema è esploso negli ultimi due-tre anni. La crisi economica ha costretto a ridimensionare le previsioni di traffico delle nuove arterie in project, e la crisi finanziaria ha spinto le banche a inasprire le condizioni e a chiedere quote di equity più difficili da raggiungere, e più in generale ottenere prestiti a lungo termine è diventato quasi impossibile (solo l'intervento di Cassa depositi e Bei ha permesso i closing di Brebemi e Tem nel 2013).
A pesare molto sui piani economico-finanziari (Pef) è anche l'aumento dei costi delle opere: si aggiudicano le gare sul preliminare, poi passano gli anni, i progetti vengono modificati in seguito alle prescrizioni Via e degli enti locali, e così spuntano "extracosti" da coprire.
Già lo scorso anno, con il decreto Fare e Dm attuativi, il governo Letta ha assegnato alla Pedemontana Veneta 441 milioni in più (oltre ai 174 già previsti, per un'opera che ne costa 2.258); e 330 milioni sono andati alla Tem Milano (opera da 1.659 milioni), dove inizialmente non erano previsti aiuti pubblici.
Il nodo più urgente è quello della Pedemontana lombarda, maxi-opera da 4,2 miliardi affidata in concessione senza gara nel lontano 1989 (i lavori si fanno però con gare europee), che ha già un finanziamento pubblico da 1,24 miliardi e prevede nel suo Pef un "subentro" da 1,3 miliardi (quota non ammortizzata dopo i 30 anni di gestione, su cui in ultima istanza c'è la garanzia dello Stato). Il piano non regge più, per le previsioni di traffico e le richieste delle banche, ed è già a un passo del via libera Cipe la concessione di sconti fiscali per un valore attuale di circa 400 milioni di euro. Resta poi il problema del socio di riferimento, la Regione Lombardia, che non ha i soldi per l'aumento di capitale da oltre 500 milioni e non riesce a trovare un socio privato a cui cedere le sue quote.
Ma il "buco" c'è anche nella Asti-Cuneo, Pf messo in gara nel 2003 e che ha subìto aumenti di costi da 1,6 a 2,3 miliardi di euro: servono almeno 600 milioni per far quadrare il Pef, e per ora le soluzioni per colmarlo sono lontane.
Negli ultimi mesi è emerso uno "squilibrio" anche nel piano Sat per la Rosignano-Civitavecchia (chiesti 270 milioni su due miliardi di costo) e per la Cispadana (si ipotizzano 350 milioni su 1.300).
Molte altre opere sono state aggiudicate, anche di recente (Nogara-Mare, Ragusa-Catania, bretella di Ancona, Ferrara-Mare, mentre la gara della Roma-Latina è ripartita), e ora i progetti dovranno essere portati al definitivo e i Pef aggiornati: è forte il rischio che anche per queste opere, fra uno o due anni, si arrivi all'esigenza di una "aggiustatina".
Per due autostrade regionali, invece, la Cimpello-Sequals-Gemona e la Pedemontana Piemontese, i nuovi presidenti di Regione (Serracchiani e Chiamparino) hanno preso atto della crisi e cancellato i project financing.


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