Lavori Pubblici

Difesa del suolo e acqua, parte la task force: «Sbloccare progetti per 4 miliardi»

Alessandro Arona

Delrio presenta la struttura tecnica: trovati progetti fermi contro il dissesto idrogeologico per 2.480 milioni e su depurazione e fogne per 1.600 milioni, «ora la task force farà partire i cantieri»

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha presentato nella mattinata del 9 luglio, a Palazzo Chigi, la nuova struttura tecnica di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, guidata dall'ex sottosegretario del governo Letta Erasmo D'Angelis.
«Dal lavoro di ricognizione che abbiamo fatto - ha detto D'Angelis -, sul bilancio dello Stato, delle Regioni e dalla programmazione dei fondi europei, abbiamo ricavato la cifra di 2.480 milioni di euro di risorse non spese per progetti contro il dissesto idrogeologico. Una cifra che ora dobbiamo spendere». «Ci sono in particolare - ha aggiunto - 3.995 interventi finanziati dal 2009, di cui solo 109 conclusi e quasi l'80% ancora da cantierizzare».
«Si aggiungono poi - ha spiegato D'Angelis - 1.600 milioni di euro per progetti su depurazione e opere idrico-fognarie, interventi pensati per rispondere alla procedura di infrazione europea sul tema della depurazione, tutte risorse da spendere entro il 31 dicembre 2015».
«Da domani - ha ricordato il capo della task force - i presidenti delle Regioni sono commissari straordinari in base all'articolo 10 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91 (Dl Agricoltura-ambiente)» (si veda la scheda più avanti), «mentre alla struttura di missione - ha spiegato D'Angelis - spetterà il compito di coordinare pezzi dello Stato, le Regioni, i Comuni, e tutti gli enti e soggetti che a cascata su territori si occupano di dissesto. Cerchiamo di coordinare questo settore e di centralizzare un pò di cose, di sbloccare e accelerare i cantieri».

Dei 2.480 milioni per il dissesto idrogeologico - ha detto D'Angelis - «una parte è soggetta al
Patto stabilità europeo, forse meno del 50%, ma l'impegno del governo sul fronte europeo è quello rendere flessibile e quindi rendere possibile la spesa ed eliminare dal patto questi interventi» (anche se l'Ecofin dell'8 luglio ha dimostrato che questa battaglia in sede europea è tutt'alttro che facile, ndr).

«Siamo dentro un'accelerazione degli effetti dei cambiamenti climatici - ha sottolinea D'Angelis - e se fino al 2006 avevamo intorno ai 20 eventi all'anno con danni molto gravi, progressivamente i livelli di rischio sono molto aumentati, e nel 2013 abbiamo avuto circa 400 eventi con danni e nei solo primi 20 giorni del 2014 siamo quasi arrivati a quasi 200». Insomma, si registra «un'accelerazione dei danni con il tema dei risarcimenti che è un altro grande capitolo».
In questo quadro difficoltoso e colmo di rischi, «la logica del governo, e il presidente Renzi su questo é stato molto chiaro, è quella che da adesso in poi non si rincorrono e non si spende
più solo per le emergenze». Infatti, dopo l'intervento della protezione civile, «che fa il suo mestiere intervenendo sui luoghi del disastro», - ha proseguito D'Angelis - deve inziare «la fase di prevenzione e messa in sicurezza, che non sarà mai al 100%, ma possiamo mitigare il rischio anche di molto».

L'avvio della task force è stato salutato con favore da Ance, Ordine degli architetti, Ordine dei egologi e Legambiente, che hanno lanciato sul web una petizione sul tema della difesa del suolo, che in poche ore ha raccolto oltre mille adesioni (petizione consegnata a Delrio durante la stessa presentazione della task force di Palazzo Chigi).
«Il paradosso italiano - spiega il netwoek Ance-architetti-geologi-Legambiente - è che spendiamo ogni anno 1 miliardo per riparare i danni ma solo poco più di 100 milioni per prevenirli. Queste le tre proposte forti che la rete della società civile indica nella petizione per uscire dall'emergenza:
1) far partire entro l'estate un Piano unico nazionale di manutenzione e prevenzione;
2) liberare tutte le risorse già stanziate che Stato e enti locali non sono riusciti a spendere
a causa dei vincoli del Patto di stabilità e reperirne di nuove attraverso i Fondi strutturali;
3) garantire a livello nazionale un controllo sulla qualità dei progetti e degli interventi
ispirati a un modello di sostenibilità ambientale ed economica, efficacia, trasparenza delle
regole e delle procedure.
Tempi brevi, risorse adeguate e regole trasparenti per ridare tranquillità ai cittadini ed evitare la tragica conta di danni e vittime che da anni siamo costretti a fare».

La scheda presentata dal Governo

Le slides

----------------------

DECRETO LEGGE 91/2014
Articolo 10 - Difesa del suolo, commissari regionali e accelerazione spesa

Il governo interviene per accelerare il più possibile la spesa dei fondi comunitari per attuare gli interventi previsti dagli accordi di programma con le regioni sulla difesa del suolo. La soluzione consiste nell'attribuzione di poteri di commissario ai presidenti delle Regioni. Il subentro dei governatori ai commissari straordinari delegati per gli interventi porterà un risparmio di 1,8 milioni all'anno. Il passaggio di consegna va regolato in 15 giorni. I governatori potranno approvare e autorizzare i progetti. L'autorizzazione è un lasciapassare potentissimo perché sostituisce «tutti i visti, i pareri, le autorizzazioni, i nulla osta ed ogni altro provvedimento abilitativo necessario per l'esecuzione degli interventi medesimi, mantenendo i poteri derogatori propri dei commissari». L'unico a poter dire qualcosa potrà essere il ministero dei Beni culturali. Deve però dare il parere entro 30 giorni, altrimenti si va avanti. Per velocizzare le attività tecniche, il decreto offre la possibilità di avvalersi, per la progettazione, di strutture tecniche di comuni, provveditorati, Anas consorzi di bonifica e autorità di distretto. I tempi sono contingentati: tutti i lavori vanno affidati entro il 31 dicembre di quest'anno, pena la revoca del finanziamento. Gli interventi che hanno ricevuto le risorse entro il 30 giugno 2014 devono essere completati entro il 31 dicembre 2015.
La "macchina organizzativa" graviterà non più all'Ambiente ma a palazzo Chigi, nell'apposita struttura di missione con a capo Erasmo D'Angelis.


© RIPRODUZIONE RISERVATA