Lavori Pubblici

Costruzioni, nessuna ripresa: investimenti giù del 2,5% anche nel 2014

Alessandro Arona

L'osservatorio congiunturale dell'Ance prevede un altro calo del settore dopo il 6,9% perso l'anno scorso, tornando ai valori reali del 1967

Nessuna ripresa nel 2014 per il settore delle costruzioni. L'Osservatorio congiunturale Ance, presentato questa mattina a Roma, gela le ottimistiche previsioni del Cresme delle settimane scorse (+0,2% a fine anno sul 2013) : secondo il Centro studi dei costruttori, infatti, nel 2014 gli investimenti in costruzioni in valori reali scenderanno di un altro 2,5%, dopo il 6,9% perso nel 2013. L'Ance conferma numero per numero le previsioni della congiunturale di dicembre («i dati Istat hanno confermato le nostre stime», spiegano): -9,2% degli investimenti in nuove case nel 2014, +3,0% nel recupero residenziale, -4,3% nel non residenziale privato, -5,1% nelle opere pubbliche.

Il settore torna così, a parità di potere di acquisto, ai valori reali del 1967, con una perdita dal 2008 al 2014 del 31,7% (-58% le nuove abitazioni, +20% il recupero residenziale, -36% il non residenziale privato, -48% le opere pubbliche).

Scarica tutto il materiale dell'Osservatorio Ance Per il prossimo anno (il 2015) l'Ance prevede inoltre investimenti giù di un altro -2,4% reale "a legislazione vigente": si sottolinea infatti che nel Bilancio dello Stato 2014 c'è ancora una volta un taglio sul fronte delle infrastrutture (-10,9%), a fronte invece di un aumento delle spese correnti (+2,8%), nonostante la spending review. Dal 1990 a oggi +34% per le spese correnti e -47,5% per spese in conto capitale (di cui in particolare -66% nelle risorse per le infrastrutture). Né il trend del residenziale fa presagire che possa essere questo settore a trainare la ripresa.

L'Ance sottolinea ancora una volta che ci sono miliardi di euro di risorse statali inutilizzate o bloccate per le infrastrutture: 3,8 miliardi per le scuole, 1,6 mld per il rischio idrogeologico, 1-2 miliardi di opere "incompiute", 50 miliardi in ritardo su piani Ue e Fsc 2007-2015 da spendere entro il 2015. «Se ci sono questi fondi - dice il presidente Paolo Buzzetti - vanno spesi subito. Questo settore ha pagato la crisi con 14mila fallimenti e 522mila occupati in meno (-26%)».

L'Ance propone allora di trovare progetti subito cantierabili su cui non solo stanziare ma spendere almeno 5 miliardi di euro entro il 2015. Con questa spesa certa, l'Ance stima che gli investimenti effettivi in costruzione nel 2015 possano schizzare al +18,6% reale, trainando tutte le costruzioni verso una ripresa del 2,3% (sempre il prossimo anno).

Tornando ai dati congiunturali, nel 2013 i permessi di costruire (nuove abitazioni e ampliamenti) sono stati solo 58mila, uno dei livelli più bassi mai raggiunti, pari a quelli del 1936. Dall'inizio della crisi (2008) il comparto del nuovo residenziale ha perso il 58% reale.
Solo il comparto della riqualificazione de patrimonio abitativo continua a far registrare dati positivi: +20% in sette anni, grazie anche agli incentivi fiscali, che ha determinato secondo l'Ance un giro d'affari di 22,9 miliardi di euro nel 2013 e 8,2 miliardi nel primo quadrimestre 2014 (sarebbero andando avanti così 25 miliardi nel 2015).


«L'edilizia - ha affermato Buzzetti - può dare un contributo positivo per far ripartire l'economia, finalmente dopo anni di governo sorsi su questo abbiamo un esecutivo che condivide questo approccio e sta facendo il possibile per rilanciare l'edilizia. Purtroppo però la situazione è ancora di profonda crisi, e sul fronte delle opere pubbliche bisogna che gli investimenti siano messi fuori dai vincoli del Patto di stabilità e, ora, con la presidenza italiana della Ue, abbiamo un'occasione assolutamente favorevole».

Il nodo è anche il Patto di stabilità interna di Regioni ed enti locali. L'Ance ha spiegato che in alcune Regioni del Sud (Molise, Puglia, Calabria, Basilicata, Campania) nel 2015 la spesa prevista per fondi europei 2007-13 (ultimo anno utile) e fondi coesione (ex Fas) coprono tra il 62 e il 99% del tetto del Patto interno, dunque se spendessero tutto il previsto dovrebbero bloccare altre spese fondamentali, come stipendi o trasporto locale (e dunque di fatto a fermarsi saranno le infrastrutture, se non ci saranno deroghe al Patto interno).

Il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, presente all'Ance, ha confermato che «il governo sta lavorando affinché gli investimenti in alcuni settori come la manutenzione straordinaria dell'edilizia scolastica e gli interventi contro il rischio idrogeologico possano essere esclusi dal Patto di stabilità interno».

Lupi ha comunque detto di condividere l'approccio dell'Ance di utilizzare meglio le risorse che ci sono, e anzi ha spiegato che il suo Ministero, già con il governo Letta e il decreto del Fare, opera in questa direzione, revocando le risorse a opere incagliate e riassegnandole a interventi cantierabili a breve, a loro volta con tempi certi di utilizzo pena la revoca.
IL Ministro ha infatti confermato che si va verso il decreto legge Sblocca-Italia, da emanare entro fine luglio, dove oltre alle grandi opere si tornerà a dare attenzione a nuove tranche dei programmi Anas per la manutenzione di ponti e gallerie e Rfi per la manutenzione e ammodernamento della rete ferroviaria ordinaria.

Sulle grandi opere Lupi ha confermato l'approccio di «individuare poche grandi opere selezionate, assegnando fondi con calendarizzazione precisa, pena la revoca». Tra le priorità il Ministri ha citato l'accelerazione del completamento dell'alta capacità ferroviaria Napoli-Bari: «Interverremo con una procedura accelerata - ha detto - per aprire i cantieri dalla fine dell'anno prossimo» rispetto alla previsione attuale che vedrebbe la posa della prima pietra tra il 2018 e il 2019. L'altra «è il completamento dell'alta velocità Torino-Trieste: oggi siamo fermi a Brescia, si deve accelerare tra Brescia e Verona e Padova».
Circa le risorse per le infrastrutture il Ministro ha proposto di superare la logica degli stanziamenti su anno per anno e passare a una percentuale del pil fissa destinata alle infrastrutture». Con il beneficio di un effetto moltiplicatore di quelle risorse. Una proposta che dovrà andare al vaglio del Consiglio dei ministri. «Noi proponiamo lo 0,3% del Pil per le opere infrastrutturali» ha aggiunto Lupi.

Reazioni ai dati Ance dai sindacati degli edili. «I dati Ance - osserva Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl - sono la conferma della tendenza negativa del settore delle costruzioni anche nel 2014. Le uniche note positive del comparto arrivano dai bonus fiscali per le ristrutturazioni, ma se non si rendono strutturali sono destinati ad esaurire ben presto la loro efficacia».
«Il governo - aggiunge Pesenti - deve prendere a cuore il tema dello sviluppo e del rilancio dell'edilizia, perché rilanciare il settore vuol dire rilanciare l'economia del Paese. L'edilizia, infatti, rappresenta una fetta importante della ricchezza nazionale, circa il 10% del Pil, ma sta pagando un prezzo altissimo alla crisi, con 750mila posti di lavoro persi dal 2008. Bisogna che l'esecutivo pianifichi e metta in pratica una seria politica delle infrastrutture, con interventi mirati per le case, le scuole, il territorio. Per le scuole le intenzioni sono nobili ma i ritardi nell'aprire i cantieri rischiano di vanificare tutto, il rischio è che ci si limiti agli interventi spot».

L'Osservatorio Ance

Le Slide di sintesi


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