Lavori Pubblici

Roma-Latina, l'Ance scrive a Renzi: «Troppi rischi, la gara va fermata»

Alessandro Arona e Franco Tanel

Petrucci: «Incertezze sul tracciato e sul finanziamento, l'opera non rispetterà costi e tempi. Meglio usare i circa 500 milioni esistenti per la messa in sicurezza con 10 appalti da 50 milioni»

Le associazioni dei costruttori del Lazio (Ance Lazio) e delle provincia di Roma (Acer) e Latina lanciano oggi a sorpresa un'offensiva contro il progetto dell'autostrada Roma-Latina in project financing, opera da due miliardi di euro (la tratta finanziata) rimasta bloccato per anni e ripartita il 10 aprile scorso con l'invio delle lettere-invito alle imprese partecipanti alla gara di concessione (tra queste Salini Impregilo, Astaldi, Pizzarotti, Strabag).
I presidenti delle tre associazioni, rispettivamente Stefano Petrucci, Edoardo Bianchi e Davide Palazzo, hanno lanciato l'iniziativa «Roma-Latina: l'ennesima grande opera infinita». «Abbiamo appena inviato - racconta Petrucci - una lettera al presidente Renzi e al Ministro Lupi per convincerli che andare avanti con questo project financing pieno di incertezze è una scelta sbagliata, che costerà molto allo Stato e non garantirà né tempi né costi certi. Al contrario suggeriamo di utilizzare i 468 milioni di euro già stanziati dallo Stato per lanciare subito bandi per la messa in sicurezza dell'attuale superstrada Pontina».
A stretto giro di posta la replica di Vincenzo Pozzi, commissario governativo straordinario per la Roma-Latina: «Ammodernare la strada attuale non risolverebbe in maniera definitiva le criticità che esistono da anni e soprattutto per farlo non basterebbero i 468 milioni di euro pubblici stanziati e comunque non utilizzabili per altri scopi se non quello autostradale».

I costruttori dell'Ance mettono il dito sulla piaga di un dibattito frequente in caso di interventi di ammodernamento di superstrade esistenti per trasformarle in autostrade: meglio lanciare maxi gare in project financing, trasformando l'arteria in autostrada a pedaggio, con il rischio di tempi lunghi e aumenti di costi nel corso dell'iter O meglio realizzare interventi più contenuti di ammodernamento e messa in sicurezza, mantenendo la superstrada gratuita (ma ovviamente investendo complessivamente molto meno)?
Il problema si pone, oltre che per la Roma-Latina, per la trasformazione dell'Aurelia tra Rosignano e Civitavecchia, per la E45/Romea da trasformare in autostrada Orte-Mestre, per la Ferrara-mare.
A spingere per la soluzione più soft sono da sempre gli ambientalisti, dato il minore impatto sul consumo di suolo e più in generale sull'ambiente. Che siano ora i costruttori dell'Ance a spingere per gli ammodernamenti deve stupire solo in apparenza. Scegliendo infatti l'opzione delle grandi concessioni in project financing a concorrere sono solo le grandi imprese nazionali, che poi in quanto affidatarie con gare possono realizzare tutti i lavori in proprio. In caso invece di ammodernamenti per lotti le favorite sarebbero le medie e piccole imprese del territorio unite in Ati.

Nel caso della Roma-Latina, in particolare - spiega Stefano Petrucci - «siamo convinti che ci siano troppe incertezze sul progetto, tali da rendere pressoché sicuro uno sforamento di tempi e costi. Ve le elenco: 1) sulla tratta A12-Tor de Cenci, quella su Roma, ci sono opposizioni locali e degli ambientalisti e perplessità del Comune di Roma: sicuramente ci saranno contenziosi o richieste di varianti; 2) il finanziamento pubblico disponibile, 468 milioni, è parziale, per realizzare l'opera completa ne servono altri 500: anche questo secondo noi porterà contestazioni, da parte delle stesse imprese aggiudicatarie; 3) l'introduzione del pedaggio, come nel caso del Gra (quando fu ipotizzato), scatenerà proteste e opposizioni, da parte di pendolari e Comuni. Insomma, tutto questo ci fa dire che i tempi annunciati dal commissario Vincenzo Pozzi (firma del contratto di concessione ad aprile 2015 e fine lavori nel marzo 2021, ndr) non si realizzeranno» (si veda anche il nostro servizio ).

In realtà il progetto definitivo della tratta A12-Tor de Cenci è stato approvato dal Cipe con delibera 51/2013 , completo di parere della Commissione Via e della Regione Lazio, dunque siamo a un livello molto più avanzato di quello su cui si mandano si solito in gara le autostrade in project financing (preliminare non approvato). Circa il finanziamento, è vero che mancano 502 milioni di euro per poter realizzare in Pf l'intero progetto, compresa Cisterna-Valmontone e opere connesse, ma la stessa delibera Cipe dice che «oggetto della convenzione» con il privato sono «le sole tratte per le quali è disponibile la copertura finanziaria», e che se gli altri fondi per la Cisterna-Valmontone non arriveranno mai, «il concessionario non potrà comunque avanzare nei confronti del concedente alcuna pretesa per qualsivoglia ragione o titolo».
Anche sul pedaggio la decisione è presa, dalla Regione Lazio e dal Governo.

Insomma, la questione è politica più che giuridica: le incertezze però ci sono, la stessa Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti (in carica dal marzo 2013) si è ritrovata a gestire una vicenda decisa sulla base delle delibere della giunta Polverini. Si tratta cioè di prendere una decisione politica che faccia fare inversione di 180° a progetto e procedura.

«Se vogliamo utilizzare in tempi rapidi i 468 milioni di euro - incalza il presidente di Ance Lazio Stefano Petrucci - dobbiamo elaborare progetti esecutivi per la messa in sicurezza e ammodernamento della superstrada Pontina: l'Anas lo può fare in sei mesi, poi la società mista Anas-Regione, o la stessa Anas, potrebbe fare 10 gare da circa 50 milioni di euro l'uno, da lanciare nella primavera 2015 e aggiudicare a fine anno, con contestuale avvio dei lavori. Tutta l'opera potrà essere pronta alla fine del 2017, inizio 2018».

Ma perché questa proposta arriva solo ora? Un anno fa la situazione era molto più impantanata, senza delibera Cipe e con gara bloccata.
«Confesso - spiega Petrucci - che non ci aspettavamo che Autostrade del Lazio (Anas-Regione) scegliesse, con tutte queste incertezze, di mandare le lettere di invito alle imprese pre-qualificate. Ci sono anche dubbi giuridici che si possa fare, a due anni dalle pre-qualifiche. La nostra proposta arriva ora anche perché ora c'è Renzi, e solo uno come lui può avere il coraggio e la forza di ripensare tutta la vicenda, e fare una scelta a favore della certezza e dell'avvio immediato dei cantieri».

Per ora la Regione Lazio non vuole commentare la proposta dell'Ance. L'assessore Fabio Refrigeri è consapevole che la delibera Cipe del 2013 delinea un progetto "a metà", dove restano irrisolti i nodi dell'accesso su Roma della nuova autostrada e della bretella Cisterna-Valmontone (collegamento con la A1), ma finora da parte anche del presidente Zingaretti c'è stato il timore che rimettere in discussione il progetto avrebbe comportato il rischio di veder revocati i finanziamenti da 468 milioni, visto che sono fermi dal 2004 nel bilancio dello Stato.

Da un punta di vista legale - osserva però il commissario Vincenzo Pozzi - «la delibera assunta dalla Regione Lazio in questi giorni, che fa elenco degli interventi prioritari, suddividendoli in prima e seconda categoria in base della maggiore o minore priorità, pone al primo posto della prima categoria la Roma-Latina quale asse strategico per il Lazio». Come dire: la Regione Lazio non può più cambiare idea.

Un'altra chiave di lettura della vicenda, interna al mondo dei costruttori, è lo scontro tra grandi e piccole imprese. Due anni fa, nella fase di pre-qualifica, l'Acer (Ance Roma) tentò di formare un consorzio di propri associati per allearsi in fase di gara con Salini Impregilo o con Astaldi (entrambi sono in corsa per la Roma-Latina), ma «l'accordo saltò - racconta una fonte interna all'Agi, le grandi imprese di costruzione - perché le piccole imprese volevano una quota di lavori molto superiore a quella nella società: volevano cioè i lavori senza rischiare nulla».
«Il punto non è questo - risponde un po' piccato il presidente di Acer, Edoardo Bianchi - e in ogni caso è una vicenda di due anni fa, non è certo questo il motivo che oggi ci spinge a fare la proposta di bloccare la gara». «E' chiaro - ammette poi - che molte piccole imprese non hanno la dimensione e la struttura per mettere un milione di euro o più come capitale di rischio, ma ripeto: il nodo è un altro. Il punto è che le grandi imprese, parlo in generale, dalle opere Tav ai general contractor ai grandi project financing, vogliono che le piccole imprese siano "vassalle", che lavorino senza autonomia e schiacciate dai ribassi, con logica da sub-appaltatore. Ma io non ci sto a fare il cameriere delle grandi imprese».

«Chi farà i lavori - aggiunge Davide Palazzo, presidente dell'Ance Latina - dopo l'aggiudicazione alle grandi imprese? I subaffidatari e subappaltatori al massimo ribasso, forse anche in nero. Facendo lavorare imprese sull'orlo del collasso».

Al di là dello scontro tra grandi e piccole imprese, in termini generali la riflessione che oggi l'Ance stimola sulle autostrade in project financing è comunque cresciuta d'attualità negli ultimi anni. L'inasprimento delle condizioni bancarie e le previsioni di traffico ridimensionate a causa della crisi, infatti, hanno fatto saltare tutti i piani economico-finanziari dei Pf in corso: dopo la Tem Milano e la Pedemontana Veneta, "salvate" dal Dl 69/2013 con nuovi contributi pubblici di 330 e 370 milioni di euro, hanno chiesto risorse pubbliche o sconti fiscali la Rosignano-Civitavecchia, la Pedemontana Lombarda, la Asti-Cuneo, Brebemi, la Cispadana, Autovie Venete per la terza corsia A4. Visto che servono tutte queste risorse pubbliche – ragiona l'Ance Lazio – perché non utilizzarle subito per opere di adeguamento, più veloci e meno impattanti sul territorio?
Nel caso della Roma-Latina lo Stato ha stanziato 468 milioni nel 2004, risorse rimaste congelate a causa di tutte le complesse vicende e i ricorsi che hanno impedito al project financing di decollare. Tuttavia la gara è ora ripartita, e le offerte delle imprese sono attese per il 16 settembre prossimo. Solo una decisione congiunta Anas-Regione Lazio, che controllano al 50% la Spa mista appaltante Autostrade del Lazio, potrebbe fermare la gara, con rischio però di un'altra catena di ricorsi delle imprese già in gara.


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