Lavori Pubblici

Squinzi: «Basta con la burocrazia che blocca edilizia e infrastrutture»

Giuseppe Latour

Il presidente di Confindustria interviene all'assemblea dell'Aitec chiedendo semplificazioni: serve troppo tempo per ottenere il Sistri e l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia)

Mettere mano alle procedure che bloccano l'edilizia e, soprattutto, le infrastrutture. È l'invito che arriva dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, durante l'assemblea annuale di Aitec. Il patron di Mapei, approfittando della presenza del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, mette nel mirino alcuni adempimenti che rallentano le imprese: dall'autorizzazione integrata ambientale (Aia) al Sistri, passando per le norme sulle terre e rocce da scavo.

Secondo i calcoli di Aitec, per ottenere un'Aia in Italia servono sei anni, contro i sei mesi medi della Germania. «L'Aia oggi rappresenta un problema grandissimo – spiega Squinzi -. Questo ci porta a non essere competitivi con gli altri paesi europei, dove l'autorizzazione si ottiene in tempi molto minori. E c'è anche da registrare un comportamento differenziato delle regioni. In alcune l'Aia funziona in un modo, in altre in maniera differente, con una disparità inaccettabile che crea confusione». Non solo l'autorizzazione integrata ambientale, secondo il presidente di Confindustria, dovrebbe però ricadere nelle attenzioni dell'esecutivo.

«Nel nostro paese – prosegue - esiste un deficit infrastrutturale importante: abbiamo accumulato ritardi rilevanti e questo dipende anche dai vincoli che ci siamo posti». Cita il caso della Variante di Valico, che «è bloccata per il problema del riutilizzo delle terre da scavo». E attacca anche il Sistri, il sistema di tracciamento elettronico dei rifiuti, criticatissimo sin dalla sua nascita: «Il Sistri sta bloccando le nostre attività estrattive. Va rivisto e, in questo senso, confido nel buon senso del ministro Galletti».

Proprio Galletti risponde alle sollecitazioni di Squinzi, spiegando che una delle prossime grandi semplificazioni passerà dalla riforma del Titolo V della Costituzione: «Grazie a quell'intervento non modificheremo soltanto le prerogative del Senato, ma chiariremo le competenze rivedendo tutti i livelli di governo. Finalmente sarà possibile capire in maniera chiara chi fa cosa, attribuendo a ciascuno le sue responsabilità».

Sul fronte delle risorse, il ministro cita alcuni degli interventi inseriti del recente decreto Ambiente, approvato in Consiglio dei ministri: i 350 milioni per la riqualificazione delle scuole e lo sblocco di 1,6 miliardi di euro delle contabilità speciali dei commissari delegati al dissesto idrogeologico. Proprio il dissesto idrogeologico sarà oggetto particolare delle attenzioni dell'esecutivo: «Attualmente – racconta il ministro – spendiamo 200 milioni all'anno in prevenzione e due miliardi in gestione delle emergenze. Penso che queste due cifre vadano invertite. In questo grande piano contro il dissesto credo che i fondi europei dovranno avere un ruolo primario».


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