Lavori Pubblici

Mose, parla Fabris: «Le proposte del Consorzio per ridurre i costi»

Alessandro Arona

Oggi le spese di gestione pesano il 12% dell'opera: «si possono ridurre» sostiene il presidente del Cvn - «Costi gonfiati sui lavori già fatti? Penso di no, ma se si dimostrerà pagheremo»

Il Consorzio Venezia Nuova «farà entro questa settimana al Ministero delle Infrastrutture una serie di proposte operative per ridurre i costi del progetto Mose: in particolare i costi delle opere a finire (ad esempio spostando sulla terraferma il centro di manutenzione previsto all'Arsenale), i costi annuali di gestione del Consorzio Venezia (oggi concordati al 12% di ogni nuovo finanziamento)».
A parlare è il presidente del Consorzio Mauro Fabris, sottosegretario ai Lavori Pubblici nel governo D'Alema in quota Udc e ora presidente del Consorzio Venezia Nuova, nominato nel luglio 2013 dopo la bufera che già allora aveva investito il direttore/presidente Giovanni Mazzacurati.
Fabris si dice inoltre pronto a sostenere insieme al Ministero una due diligence sui costi dell'opera, per verificare se in passato sono stati gonfiati.
«Il Consorzio Venezia Nuova non sarà commissariato, ce lo hanno esplicitamente garantito al Ministero delle Infrastrutture», ci tiene inoltre a sottolineare Mauro Fabris

Siete sicuri presidente, non ci saranno norme modello Expo nel decreto Pa?
Assolutamente no, ce lo ha garantito il capo gabinetto del Ministro Lupi. D'altra parte noi siamo una società privata, non un ente pubblico come Expo 2015. E' impensabile un provvedimento autoritativo, le imprese del consorzio ci chiederebbero di fare opposizione.

Ma come reagite alle inchieste della magistratura? Tutto procede come se niente fosse?
Assolutamente no. Fin dal primo momento in cui, la scorsa estate, la nuova governance del Consorzio Venezia Nuova si è insediata, producendo la necessaria discontinuità con il passato, ci siamo posti il problema di un profondo rinnoSvamento, con il nuovo direttivo che ha dato ampio mandato al nuovo direttore Hermes Redi di procedere a una complessiva riorganizzazione del Consorzio. Quale primo atto, si è proceduto al ritiro delle deleghe, in precedenza attribuite ad altri, per esercitarle direttamente.
Sono stati inoltre separati i ruoli di Direttore Generale e Presidente, in passato facenti capo alla stessa persona. Ma la discontinuità ha preso vigore anche grazie a una serie di altre azioni di responsabilità, tra cui: l'avvio di una attività di due diligence; il rinnovo dell'organismo di Vigilanza; la nomina di nuovi consulenti sia amministrativi che legali; il rinnovo dei vertici di alcune società partecipate; la revisione delle spese per consulenza e contratti; l'azzeramento delle sponsorizzazioni.

Tutto questo ha già prodotto risparmi?
Siamo già riusciti a ridurre di 10 milioni di euro in un anno i costi di gestione, eliminando soprattutto le "liberalità". Ora però, di fronte agli elementi emersi dalle indagini giudiziarie – pur in assenza di alcuna obbligazione – il concessionario, in ossequio alla propria mission di completare l'opera Mose – ormai all'85% del completamento e quasi del tutto finanziata – e confermando la volontà di farlo in assoluto accordo con le direttive del Governo, nei giorni scorsi ha scritto al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dichiarandosi disponibile a porre in essere tutte le attività necessarie per poter perseguire questo obiettivo.

Cosa avete scritto nella lettera?
Ci siamo dichiarati disponibili in particolare a: 1) sottoporci a una due diligence sui costi dell'opera (come chiesto tra l'altro dal vice-Ministro Riccardo Nencini, ndr); 2) rivedere la governance; 3) ridurre i costi di gestione del Consorzio; 4) ridurre i costi delle opere ancora da completare.

Dall'inchiesta è emerso un ramificato sistema di corruzione dei soggetti che dovevano controllare l'opera, a partire dal Magistrato per le acque di Venezia, e la creazione di fondi neri per pagare le tangenti. Non è ragionevole ritenere che i costi dell'opera o delle spese di gestione, oggi quantificate in 5,5 miliardi di euro , fossero stati gonfiati a questo scopo?
La magistratura sta indagando... Comunque il contratto con il consorzio prevedeva un prezzo chiuso, ed era soggetto a molteplici controlli.

Prezzo chiuso, sì, però nel 2010 il Magistrato delle acque, che allora era l'arrestato Cuccioletta, ha riconosciuto aumenti da "revisione prezzi" per 406 milioni di euro...
Il contratto prevedeva la possibilità di tener conto degli aumenti dei costi dei materiali, in particolare l'acciaio. Ritengo che il meccanismo del prezzo chiuso sia stato applicato correttamente, e comunque la nuova gestione del Consorzio ha già affidato l'anno scorso alla società internazionale Mazars una due diligence sui costi dell'opera.

Va bene, ma voi dite che siete disposti a sottoporvi a un'altra verifica, se da questa dovessero emergere costi ingiustificati, che succederà?
Se così avvenisse, le imprese naturalmente si faranno carico di questo.

Cosa è successo dopo la lettera, vi hanno risposto?
Siamo stati convocati ad un tavolo di confronto con il Governo presso il Ministero delle Infrastrutture per discutere quali opportune iniziative intraprendere, come l'eventuale rinnovo della governance e la possibile ulteriore riduzione dei costi finali dell'opera – rispetto ai tagli già effettuati dalla nuova governance del CVN – oltre ad ogni altra attività che si renderà necessaria per mettere a riparo il Mose dalle conseguenze delle inchieste in corso.
In quella sede ministeriale, alla domanda se fosse intenzione del Governo prendere in considerazione l'ipotesi di commissariamento la risposta è stata negativa. Questo a smentita delle voci, non disinteressate, circolate via stampa nei giorni scorsi. Ciò detto, ci rimetteremo sempre, e in ogni caso, alle decisioni del Governo.

Come si possono ridurre i costi del Mose e del Consorzio?
Al tavolo con il Mit ci siamo impegnati a inviare entro questa settimana un documento con proposte precise. Si possono ad esempio ridurre le spese di gestione: oggi è previsto che su ogni nuovo stanziamento del governo per le opere il 12% dei finanziamenti vada per le spese di gestione, dagli stipendi alle consulenze, questa voce si può abbassare.
Poi si possono ridurre i "costi a finire", ad esempio il centro di manutenzione delle paratoie fatto all'Arsenale, come previsto oggi, costa molto, mentre se lo spostassimo sulla terraferma avremmo minori costi per le opere e anche minori costi per la manutenzione, perché fatta su acqua costa molto di più.


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