Lavori Pubblici

Autostrade: introiti di nuovo in aumento, traffico in ripresa nel 2014

Alessandro Arona

Fatturato da pedaggio a 4.914 milioni (+2,2%), dopo il -3,3% nel 2012, ma gli investimenti sono in calo (-30% Autostrade per l'Italia nel 2013) - Lupi: «Sconti ai pendolari, lo usano in 88mila»

Nell'ultimo esercizio, il 2013, gli introiti da pedaggio delle 24 società concessionarie autostradali italiane sono tornati a crescere, da 4.805 a 4.914 milioni di euro, dopo il calo registrato l'anno prima a causa della crisi economica. Nel 2012, infatti, per la prima volta da oltre dieci anni, gli introiti da pedaggio delle società erano scesi, da 4.971 a 4.805 milioni di euro (-3,3%), a causa di un crollo del traffico del 7,2%.
E' uno dei dati più significativi emersi nel corso dell'assemblea annuale dell'Aiscat (l'associazione delle concessionarie autostradali), tenutasi il 18 giugno a Roma.
Anche lo scorso anno il traffico (calcolato in milioni di veicoli a km) è sceso sulle autostrade italiane, -1,7%, ma gli aumenti tariffari scattati nel 2013 (+2,9% medio, aumenti previsti nei contratti in parte per ammortizzare i nuovi investimenti) hanno permesso alle società di compensare tale calo, riprendendo ad aumentare il fatturato da pedaggio.

Nel primo trimestre di quest'anno, inoltre, per la prima volta da sei anni il traffico sulle autostrade sembra aver invertito in modo deciso la marcia, con un +0,9% medio registrato dall'Aiscat, con lo stesso dato sia per il traffico leggero che per quello pesante (quest'ultimo era sceso del 16% dal 2007 al 2013).
«La crisi dei traffici - ha confermato il presidente dell'Aiscat Fabrizio Palenzona - che pure
ha pesato sui nostri bilanci, pare avviarsi verso una più tranquilla congiuntura».

VEDI LA TABELLA (fonte Aiscat) SU INTROITI, TRAFFICO, TARIFFE

Il fatturato da pedaggio delle società autostradali si mantiene comunque stabile sui 4,8-4,9 miliardi di euro dal 2010, dopo aumenti graduali dai 3,9 miliardi del 2004. Questo ha consentito alle società di assorbire senza scossoni - ne è convinto il Ministero delle Infrastrutture - gli sconti tariffari a favore dei pendolari imposti a partire dal 1° febbraio dal Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, per compensare almeno in parte, dopo le polemiche, gli aumenti tariffari medi del 3,9% scattati dal 1° gennaio in base alle convenzioni vigenti.
«Lo sconto a favore dei pendolari - ha spiegato Lupi all'Aiscat - è stimato in 4,5 milioni di euro per quest'anno e di 5 milioni per il prossimo». Evidentemente una goccia rispetto ai cinque miliardi di euro di introiti trotali, «ma per il pendolare - ha detto Lupi - può significare fino a 35-40 euro al mese di risparmio» (in base al meccanismo introdotto lo sconto può arrivare fino a un massimo del 20%, in base alla frequenza di utilizzo di una certa tratta). «La formula dell'abbonamento e dello sconto - ha detto Lupi - ha avuto un grande successo perchè mirata a rispondere a un disagio reale. Gli abbonamenti attivati sono stati 88.000 e per la maggior parte si sono concentrati nei grandi centri urbani».

«Sì - conferma Palenzona - l'impatto dello sconto è gestibile, ma non è un problema di soldi, bensì di regole. Lo sconto ai pendolari va inserito in una cornice di revisione delle regole sulle tariffe».

Il Ministro Lupi ha confermato l'obiettivo del tavolo Ministero-Aiscat-Autorità dei trasporti per la revisione del sistema tarrifario: «Dobbiamo concordare tra di noi, e poi insieme all'Unione europea, un sistema che garantisca contemporaneamente i contratti vigenti (la certezza dei rapporti giuridici non è in discussione!), la tenuta degli investimenti ma anche il contenimento delle tariffe. Non possiamo ritrovarci il 31 dicembre con la stessa situazione di un anno fa».

Lupi ha spiegato che si sta lavorando su tre strumenti, da concedere alle società in cambio di un contenimento della dinamica tariffaria: le mini-proroghe (2-3 anni in più di concessione per le società che hanno molti investimenti e una scadenza vicina), il subentro (inserire valori "di subentro", pari all'investimento non ammortizzato, che il concessionario avrà diritto di incassare dalla società subentrante o in caso di gara deserta dallo Stato), e infine «gli accorpamenti» (ha detto Lupi), cioè fusioni tra le società più piccole per renderle in grado di ottenere finanziamenti bancari e reggere meglio gli investimenti.

L'Aiscat conferma che si sta lavorando su questi fronti «ma - sostiene Palenzona - queste modifiche non essenziali ai contratti in corso, motivate da interesse pubblico, si possono fare (come hanno fatto in altri paesi europei) senza chiedere il permesso alla Commissione europea». Palenzona aggiunge tra le modifiche su cui si sta trattando anche «gli investimenti non essenziali», cioè eliminare alcune opere previste in convenzioni ante-crisi, alleggerendo di conseguenza oneri a carico delle società e previsioni di incrementi futuri delle tariffe.
«Con la Ue - spiega Palenzona - vanno invece affrontate le vere e proprie integrazioni delle convenzioni in essere», per inserire cioè - spiega l'Aiscat - nuove opere o in caso di opere non più bancabili.

Gli investimenti autostradali, comunque, nel corso del 2013 hanno fatto registrare un deciso calo, pari al 30% nel caso di Autostrade per l'Italia (che vale circa il 56% del totale), dai 1.200 milioni del 2012 agli 808 milioni del 2013. Anche le altre società hanno subito in media riduzioni rispetto al 2012 e rispetto ai programmi.
Secondo l'Aiscat a pesare sui cali degli investimenti infrastrutturali ci sono diffusi e specifici casi di blocchi burocratici e autorizzativi (ad esempio i lavori sul lato toscano della Variante di Valico, A1 Firenze-Bologna) e l'obbligo di affidare a terzi con gara il 60% dei lavori. Secondo il ministero delle Infrastrutture anche le stesse società, nella fase di calo di traffico degli ultimi anni, non hanno spinto sull'acceleratore degli investimenti.


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