Lavori Pubblici

L'ex ministro Lunardi: nulla a che fare con il Mose

Non ho mai avuto nulla a che fare con il Mose. Non ho mai voluto che il mio studio si occupasse di quell'opera. E come ministro me ne sono interessato solo perchè il Mose a suo tempo fu inserito, al pari di altre 250 altre opere pubbliche, nella Legge Obiettivo». Così, l'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi all'Adnkronos replica alle dichiarazioni dell'ex manager della Mantovani Piergiorgio Baita che lo ha coinvolto nella vicenda delle presunti tangenti.

Ma l'ex ministro non ci sta: «Hanno tirato in ballo un incarico dato dalle imprese che lavoravano anche per il Mose al mio studio, e che riguardava la progettazione preliminare della prosecuzione dell'autostrada A 27 da Ponte delle Alpi a Pieve di Cadore. È un contratto limpidissimo, tra privati, perfettamente regolare. Non c'è nulla da nascondere. A fronte del progetto preliminare - spiega Lunardi - c'è stato un pagamento regolare, il 50% del quale è finito in tasse, e già da due anni la Guardia di Finanza ha tutte le carte in mano. Qui - avverte - bisogna distinguere le cose».

E l'ex ministro ci tiene a sottolineare che: «non c'è stato alcun favoritismo: l'incarico è stato dato allo studio che fa capo alla mia famiglia (la società Rocksoil e si occupa di ingegneria civile) perchè siamo degli specialisti a livello nazionale e internazionale: il progetto di
21 chilometri prevede infatti una galleria doppia lunga appunto 20 chilometri. E noi abbiamo realizzato progetti simili per l'alta velocità della Bologna - Firenze e per la Roma-Napoli e altri lavori internazionali all'estero. Quindi, ribadisce con forza l'ex ministro: «sono completamente estraneo a tutta questa vicenda».


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