Lavori Pubblici

Ancora tangenti: maxi retata per il Mose, arrestati Orsoni e Chisso, richiesta per Galan

Alessandro Arona

Custodia cautelare per il sindaco di Venezia e l'assessore del Veneto - Indagati in 100 dalla procura di Venezia per un maxi giro di mazzette legate ai lavori del Mose

La Guardia di Finanza di Venezia - su ordinanza del Gip veneziano Alberto Scaramuzza e su richiesta della Procura di Venezia - ha eseguito stamattina 35 misure di custodia cautelare nei confronti di politici e imprenditori, nell'ambito di una inchiesta su Giorgio Baita, ex amministratore delegato dell'impresa di costruzione veneta Mantovani, e gli appalti per il Mose. Tra gli arrestati
c'è il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (finito ai domiciliari con la sola accusa di finanziamento illecito ai partiti), l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, due ex presidenti del magistrato alle Acque di Venezia e alcuni imprenditori. Risulta coinvolto anche il generale in pensione Emilio Spaziante.

La procura di Venezia, nell'ambito dell'inchiesta per concussione e riciclaggio, ha chiesto anche l'arresto di Giancarlo Galan, attualmente senatore di Forza Italia, già ministro ed ex presidente della Regione Veneto. La richiesta dovrà essere vagliata dalla Camera dei deputati.

Un centinaio le persone che risultano indagate per una serie di reati che, a vario titolo, riguardano la corruzione, la concussione e il riciclaggio. Tutto sarebbe legato ad una enorme
vicenda di mazzette che vedono coinvolti numerosi politici, commercialisti, imprenditori e operatori finanziari. Tra gli arrestati anche un ex generale a tre stelle delle Fiamme Gialle.
L'inchiesta è nelle mani dei sostituti Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonini (Dda) che hanno coordinato gli uomini della Guardia di Finanza.

I reati per cui sta procedendo la procura di Venezia e che ha portato all'esecuzione di 33 ordinanze di custodia cautelare (su un totale di 35, ma due sono in attesa di autorizzazione) sono
corruzione, finanziamento illecito ai partiti, frode fiscale, rivelazione del segreto d'ufficio, millantato credito, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento personale.

Le ordinanze di custodia firmate dal Gip del tribunale di Venezia sono 25 in carcere e 10 ai domiciliari. Due riguardano un parlamentare (Galan) e una eurodeputata (Lia Sartori) e non sono state eseguite in quanto in attesa di autorizzazione. La richiesta di arresto della procura di Venezia è del 2 dicembre 2013 ed è stata firmata dal Gip il 31 maggio 2014.
Le indagini, è stato spiegato nel corso della conferenza stampa della procura di Venezia, sono iniziate nel 2009, dopo che nel 2008 erano state fatte alcune verifiche fiscali (tre già chiuse
per una contestazione di 15 milioni di euro, di cui 9,5 milioni già recuperati sul piano tributario). Nel corso delle indagini, la Guardia di Finanza ha scoperto la creazione di fondi neri per 25 milioni di euro in Svizzera e a San Marino, che sarebbero serviti per finanziare illecitamente i partiti e corrompere pubblici ufficiali.
Questa, ha precisato il generale della Guardia di Finanza Bruno Buratti, è la «terza tranche dell'inchiesta avviata nel 2009» ed è nata dagli accertamenti «per capire la destinazione dei fondi neri».

I NOMI DI TUTTI GLI ARRESTATI
I destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere sono Giovanni Artico, Stefano
Boscolo, Gianfranco Contadin detto Flavio, Maria Brotto, Enzo Casarin, Gino Chiarini, Renato Chisso, Patrizio Cuccioletta, Luigi Dal Borgo, Giuseppe Fasiol, Giancarlo Galan
(su cui pende la richiesta parlamentare), Francesco Giordano, Vincenzo Manganaro, Manuele Marazzi, Giampietro Marchese, Alessandro Mazzi, Roberto Meneguzzo, Franco Morbiolo, Luciano Neri, Maria Giovanna Piva, Emilio Spaziante, Federico Sutto, Stefano Tomarelli, Paolo Venuti.
Mentre la misura cautelare ai domiciliari riguarda Lino Brentan (ex Ad della concessionaria autostradale Venezia-Padova), Alessandro Cicero, Corrado Crialese, Nicola Falconi, Vittorio Giuseppone, Dario Lugato, Giorgio Orsoni, Andrea Rismondo, Lia Sartori (anche nel suo caso si sarebbe in attesa di autorizzazione a procedere), Danilo Turato.

Orsoni è stato difeso a spada tratta dal sindaco di Torino, e presidente dell'Anci, PIero Fassino: «Chiunque conosca Giorgio Orsoni e la sua storia personale e professionale - ha detto in mattinata - non può dubitare della sua correttezza e della sua onestà».
«Siamo sicuri - ha aggiunto Fassino - che la magistratura, nel compiere gli accertamenti successivi, giungerà rapidamente a stabilire la verità dei fatti, consentendo così ad Orsoni di ritornare alla sua funzione di sindaco di Venezia».

L'INCHIESTA

È partita circa 3 anni fa l'indagine che la Gdf, guidata da un pool di pm della procura di Venezia
composta da Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonini, ha condotto sulle opere relative al Mose e che stamattina ha portato a 35 arresti, fra cui quello del sindaco di Venezia,
dell'ex presidente della Regione Veneto e dell'assessore regionale alle Infrastrutture.
L'anno scorso, dopo i primi anni di indagine, erano arrivati i primi arresti eccellenti: a
finire in manette, fra gli altri, Giorgio Baita, ex top manager della Mantovani, una fra le principali aziende di costruzione del nordest, e, in una seconda fase, Giovanni Mazzacurati, che,
al momento del fermo, si era da poco dimesso dai vertici del Consorzio Venezia Nuova.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, in particolare, Baita, fermato il 28 febbraio del
2013, assieme a Nicolò Buson, che lavorava sempre alla Mantovani, a Claudia Minutillo, imprenditrice ed ex segretaria di Galan, e a William Colombelli, broker attivo a San Marino, avrebbero creato, attraverso un giro di fatture false, fondi neri indirizzati poi su conti esteri, che
sarebbero serviti, almeno in parte, per finanziare politici e partiti, di ogni schieramento, durante le campagne elettorali.
Lo scorso dicembre i quattro imputati hanno scelto di patteggiare e sono stati chiamati a risarcire
complessivamente 400mila euro, mentre le pene sono andate dall'anno e 10 mesi di Baita e l'anno e 2 mesi di Buson. 
Per Mazzacurati, arrestato lo scorso luglio, l'accusa fu di turbativa d'asta in relazione ad un presunto appalto «pilotato» del 2011 per lavori portuali a Venezia ma per il pm Tonini l'ex presidente di Cv era «il grande burattinaio», con un ruolo di primo piano «nell'attività collusiva che porterà al turbamento delle gare... - scrive il magistrato nella richiesta di misura cautelare - Per tacitare pericolosi malumori da parte dell'imprenditoria veneta "minore" in ordine al "monopolio" delle cosidette "grandi Imprese" nell'esecuzione dell'opera Mose, interviene direttamente, con disposizioni d'imperio, per creare un accordo spartitorio».


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