Lavori Pubblici

Pagare i debiti Pa in conto capitale, un buon modo per «sbloccare»

Giorgio Santilli

Banca d'Italia stima che 15 dei 75 miliardi di debito che ha ancora la Pa siano in conto capitale: lo sblocca-pagamenti è una parte essenziale dello sblocca-Italia

Bene ha fatto Matteo Renzi a riprendere, con piglio degno del Berlusconi della prima e seconda ora, la questione infrastrutturale e rilanciare lo sblocca-Italia.
Balzano agli occhi le differenze rispetto al messaggio che l'ex presidente del consiglio mandò all'inizio del secolo e non solo perché a 13 anni dalla legge obiettivo la situazione è andata peggiorando, non migliorando, sia in termini di finanziamenti disponibili che di procedure paralizzanti.

La prima differenza è che l'attuale premier si rivolge, come già aveva fatto per le scuole, ai «colleghi sindaci» per chiedere la mappatura delle opere ferme. Dobbiamo ancora capire se la scorciatoia ha funzionato per le scuole, che pure sono di competenza comunale. Perché un conto è monitorare volontaristicamente e ricevere 4.400 mail di proposte, senza verifica di qualità, altra cosa è sbloccare davvero. Il timore, fondato, è che il giochino della "procedura parallela" che tanto piace a Renzi, possa non funzionare (e anzi creare sovrapposizioni ulteriori) quando si parla di opere pubbliche, che hanno bisogno di buoni progetti, fondi disponibili, autorizzazioni a portata di mano e competenze chiare. Se abbia funzionato per le scuole, dove si accavallano 8 programmi di intervento fra centrali, regionali e locali, lo sapremo presto (a giugno dovrebbero partire i lavori).

L'altra differenza è che Renzi pensa a un mix di grandi e piccole opere e lo sblocca-Italia sembra rivolto alle une e alle altre.
Positivo. È un bene che si superi la divisione ideologica fra "grande"
e "piccolo" e si faccia ciò di cui il territorio ha bisogno.
Ora dobbiamo capire quale sarà la cassetta degli attrezzi che Renzi metterà a disposizione dei sindaci e delle amministrazioni per ottenere il risultato su cui hanno fallito tutti i governi degli ultimi 20 anni. Il decreto bonifiche è un buon inizio e un passaggio ancora più importante la legge di semplificazione che sarà portata con la riforma della Pa. Il governo lavora pure alla riforma del codice appalti e al rafforzamento dei presidi anticorruzione. Tutti tasselli positivi.

È opportuno ricordare al premier, però, che il primo passo da fare per superare l'attuale impasse dei lavori pubblici è risolvere il pregresso, a partire dai pagamenti. Si è creata una situazione paradossale e iniqua, infatti, in tema di pagamenti della Pa: ancora di recente il governo ha reso disponibile un'ulteriore tranche di 13 miliardi per pagare i debiti di spesa corrente e ha totalmente ignorato la spesa in conto capitale. Banca d'Italia stima che 15 dei 75 miliardi di debito che ha ancora la Pa siano in conto capitale.
L'Ance, elaborando quei dati, stima in 11 miliardi le somme dovute alle imprese di costruzioni. Finora la Ragioneria ha sempre frenato, mentre i suoi monitoraggi non hanno funzionato. Ma il premier sa bene che lo sblocca-pagamenti è una parte essenziale dello sblocca-Italia che invoca per rilanciare la fiducia.


© RIPRODUZIONE RISERVATA