Lavori Pubblici

Istat: occupati in edilizia sotto 1,5 milioni, persi altri 76mila posti

Mauro Salerno Giuseppe Latour

Quattordicesima flessione trimestrale consecutiva. La contrazione riguarda soprattutto l'occupazione dipendente (-8%) e i cantieri del Mezzogiorno (-8,8%)

Emorragia lavoro nei cantieri. Non si ferma la caduta dell'occupazione nelle costruzioni. Lo dimostrano i dati appena diffusi dall'Istat .
Secondo l'Istituto nazionale di statistica nel primo trimestre dell'anno il numero di persone impiegate nel settore edile è sceso per la prima volta sotto 1,5 milioni, a causa della quattordicesima flessione trimestrale consecutiva. Si tratta precisamente di 1.497.000 addetti. Il numero più basso da molti anni a questa parte . Per un confronto basta pensare che a fine 2007, alla fine del ciclo espansivo dell'edilizia, quando già si cominciavano a sentire i primi segnali di crisi, il numero di occupati nel settore era vicino al tetto di 2milioni (1.972.000 unità sempre secondo l'Istat ). Come a dire che nel giro di sei anni si sono volatilizzati 500mila posti di lavoro: una media di quasi 85mila all'anno. Ma forse non serve andare così indietro nel tempo, visto che anche nel 2011 i cantieri riuscivano a occupare una media di 1,8-1,9 milioni di lavoratori.

Dipendenti e autonomi
Rispetto al primo trimestre dell'anno scorso (1.573.000 occupati) l'istat ha registrato una flessione del 4,8 per cento, pari alla perdita di 76mila posti di lavoro. Preoccupa anche la scomposizione del dato. Il crollo si deve infatti quasi del tutto all'occupazione dipendente. Segnale di un'ulteriore fenomeno di destrutturazione aziendale. Gli addetti a busta paga di un costruttore sono infatti diminuiti dell'8 per cento a quota 866mila), mentre i lavoratori autonomi sono rimasti sostanzialmente stabili (631mila, -0,1 per cento).

Aree geografiche
A soffrire di più sono i cantieri del Sud. Nel mezzogiorno l'occuopazione indotta dall'edilizia è scesa dell'8,6%, riguardando sia i lavoratori dipendenti (-7,7%) che gli autonomi (-10,2%). Giù anche il Nord (-4,5%). Mentre tiene il Centro (-0,9%) grazie all'aumento delle "partite Iva": i lavoratori autonomi cresciuti dell'11,5% a fronte di un calo dell'8,8% dei dipendenti.

Le reazioni
«I dati diffusi oggi dall'Istat sull'occupazione confermano che l'edilizia è ancora in grave crisi, peggio di tutti gli altri comparti industriali - commenta il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti - nessun altro settore si trova, infatti, di fronte a un crollo del 4,8% di occupati nel I trimestre 2014, con un picco del -8% per i lavoratori dipendenti, a conferma della grave deindustrializzazione in atto nelle costruzioni». «Sebbene i primi segnali positivi delle compravendite, favoriti dalle misure per il rilancio dei mutui alle famiglie da noi fortemente caldeggiate, indicano che il mercato immobiliare si sta risvegliando, non possiamo dire che siamo fuori pericolo - continua Buzzetti - la produzione edilizia è ancora a terra (-5,5% nel primo trimestre dell'anno). Giuste, quindi, le indicazioni del Governo di procedere rapidamente a sbloccare lavori e cantieri fermi da troppo tempo. Sono ormai 6 gli anni consecutivi di crisi per l'edilizia che, fino ad oggi, non è stata sfruttata in chiave anticiclica come invece hanno fatto tutti gli altri Paesi».

Sulla crisi dell'edilizia è intervenuto anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che ha chiesto di «togliere al più presto gli investimenti per le infrastrutture dal computo del debito dei singoli paese europei». Squinzi ha anche chiesto di accelerare i pagamenti arretrati della Pa ei confronti delle imprese. «Su un totale di 90-100 miliardi di pagamenti arretrati delle pubblica amministrazione nei confronti delle imprese in questo momento i dati dicono che ne sono stati pagati 25-28 miliardi. Serve una spinta per velocizzare», ha detto il presidente di Confindustria.


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