Lavori Pubblici

Banca d'Italia: ancora 75 miliardi di debiti delle Pa nei confronti delle imprese

Mauro Salerno

Relazione annuale del Governatore Visco: investimenti in infrastrutture giù del 30%, «nelle prossime settimane» misure per favorire il credito delle Pmi

Ammontano ancora a 75 miliardi i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Lo ha precisato il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nel discorso tenuto all'assemblea generale della Banca d'Italia questa mattina a Roma (clicca qui per scaricare le considerazioni del governatore , qui per la relazione integrale ). Sui debiti commerciali della Pubblica amministrazione, ha spiegato il Governatore «non abbiamo informazioni definitive ma l'anno scorso avevamo una stima di debiti scaduti di 90 miliardi, adesso abbiamo una cifra attorno ai 75 miliardi». Le operazioni per accelerare i pagamenti da parte delle amministrazioni hanno dunque sortito qualche effetto, ma siamo evidentemente ancora lontani dall'obiettivo di saldare tutto l'arretrato.

Nel suo discorso Visco non ha mancato di volgere lo sguardo alle costruzioni, rimarcando la necessità di aumentare gli investimenti pubblici, senza eludere il tema del difficile rapporto tra credito e cantieri. Sul punto ha assicurato «nelle prossime settimane Banca d'Italia varerà misure per migliorare ulteriormente la situazione di liquidità delle banche e agevolare per tale via la concessione di credito alle piccole e medie imprese.

Gli investimenti

«La dotazione di infrastrutture, in Italia inferiore a quella dei principali paesi europei, influenza la produttività e le scelte di localizzazione delle imprese, la qualità della vita dei cittadini». È uno dei passaggi centrali delle considerazioni finali del Governatore Ignazio Visco all'assemblea della banca d'Italia in corso a Roma». Visco ricorda che «nell'ultimo quadriennio la spesa per investimenti pubblici è diminuita di quasi il 30 per cento». Invocando nuove strade per finanziare l'edilizia («particolarmente colpita dalla recessione») e «la salvaguardia del territorio». Risorse, segnala Visco, devono arrivare dai capitali privati, ma anche dalla capacità italiana di sfruttare a fondo i finanziamenti europei.

Il credito
Visco non nasconde che il «credito complessivo all'economia è in calo». Ma la colpa non sarebbe delle banche. Un ruolo per il Governatore l'ha giocato anche la crisi, che avrebbe ridotto la necessità di finanziamento delle imprese. «In un contesto di persistente incertezza circa i tempi e l'intensità della ripresa - si sottolinea in un passaggio - le imprese hanno ridotto la domanda di credito». L'alto ostacolo è rappresentato dai rischi di non vedersi rimborsare i prestiti. «Il principale ostacolo all'offerta di finanziamenti è tuttora costituito dall'elevato rischio di credito. I prestiti bancari deteriorati, al netto delle svalutazioni già effettuate, sono saliti al 10 per cento di quelli complessivi; le sole sofferenze costituiscono il 4 per cento», sottolinea Visco.

Questo non toglie che è necessario un intervento per favorire l'accesso al credito delle imprese. Soprattutto di quelle piccole e medie «generalmente più rischiose e ora particolarmente
indebolite dalla recessione». L'annuncio è di nuove misure, che già nelle prossime settimane, dovrebbero essere capaci di allentare i vincoli che riducono la "propensione" al credito delle banche.

Il capitale delle imprese
Un altro passaggio del discorso del Governatore si è in qualche modo inserito nella scia dell'annuncio di misure per favore la capitalizzazione delle imprese arrivato ieri dal ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi nel corso dell'assemblea di Confindustria. «Una dotazione di

capitale più elevata agevolerebbe l'accesso delle imprese al credito; insieme con una maggiore diversificazione delle fonti di finanziamento esterno, le renderebbe più robuste». Pesano anche gli squilibri fiscali. «Il modello di finanziamento delle imprese riflette tratti strutturali del nostro sistema produttivo, quali la piccola dimensione e la natura familiare della proprietà. Gli imprenditori sono restii ad aprirsi all'ingresso di nuovi soci o a reperire fondi direttamente sul mercato, anche per un sistema impositivo a lungo poco favorevole al capitale di rischio».

Le reazioni
«Pagare le imprese è la prima manovra anticrisi: lo diciamo da tempo e siamo soddisfatti che lo abbia riaffermato con forza il Governatore Visco. Ma per avere effetti concreti bisogna pagare tutti i 15 miliardi di pagamenti in conto capitale che riguardano principalmente le opere pubbliche necessarie alla competitività e al rilancio del Paese». È il commento del presidente dell'Associazione nazionale costruttori, Paolo Buzzetti, alla relazione del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. «Condivido pienamente il giudizio di Visco secondo il quale la prima tranche di pagamenti alle imprese ha consentito di arginare la crisi in atto dal 2008 ed è proprio per questa ragione che bisogna pagare ogni impresa fino all'ultimo centesimo», sottolinea Buzzetti.

Positivo secondo il presidente dei costruttori è anche il riferimento al ruolo chiave delle infrastrutture come volano per la crescita: "«l settore dell'edilizia è fondamentale per la ripresa del mercato interno che è in asfissia da oltre 6 anni, strangolato dal credit crunch, dal blocco dei pagamenti, da una tassazione iniqua e dal dimezzamento degli investimenti pubblici». In questo senso, secondo Buzzetti, devono essere salutate positivamente tutte le misure per il sostegno dei mutui alle famiglie e alle imprese.


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