Lavori Pubblici

Scontro Pisapia-Expo sugli appalti all'impresa Maltauro

M.Fr.

Il sindaco chiede la revoca degli appalti in applicazione del protocollo di legalità sottoscritto per i lavori dell'Expo. La società organizzatrice però frena: prima vanno compresi tutti gli aspetti tecnici e legali

Dopo tutti i particolari che stanno emergendo dall'inchiesta avviata sugli appalti per i lavori dell'Expo, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia va all'attacco di Expo Spa.

Il primo cittadino di Milano ha chiesto alla società di revocare all'impresa Maltauro gli affidamenti. Frena invece l'organizzazione che - rispondendo a stretto giro a Pisapia - precisa di non poter procedere prima che tutti gli elementi della vicenda siano pienamente chiariti.

Pisapia all'attacco: applicare l'articolo 4 del protocollo di legalità
«Ritengo che quanto sia emerso negli ultimi giorni, anche in relazione alle dichiarazioni di Enrico Maltauro che ha ammesso di aver pagato delle ingenti somme di denaro a persone indagate nel procedimento pendente innanzi alla Procura della Repubblica di Milano non possa che portare alla conclusione di revocare gli appalti legati ad Expo affidati alla società dell'imprenditore arrestato». Così afferma il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, riferendosi alla società di costruzioni alla quale è stata affidata, in particolare, la parte meridionale della Via d'acqua, opera peraltro contestata da gruppi ambientalisti.
«Quanto è successo - prosegue il sindaco Pisapia - rende non solo opportuno, ma necessario intervenire, anche in base al protocollo di legalità firmato il 13 febbraio 2012 tra la Società Expo e la Prefettura di Milano, sottoscritto anche dalle associazioni imprenditoriali e dai sindacati».
L'articolo 4 del Protocollo, sottoscritto anche dalle imprese partecipanti alle gare e riportato nel contratto di appalto, prevede, infatti, che le imprese si impegnino «a denunciare all'autorità giudiziaria ogni illecita richiesta di denaro formulata prima della gara o nel corso dell'esecuzione dei lavori» e «ogni illecita interferenza nelle procedure di aggiudicazione o nella fase di esecuzione». Le imprese si impegnano poi «ad accettare il sistema sanzionatorio previsto» che indica «la possibilità di revoca degli affidamenti o di risoluzione del contratto».
«È evidente - sostiene il sindaco Pisapia - che sarà necessario trovare la soluzione migliore per garantire la continuità dei lavori. Il valore e il rispetto della legalità rimangono un perno essenziale di qualunque decisione del Comune e di Expo, anche a garanzia del successo dell'Esposizione e della corretta realizzazione delle opere».

La linea della società organizzatrice: prima comprendere tutti gli aspetti
«Expo 2015 S.p.A. condivide le preoccupazioni alla base delle dichiarazioni rese oggi dal Sindaco di Milano relativamente ai rapporti contrattuali in essere con la società Maltauro S.p.A. - scrive la società in una nota di risposta -. Tuttavia, nessuna iniziativa può essere presa prima di aver pienamente compreso ogni aspetto tecnico, amministrativo e legale»: lo afferma, in una nota, la società. «La questione - viene spiegato - è stata rappresentata all'ultimo Consiglio di Amministrazione di Expo 2015 S.p.A. e al Governo, da parte del Commissario Unico, nel corso di un incontro tenutosi ieri mattina a Roma».

Il racconto di Enrico Maltauro e degli altri inquisiti nell'inchiesta sull'Expo
Dai i verbali degli interrogatori dell'imprenditore Enrico Maltauro, dell'ex esponente Udc Sergio Cattozzo e dell'ex manager Expo Angelo Paris, erano emerse ammissioni sulle presunte "stecche" per oltre 2 milioni di euro, tra versate e promesse, in cambio di appalti Expo e della società pubblica Sogin. I due imprenditori hanno spiegato che pagare per lavorare era una "dazione ambientale", cioè un versamento dovuto per il contesto.

L'ultimo filone: gli appalti di pulizie nella sanità lombarda
Le indagini, intanto si sono allargate a macchia d'olio. L'ultimo tassello emerso riguarda gli appalti nella sanità per le attività di pulizia, con il coinvolgimento di Enzo Costa e Bruno Greco,
indagati per corruzione e turbativa d'asta. Gli inquirenti hanno avviato un filone di indagine che riguarda presunte gare truccate in cambio di tangenti per commesse negli ospedali. Costa, titolare della Ferco srl, sentito dal pm Antonio D'Alessio ha raccontato di aver dovuto consegnare denaro a Gianstefano Frigerio, ex parlamentare Dc e uno degli "organizzatori" della presunta "cupola degli appalti", assieme all'ex funzionario Pci Primo Greganti e all'ex senatore Pdl Luigi Grillo. La dazione, relativa a un appalto all'ospedale di Melegnano, sarebbe di 120mila euro in contanti consegnata nel centro culturale "Tommaso Moro", ritenuta la base operativa della "cupola". Presunta mazzetta che, secondo l'accusa, sarebbe stata pagata anche "per conto" di Greco della cooperativa Co.Lo.Coop.


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