Lavori Pubblici

Costruzioni, dalla macchine forte segnale di ripresa: vendite +24% a inizio 2014

Alessandro Arona

Osservatorio Cresme-Saie su macchine e impianti per l'edilizia: dopo un 2013 ancora di calo (-17,3%), nel primo trimestre 2014 le vendite in Italia aumentano del 23,7% - Bene anche l'export

Arriva dalle macchine per l'edilizia il primo concreto e forte segnale di possibile inversione del ciclo delle costruzioni, la fine della lunga crisi partita nel 2008. Nel primo trimestre del 2014 il numero di macchine movimento terra e per lavori stradali vendute in Italia è stato pari a 1.390, il 23,7% in più rispetto al dato del primo trimestre 2013. Le vendite complessive del 2013 sono state ancora in calo, del 17,3%, anche se la discesa rispetto al corrispondente periodo del 2012 si è andata via via riducendo nel corso dell'anno: -35,9% nel primo trimestre 2013, -14,2% nel secondo, risalita poi a -21,5% nel terzo trimestre ma ridotta quasi a zero nel periodo ottobre-dicembre 2013 (-1,3% rispetto al IV° trimestre 2012). Per poi rimbalzare al +23,7% nel primo trimestre 2014.
Bene anche l'export delle imprese italiane produttrici di macchine per l'edilizia, rimasto stabile a oltre 2,8 miliardi di euro nel 2013 e ripartito nel gennaio 2014 con il +14,9%, e con un saldo commerciale in crescita del 22,8% (2,3 miliardi).

I dati arrivano dall'«Osservatorio vendite macchine e impianti per le costruzioni», realizzato dal Cresme con il (nuovo) patrocinio di Saie e promosso da Federcostruzioni, Cantiermacchine-Ascomac (importatori, distributori, produttori e concessionari di macchine per l'edilizia), Ucomesa- Anima (le imprese produttrici italiane), Comamoter-Federunacoma (produttori di macchine movimento terra).

Era stato proprio il Cresme, nella congiunturale di novembre, a pevedere un 2014 di sostanziale conclusione della crisi delle costruzioni, con un -0,6% nella variazione reale degli investimenti, rispetto al -2,5% previsto ancora dall'Ance. Sia alla luce dei dati sul recupero residenziale trainato dai bonus fiscali , sia alla luce di questi dati sulla macchine, il Cresme si avvia a correggere verso il segno "più" la sua previsione aggiornata sul 2014, che sarà diffusa a giugno. «Il dato sulle macchine è importante - conferma Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme - potrebbe essere il segnale di avvio del settimo ciclo dell'edilizia». Il segnale cioè che le imprese di costruzione hanno ricominciato, in questo inizio di 2014, a investire nell'acquisto di macchine da cantiere, in vista di una ripresa dei lavori.

«Dopo anni di dati negativi - concorda Rodolfo Girardi, presidente di Federcostruzioni - ho la sensazione che il dato del primo trimestre sia molto positivo. Da sempre le vendite di macchine sono il segnale che anticipa le tendenze del mercato delle costruzioni, e il +23,7% mi sembra una crescita importante».

L'Osservatorio registra il numero di macchine vendute, «il dato più significativo - spiega Bellicini - a misurare questo comparto». Certo il mercato italiano resta ai minimi termini rispetto al valore di inizio crisi: le macchine vendute sono scese del 75% in cinque anni, dai 24.158 pezzi del 2008 ai 6.089 del 2013, e anche se il +23,7% del primo trimestre fosse confermato su base annua il comparto si attesterebbe nel 2014 a un valore pari al 31% di quello che aveva nel 2008.
«È presto - si legge infatti nell'Osservatorio - per dire che la crisi del settore è finita, ma possiamo dire che i dati del primo trimestre sul fronte delle macchine movimento terra, anticipatori di ciclo, sono finalmente positivi, e il comparto sembra aver superato il picco minimo».

«Dobbiamo essere cauti nel valutare la crescita del 23,7% a inizio 2014»- commenta Elisa Cesaretti, presidente di Ascomac (Confcommercio), la federazione delle imprese di distribuzione e servizi relativi alle macchine per l'edilizia, il sollevamento e l'agricoltura, e gli impianti per energia rinnovabile, e vice-presidente di Cantiermacchine, l'associazione di Ascomac per i soli venditori e distributori di macchine per l'edilizia. «Il mercato - aggiunge - è in Italia ai minimi storici, speriamo di ritornare a livelli più "normali", ma certamente non torneremo a vendere come nel periodo pre-crisi, fino al 2008. Anche perché le imprese di costruzione comprano più macchine usate e noleggiano d più, questo approccio non cambierà facilmente anche con una ripresa del ciclo edilizio».

«Le imprese di distribuzione - aggiunge - non torneranno indietro rispetto al percorso di razionalizzazione fatto in questi anni: alcune hanno chiuso, tutte hanno ridotto la rete di vendita, moltissime stanno lavorando in modo più flessibile, allargando il proprio catalogo (tipologie di macchine che magari prima non vendevano o noleggiavano) e facendo partnership con altre divisioni (se parliamo di grandi gruppi) o con altre imprese (se parliamo di Pmi): ad esempio chi vende macchine movimento terra si accordo con un distributore specialistico di macchine per demolizione, per veicolarle attraverso la propria rete, e viceversa)».

«Le imprese e i distributori - aggiunge Cesaretti - hanno fatto grandi sforzi in questi anni per adeguarsi alle nuove norme europee post-Kyoto che ci impongono di ridurre le emissione gassose e sonore per le macchine da cantiere; sarebbe però auspicabile che lo Stato desse ora qualche forma di incentivo, fiscale o di altra natura (ad esempio più punti nelle gare d'appalto) per le imprese di costruzione che utilizzano macchine di nuove generazione, invece non c'è nulla di tutto ciò».

Guardando le singole tipologie di macchine si vede che le vendite di sollevatori telescopici, quelli impiegati per portare gli operai sugli edifici esistenti, erano già cresciute del 44% nell'ultimo trimestre 2013 («un segnale - spiega Bellicini - legato alla già registrata ripresa del recupero edilizio»), e confermano il +42% nei primi tre mesi del 2014 (sempre rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente).
Nel primo trimestre 2014 arrivano segnali molto positivi anche dalle macchine movimento terra tradizionali (+29,7%), e del +86,7% per le terne (che hanno piccoli numeri, però), mentre i mini-escavatori crescono leggermente meno della media (+19,4% rispetto al 23,7).
Chi va ancora molto male sono i rulli, -59% in tutto il 2013 e -46,2% nel primo trimestre 2014, le macchine impiegate per i lavori stradali: rispetto al 2008 le vendite in Italia si sono ridotte dell'87% (da 658 a 81 rulli).
Idem per le vibrofinitrici, sempre impiegate per i lavori stradali: -36% nel 2013 e -70% nel primo trimestre 2014.

Le importazioni di macchine (misurate in valore), un altro dato che può essere usato come indicatore del mercato interno delle costruzioni, dopo il -8,1% del 2013 (dato anuo pari a 532 milioni di euro) fa segnare un ulteriore -10,5% nel gennaio 2014, con mercato però spaccato in due: - 29,4% per le macchine da perforazione, -70,6% per quelle da lavorazione degli inerti, -16,6% per quelle del calcestruzzo, ma +42,7% per le gru a torre, +17,4% per le macchine stradali, +12,5% per il movimento terra. I dati più significativi per misurare il mercato interno dell'edilizia restano comunque quelli sulle vendite complessive in Italia.

Indicazioni positive - sempre nell'Osservatorio Cresme-Saie - arrivano anche per l'industria italiana che produce macchine per l'edilizia. Oltre alle vendite sul mercato interno che sembrano riprendersi, a dare buona performance è l'export: dopo essere cresciute dai 2,2 miliardi del 2009 ai 2,9 del 2012 le vendite all'estero sono rimaste sostanzialmente stabili nel 2013 (2,82 miliardi, -2,7%), e nel gennaio 2014 ha fatto segnare il +14,9% rispetto allo stesso mese del 2013.
Il saldo commerciale ha subito fra l'altro un vero boom negli ultimi tre anni (a causa del calo delle importazioni), da 1,89 miliardi nel 2011 a 2,3 nel 2012 a 2,29 miliardi nel 2013, con un export che da tre volte il valore dell'import nel 2011 è passato ora a cinque volte tanto (2,8 rispetto a 0,5 miliardi).

«C'è effettivamente un risveglio del mercato interno, dopo anni di crollo - commenta Luca Turri, presidente di Ucomesa (Anima), l'unione delle imprese meccaniche che costruiscono macchine edili, stradali, minerarie e affini - ma temiamo l'effetto delle nuove tasse sulla casa: finora nessuno ha capito quanto deve pagare, ma quando lo si capirà il rischio è che le famiglie, dopo il boom dele spese di recupero incentivate dei mesi scorsi, tornino a frenare».
«In questi anni - aggiunge - le nostre imprese, che sono da sempre abituate a scontare le fatture in banca, si sono viste da una parte bloccare i finanziamenti da parte delle banche, e dall'altra ritardare gli stessi pagamenti da parte dei clienti costruttori, a loro volta non pagati dalla Pubblica amministrazione».
«Lo Stato - lamenta Turri - deve tornare a programmare di più e meglio, nella riqualificazione urbana, nella difesa del suolo, nell'antisismica, bisogna dare certezza a programmi di spesa di medio periodo».


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