Lavori Pubblici

Samoter al via, le macchine per l'edilizia puntano sull'export per uscire dalla crisi

Franco Tanel

Dall'8 all'11 maggio il salone delle macchine per l'edilizia - Sarano presenti 150 compratori internazionali, tra cui le principali imprese di costruzione spagnole

Non poteva cadere in un momento più difficile la 29^ edizione di Samoter il salone internazionale della macchine movimento terra e da cantiere e per l'edilizia che si apre mercoledì a Verona, quest'anno affiancato da Asphaltica il salone delle tecnologie per la pavimentazione stradale. L'edizione di quest'anno che si tiene dall'8 all'11 maggio, rispetto a quella del 2011 (Samoter ha cadenza triennale) si scontra in pieno con la più grande crisi mai registrata del settore costruzioni in Italia.

Veronafiere, come ha sottolineato il presidente Ettore Riello, ha raccolto la sfida organizzando una rassegna che pur ridotta come superficie rispetto al passato - la superficie netta espositiva scende a 32.000 mq rispetto ai 108.000 del 2011- accoglie 445 espositori dei quali 106 stranieri, provenienti da 27 paesi. Ed è proprio l'internazionalizzazione la chiave sulla quale il Salone punta decisamente. Del resto se guardiamo al mercato delle macchine da costruzione in Europa, quello italiano oramai pesa solo per il 5% del totale; quello della Germania, per dare un riferimento vale il 26% e quello della Francia il 21%. Questi dati spiegano la scelta di alcuni top player del settore di non partecipare a questo Samoter; va tuttavia segnalato che altri, come Mercedes, Man, Komatsu, Cifa, Atlas Copco ed Eni, solo per citarne alcuni, saranno presenti anche con anteprime di nuovi modelli. Il mercato italiano delle macchine da costruzione, (movimento terra, macchine per calcestruzzo e telescopiche) secondo una indagine svolta da Off-Highway Research per conto di Unacea, si è ridotto dell'80% tra il 2008 e il 2013. Inevitabile che tutte le imprese guardino all'estero come unica possibile ancora di salvezza alla chiusura.

E così nel medesimo periodo il fatturato è sceso da 5 miliardi di euro a circa 2,5 miliardi. Il crollo è "solo" del 50% perché un 30% è stato appunto recuperato sui mercati stranieri, che oramai non sono solo quelli tradizionalmente indicati, Cina, Brasile, Russia o Medio Oriente, ma anche quelli del nord e centro Europa, dove la crisi delle costruzioni, a differenza di quanto accade in Italia, è in via di superamento. Secondo Unacea, nel 2014 le vendite dovrebbero crescere di circa il 2% con un più significativo 7% nel 2015.

«Il ruolo che vogliamo svolgere - ha sottolineato Ettore Riello nel presentare la manifestazione - è quello di facilitatori dei rapporti con i mercati internazionali per le aziende e di ponte tra questa edizione, oggettivamente di transizione, e quella del 2017. Non posso credere che tra tre anni il mercato italiano delle costruzioni sarà ancora in questa situazione: non è possibile. Dobbiamo salvaguardare le imprese italiane di questo comparto che fa capo alla meccanica e che è una componente essenziale, per qualità, creatività e capacità di innovazione del Made in Italy, al pari, se non di più, di moda e design».

La rete internazionale dei delegati di Veronafiere ha così organizzato la partecipazione, con una fitta agenda di incontri b2b di ben 150 buyer provenienti da alcuni dei mercati esteri più importanti.
Tra questi il gruppo di dirigenti delle massime imprese spagnole del mondo delle costruzioni, quali Dragados (Gruppo ACS), Acciona, Ohl e Coprosa, a caccia di tecnologie e soluzioni innovative da impiegare nei cantieri attivi in tutto il mondo, ma anche imprenditori iracheni alla ricerca sia di partnership con aziende italiane, ad esempio per diventare importatori e distributori per l'Iraq, che di occasioni per acquistare macchinari di qualità.

Passando ad Asphaltica le imprese del settore non se la passano certamente meglio: nel 2005 la produzione di asfalto si attestava attorno ai 46 milioni di tonnellate. Il dato consuntivo del 2013 è tra 20 e 21 milioni di tonnellate, quando in una situazione normale, l'Italia che è sempre stata il secondo mercato per il settore dopo la Germania, ne dovrebbe assorbire circa 40 milioni. E di conseguenza è altrettanto drammatica la situazione per il comparto macchine. Secondo Siteb, (Associazione Italiana Bitume Asfalto Strade), dieci anni fa si vendevano, tra rulli finitrici e frese 1500-1600 pezzi l'anno, oggi appena 150, ai quali vanno aggiunti non più di una ventina di impianti per la produzione di conglomerati bituminosi. Eppure anche in questo "deserto" produttivo, le imprese del settore hanno puntato su innovazione (asfalti con posa a freddo o tiepidi, che impattano meno sull'ambiente o "mangia smog") e partecipano numerose al salone.


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