Lavori Pubblici

Per Astaldi in arrivo una commessa stradale da 1,7 miliardi in Russia

Gianni Dragoni

È in arrivo una commessa in Russia del valore di 1,7 miliardi di euro per il gruppo Astaldi. Lo annuncia al Sole 24 Ore Paolo Astaldi, il presidente del gruppo di costruzioni che oggi riunisce l'assemblea dei soci per l'approvazione del bilancio 2013.
L'appalto, che Astaldi definisce «probabile», riguarda la costruzione dei lotti 7 e 8 dell'autostrada tra Mosca e San Pietroburgo per 140 chilometri totali. Astaldi è insieme al partner turco Ictas, con il quale si è già aggiudicata altre opere in Russia. La commessa verrà aggiudicata dai concessionari della nuova autostrada, la banca Vtb e il gruppo francese Vinci.

«La Russia è uno dei mercati più importanti per Astaldi in questo momento, ci sono prospettive anche per diversi aeroporti. Non riteniamo che le conseguenze politiche ed economiche delle tensioni per l'Ucraina possano penalizzare la nostra attività in questo paese», osserva il presidente della società.

«Il 2013 è stato un anno positivo. Abbiamo emesso un bond per 750 milioni di euro e allungato le scadenze del nostro debito al 2020. I risultati sono buoni, i ricavi hanno superato i 2,5 miliardi e l'utile netto è aumentato dell'1,5% a 75,2 milioni. Il fatturato italiano purtroppo pesa meno del 35% e questo è destinato a ripetersi quest'anno e prevediamo anche nei prossimi», osserva Paolo Astaldi. In particolare l'emissione delle obbligazioni ha consentito di rimborsare debiti bancari, adesso l'indebitamento finanziario è per il 53% costituito dai bond e per il 47% da esposizione con le banche.

A parte la Russia, «la Turchia - dice il presidente del gruppo - resta il paese nel quale in questo momento c'è l'attività prevalente di Astaldi. È partito bene anche il Canada, due anni fa abbiamo acquisito una piccola società per operare su questo mercato e a fine 2013 abbiamo vinto una commessa per una centrale idrolettrica di un miliardo di dollari canadesi, 750 milioni di euro. E valutiamo anche altre iniziative, ci sarà per esempio la manutenzione della rete autostradale canadese. Abbiamo cercato di diversificare il nostro fatturato in varie aree, siamo anche in Sud America, per bilanciare eventuali effetti negativi. Entriamo in quei paesi che hanno una chiara direzione di sviluppo».

«Purtroppo l'Italia non lo è», torna a sottolineare Astaldi. «Nella spesa pubblica per infrastrutture siamo tornati ai livelli del 1967. Dal 2008 al 2013 c'è stato un calo del 30% e quest'anno è ancora previsto un calo. La domanda è: un paese che vuole crescere in cosa altro investe, se non nelle infrastrutture?».

Un giudizio su questo governo? «In questo momento mi sembra si stia dedicando ad altre priorità. Ci sarebbe tanto da fare, per esempio snellire il contenzioso civile, è inammissibile che ci vogliano 7-8 anni, ridurre i centri di committenza delle opere pubbliche, per evitare che con il cambio dell'amministrazione politica cambi l'orientamento. Penso che un governo che voglia fare, passate le elezioni europee, dovrebbe riunire le imprese, chiedere cosa vogliamo fare e lanciare un "new deal". Bisogna rimuovere gli ostacoli che hanno frenato lo sviluppo».
Tra i freni, Astaldi cita anche l'atteggiamento di varie autorità pubbliche riguardo alla realizzazione della nuova tratta "C" della metropolitana di Roma, oggetto di polemiche anche per l'incremento dei costi. «L'anno scorso abbiamo completato a Napoli la stazione della metropolitana di Toledo, nell'ambito di un progetto delle stazioni dell'arte. Toledo è stata definita dalla Cnn la stazione più bella d'Europa. Se a Napoli è stato possibile perché a Roma, in un contesto archeologico unico, non si può realizzare altrettanto? Perché non si riescono a valorizzare questi ritrovamenti? Bisogna considerare anche questi aspetti quando si parla di costi. E il bello costa».


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