Lavori Pubblici

Edilizia scolastica, dal decreto Irpef solo 244 milioni per le scuole

Giorgio Santilli

Il decreto Irpef trascura gli investimenti pubblici: niente risorse. Ci sono solo 244 milioni di allentamento del patto di stabilità per i progetti di edilizia scolastica dei Comuni. Una quota limitata rispetto ai 3,5 miliardi annunciati dal premier Matteo Renzi per accelerare i piani per la sicurezza delle scuole

Il decreto Irpef - che nel titolo ufficiale affianca la «competitività» alla «giustizia sociale» - trascura gli investimenti pubblici: nessuna risorsa aggiuntiva.

Di concreto ci sono soltanto 244 milioni di «spazio di patto» liberato nel biennio 2014-2015 per i comuni che investiranno in piccoli e piccolissimi progetti di edilizia scolastica. Partenza piuttosto lenta anche rispetto ai 3,5 miliardi di svincolo dal patto di stabilità annunciati da Matteo Renzi per accelerare entro l'estate i piani per la sicurezza delle scuole e il dissesto idrogeologico.

Il decreto conferma indirettamente, insomma, che per i lavori pubblici il 2014 sarà un altro anno di caduta e di sofferenza, a dispetto degli annunci e in linea invece con gli scenari fortemente negativi del Documento di economia e finanza (Def) che prevede un'ulteriore drastica riduzione degli investimenti fissi pubblici: altri 1.400 milioni persi quest'anno (siamo a 27.132 milioni) e altri 900 nel 2015 dopo i 4,8 miliardi persi dal 2011 al 2013. Dal 2011 al 2015 la caduta sarà di 7,1 miliardi, più del 22 per cento. In termini di rapporto con il Pil gli investimenti fissi lordi della Pa erano al 2% nel 2011, all'1,7% nel 2013, scendono secondo il Def all'1,6% nel 2014 e all'1,5% nel 2015. Altro che ripresa: una caduta progressiva di cui suona come conferma questa piccola "fiche" per le scuole contenuta nel decreto. Il governo conta forse di avviare, con questa misura, le 4-5mila piccole opere proposte dai sindaci a Palazzo Chigi per interventi di prima urgenza e manutenzione, ma non si può certo dire che ci sia un orizzonte ambizioso di rilancio né per questo settore impantanato da anni né, più, in generale, per i lavori pubblici.

A rendere oggettivamente più antipatico il decreto Irpef al settore delle costruzioni c'è poi la «discriminazione» che il settore della spesa in conto capitale continua a subire nei programmi di accelerazione e rifinanziamento dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione che anche stavolta escludono le spese in conto capitale per concentrarsi, in sostanza, sui beni e servizi del settore sanitario.

L'unico appiglio di un qualche barlume per il futuro degli investimenti pubblici che arriva dal decreto legge entrato in vigore giovedì è una manovra dal sapore tremontiano appostata all'articolo 49: un programma straordinario e massiccio di accertamento dei «residui passivi» che si dovrà svolgere entro il 31 luglio. In particolare, per i residui passivi ancora iscritti in bilancio (quindi non «perenti») il decreto legge prevede il versamento per il 50% a un fondo destinato a rifinanziare opere individuate da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Fin qui il decreto legge. I bene informati di Palazzo Chigi aggiungono che la manovra consentirà di spostare risorse consistenti da opere e piani bloccati verso investimenti effettivamente cantierabili, con particolare attenzione proprio ai piani di edilizia scolastica e di dissesto idrogeologico.

Forse è bene ricordare che programmi complessi di questa natura (per esempio quello previsto all'articolo 32 del decreto legge 98/2011) in passato hanno richiesto mesi e anni per essere implementati. E che l'operazione rapida - quasi un blitz - fatta dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, nel giugno 2013, con il decreto legge sviluppo, era stata possibile perché il definanziamento allora fu fatto direttamente per decreto legge e colpì la «cassa» di grandi opere puntuali e largamente monitorate come Tav e terzo valico ferroviario Milano-Genova.


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