Lavori Pubblici

Fondi Ue, via libera a 41,5 miliardi: più risorse alla Pa e alle opere idriche

Giorgio Santilli

Matteo Renzi e Graziano Delrio rispettano il termine del 22 aprile per l'invio a Bruxelles dell'accordo di partenariato che ripartisce i fondi Ue 2014-2020: 41,5 miliardi cui si aggiungono 24 miliardi di cofinanziamento nazionale. Il cuore della pianificazione restano i 31,1 miliardi del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale europeo (Fse) che andranno per 7,6 miliardi alle regioni più sviluppate, per 22,2 miliardi alle regioni meno sviluppate, per 1,3 miliardi alle tre regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna).

Il documento inviato dal governo alla commissione Ue , dopo un vertice tenuto in mattinata a Palazzo Chigi fra il premier e il suo sottosegretario, introduce alcune correzioni rispetto al piano inviato lo scorso dicembre dall'ex ministro Carlo Trigilia: 493 milioni aggiuntivi vanno al rafforzamento della «capacità amministrativa» della Pa e 547 milioni alle risorse idriche e irrigue nell'ambito del programma e sull'uso efficiente delle risorse ambientali, mentre vengono ridotti per 590 milioni il capitolo della competitività delle Pmi e per 414 milioni quello sul cambiamento climatico.
Piccoli spostamenti che perlopiù rispondono a richieste esplicite di correzione della commissione Ue, preoccupata della cronica debolezza amministrativa italiana e di un eccesso di aiuti in chiave «anticongiunturale» alle Pmi e alla difesa del lavoro.

Se si guardano le cifre totali destinate a ciascuno degli 11 obiettivi della programmazione, peraltro, ci si rende conto che non viene modificato nella sostanza l'impianto già trasmesso a Bruxelles da Carlo Trigilia: in sintesi questa stagione 2014-2020 segnerà – rispetto alle precedenti programmazioni – la destinazione di massicce risorse a ricerca, innovazione di impresa, lavoro e «inclusione sociale», mentre scompaiono le grandi cifre in favore delle infrastrutture, che in passato hanno sempre avuto la fetta più consistente della torta (producendo ritardi e incapacità di spesa) e che saranno finanziate in questo ciclo quasi esclusivamente con le risorse nazionale del Fondo sviluppo coesione (l'ex Fas).

L'impianto, quindi, non cambia: l'obiettivo 3, per esempio, dedicato alla competitività delle Pmi e al settore agricolo, resta il più ricco – nonostante la decurtazione di 590 milioni – con 8.668 milioni, di cui 4.650 milioni a valere sul fondo agricolo (Feasr) e 4.018 a valere del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e quindi destinati specificamente alle piccole e medie imprese. Più sostanziale, semmai, lo spostamento di risorse, per l'obiettivo 11, quello del rafforzamento delle capacità delle amministrazioni pubbliche: un sostanziale raddoppio, da 586 a 1.078 milioni.

Uno spostamento di risorse che dovrebbe provare, agli occhi di Bruxelles, la volontà di rafforzare effettivamente la struttura amministrativa. Così come lo spostamento di ulteriori 117 milioni alla «assistenza tecnica» e la risposta positiva alla richiesta di Bruxelles di adottare per ogni programma i piani di riorganizzazione amministrativa (Pra), adottando misure normative, amministrative, organizzative e cronoprogrammi di attuazione «volti a garantire una gestione efficiente» degli stessi programmi. Per non parlare dell'Agenzia per la coesione territoriale che Delrio ha confermato, nel corso dell'audizione alla Camera del 9 aprile scorso, di voler costituire al più presto.

Sempre nell'audizione alla Camera Delrio aveva annunciato correzioni per ridurre «la ridondanza di azioni e di obiettivi». Per ora questo sfoltimento non c'è: 11 restano gli obiettivi, 11 i programmi operativi nazionali. È evidente, però, che il governo introdurrà ulteriori aggiustamenti nella programmazione e nella governance nel corso della discussione con Bruxelles.
Delrio comincerà probabilmente a parlarne con il commissario alle politiche regionali, Johannes Hahn, già nell'incontro che terranno da domani ad Atene i ministri europei della Coesione. Intanto incassa la fine di un percorso complesso che ha visto negli ultimi dieci giorni il sì della Conferenza delle Regioni, un atteggiamento non ostile della commissione Bilancio della Camera e il «via libera» del Cipe. Non mancano richieste e osservazioni, come quelle avanzate al comitato interministeriale dall'Economia di destinare più risorse alle regioni in transito o quella delle Infrastrutture che chiede certezza sulle risorse delle grandi opere: ma per questi aggiustamenti c'è tempo.


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