Lavori Pubblici

Appalti, tre tavoli istituzionali per recepire le direttive Ue

Vincenzo Rutigliano

Tre tavoli istituzionali per definire l'assetto normativo di recepimento delle direttive Ue in materia di appalti pubblici. Li attiverà il ministero delle Infrastrutture e a farne parte saranno – è stato anticipato a Lecce nel corso di un convegno organizzato dai costruttori Ance del capoluogo salentino - stakeholders, giuristi, esperti, rappresentanti delle associazioni professionali e di categoria, tutti con il compito di dare indirizzi utili per il recepimento delle nuove norme Ue per gli appalti del settore ordinario (servizi, lavori e forniture), del settore speciale (acqua, energia, trasporti e postali) e di concessioni.

La proposta – confermano alla segreteria tecnica del ministero delle Infrastrutture - è all'esame del ministro, Maurizio Lupi, e la sua formalizzazione potrebbe avvenire ad horas. Insediati i tre tavoli, i componenti avvieranno lo studio delle direttive legandolo alle tante criticità emerse, in questi anni, in tutta la materia. Come denunciano, da tempo, i costruttori di Ance che, nel recepimento, vedono - come ha detto il presidente nazionale, Paolo Buzzetti - «un'occasione per crescere, non di ulteriore massacro del settore nel quale invece servono progetti fatti bene, gare trasparenti e pagamenti rapidi».

Il recepimento è quindi decisivo per dare certezze al comparto, alle prese con contenzioso alle stelle e confusione normativa. «Le nostre imprese - spiega Nicola Delle Donne, presidente di Ance Puglia - subiscono una Pubblica Amministrazione che codifica a suo piacimento. Non è più possibile l'utilizzo personalistico e discrezionale della norma: o si cambia o si muore».
Lo dicono anche i rappresentanti del ministero delle Infrastrutture: è tempo di efficienza per superare le farraginosità delle procedure,combattere la deresponsabilizzazione di chi deve attuare la normativa, limitare il contenzioso amministrativo ormai esploso. Per questo – spiega Arturo Cancrini, amministrativista del foro di Roma - è decisiva «la volontà del legislatore Ue di puntare alla fase contrattuale di assunzione dei lavori, più che solo alla legittimità della scelta del contraente».

Ridando così più certezze agli investitori, sia sul piano normativo che del completamento delle opere (il censimento di quelle incompiute è già a quota 600 e a giugno, prossima rilevazione,il loro numero dovrebbe aumentare ancora). Senza contare il crollo verticale delle gare di opere pubbliche (a Lecce e provincia, nel 2013, sono state 1.000 in meno, un calo del 40% negli ultimi 5 anni) e la necessità che siano salvaguardati i cardini delle direttive Ue. Come la riduzione degli oneri burocratici superflui, attraverso il documento di gara unico europeo, e l'offerta economicamente più vantaggiosa che - secondo Giampiero Rizzo, presidente di Ance Lecce – «deve essere diversa perché ormai è diventata il miglior massimo ribasso».


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