Lavori Pubblici

Roma-Latina, non si ferma la scia di ricorsi e contestazioni - Gara ripartita

Alessandro Arona

Corte dei Conti : «danno erariale sulla progettazione» - I soci di Arcea: illegittimo il riavvio della gara, faremo ricorso

La gara per la Roma-Latina (project financing autostradale di cui si parla dal 2004, senza finora l'ombra di un cantiere) è stata riavviata nei giorni scorsi dopo quasi due anni di stop dalle prequalifiche, ma la scia dei ricorsi e delle contestazioni, che avevano bloccato l'operazione, non sembra finita. Da una parte i soci privati di Arcea contestano il fatto che la stessa Arcea (società mista Regione Lazio-privati) avrebbe dovuto, in base alle prescrizioni del Cipe, essere sciolta entro il 3 aprile, cosa che non è avvenuta (e d'altra parte loro stessi non la vogliono sciogliere); e contestano anche il riavvio della gara dopo due anni, secondo loro illegittimo per le mutate condizioni di mercato.
Dall'altra parte è la Corte dei Conti ad accusare le vecchie Giunte Storace e Marrazo della Regione Lazio per aver illegittimamente affidato senza gara la progettazione definitiva dell'opera al Consorzio 2050, socio di Arcea, quando era già stata aperta dalla Commissione Ue la procedura di infrazione per illegittimo affidamento senza gara della Roma-Latina ad Arcea Lazio (affidamento poi revocato dalla Giunta Marrazzo).

ALTRI RICORSI IN ARRIVO DAI SOCI DI ARCEA
Sembrava che la sequela di impugnative a Tar o Consiglio di Stato, piuttosto che i contenziosi civili, si fosse arrestata, e invece no. Il match tra la Regione Lazio e uno o più soci privati di Arcea (la società, partecipata al 51% dall'ente, che nel 2003 venne istituita per progettare, realizzare e gestire l'infrastruttura) è destinato a proseguire nelle aule di tribunale ancora a lungo.
Il Consorzio 2050, uno dei tre soci privati di arcea (gli altri sono Autostrade per l'Italia e Monte Paschi di Siena), cioé il soggetto che avrebbe dovuto costruire l'opera, intende impugnare al Tar la gara bandita da Autostrade del Lazio (Anas-Regione, nata nel 2007) per trovare chi dovrà realizzare e gestire la Roma-Latina (gara bandita nel dicembre 2011 e ripartita nei giorni scorsi con le lettere invito, dopo due anni di stop per i ricorsi pendenti).
Due, in particolare, i motivi su cui poggeranno le contestazioni, in attesa di trasformarsi in ricorso: l'ultima delibera del Cipe (numero 51/2013 ), che sostanzialmente dà l'avvio all'autostrada, subordinava il riavvio della gara alla delibera di manlveva della Regione (che è arrivata) ma anche allo scioglimento e messa in liquidazione di Arcea, cosa che ancora non è avvenuta; la delibera Cipe stabiliva in effetti, con qualche ambiguità, che la Regione dovesse attivare tutti i passaggi necessari ai fini della liquidazione di Arcea, e che il Ministero delle Infrastrutture dovesse riferire sull'effettuazione di questi passaggi entro 90 giorni dalla pubblicazione della delibera, cioè entro il 3 aprile 2014. Il termine è però scaduto, ma l'assemblea straordinaria di Arcea che si é tenuta a fine marzo è stata aggiornata al 5
maggio.

Secondo i costruttori soci di Arcea, inoltre, l'indizione di questo bando risale al 2011, mentre la sua attuazione avviene tre anni dopo e in questo lasso di tempo tante cose potevano cambiare, a partire dalla composizione dei cinque soggetti che tre anni fa sono stati prequalificati (magari qualcuno di loro tre anni dopo poteva non essere più interessato a partecipare o poteva non avere più le prerogative per farlo). «Forse il bando andava ripubblicato», ha detto il membro del cda del Consorzio 2050, Erasmo Cinque, in un'audizione in commissione regionale lavori pubblici.

Ma la grana più grossa in vista per la Regione, che ha impugnato in Corte d'Appello i due arbitrati che la vedono soccombere al momento nei confronti del Consorzio 2050 e di Autostrade per l'Italia per una cifra di non molto inferiore ai 100 milioni (Mps ha instaurato una causa civile) potrebbe arrivare proprio dallo scioglimento di Arcea. I patti parasociali della società prevedono che per lo scioglimento e la messa in liquidazione l'assemblea deliberi con almeno l'87% dei consensi. Quindi, oltre alla regione (51%) dovranno essere d'accordo almeno due dei tre soci privati. Il Consorzio è evidentemente contrario: «sentirsi messi da parte senza che nessuno ci abbia mai spiegato il perché, sul piano umano e imprenditoriale è umiliante», ha detto
Cinque.

Monte Paschi dice di non essere in grado di prendere una posizione: «non abbiamo a disposizione le motivazioni a supporto della proposta della Regione di sciogliere
Arcea - ha detto Emanuele Scarnati di Mps - e senza questo elemento il cda non può pronunciare un indirizzo di voto e noi dobbiamo rappresentare al nostro organo collegiale se ci sono danni emergenti o lucro cessante che si va a determinare con questa iniziativa». Inoltre, «l'oggetto sociale di arcea non era solo circoscritto all'iniziativa della Pontina, ma c'era una logica
più ampia, legata alla realizzazione di altre autostrade - ha aggiunto Scarnati- dobbiamo avere evidenza che questo oggetto sociale non é più perseguibile e negli atti questo non si ravvisa».

Infatti il punto é anche questo, perché in caso di non raggiungimento della quota dell'87% in assemblea, per centrare l'obiettivo posto dal cipe ci sarebbe la strada della messa in
liquidazione coatta dove, constatato che con la volontà della regione di sciogliere e liquidare arcea non ci sarebbero più le condizioni perché la società realizzi la sua mission, a quel
punto non ci sarebbe alternativa ai libri in tribunale. E, anche in quel caso, scatterebbero le richieste risarcitorie per centinaia di milioni di euro da parte di uno o più dei soci privati per il venir meno del ruolo di concessionari dell'opera con l'addio ad Arcea. E in tutto questo resta sempre vigile l'occhio della corte dei conti su una vicenda iniziata oltre dieci anni fa senza vedere realizzato nemmeno un millimetro di strada.

CORTE DEI CONTI: PROGETTAZIONE PAGATA TROPPO
Un danno erariale «da mancato risparmio» arrecato alla Regione Lazio per circa 20 milioni, 19.858.120,96 euro per la precisione. È quanto stima la procura generale del Lazio della Corte dei Conti sulla vicenda della Roma-Latina.
Per questo motivo i magistrati contabili, nella relazione istruttoria condotta dal viceprocuratore generale, Rosa Francaviglia, mettono sotto accusa e invitano a dedurre (sostanzialmente un rinvio a giudizio) nell'ordine: tutta la giunta Marrazzo (Piero Marrazzo, il vicepresidente Esterino
Montino, gli assessori Bruno Astorre, Anna Salomé Coppotelli, Silvia Costa, Daniele Fichera, Vincenzo Maruccio, Giulia Rodano, Francesco Scalia, Alessandra Tibaldi, Daniela Valentini e
Filiberto Zaratti, oltre al defunto Francesco Dalia, mentre è stato escluso il defunto Mario Di Carlo «non ravvisandosi i presupposti per la convenibilità in giudizio degli eredi per difetto di illecito arricchimento»), l'ex presidente Francesco Storace e l'assessore ai lavori pubblici di quella giunta, Giulio Gargano, Raniero De Filippis (direttore pro tempore del dipartimento territorio della Regione Lazio), Raimondo Luigi Pesson (dirigente pro tempore del settore assessorato opere e
reti di servizi e mobilità sistemi infrastrutturali della Regione Lazio), Bernardo Maria Fabrizio (dirigente pro tempore del settore assessorato opere e reti di servizi e mobilità sistemi infrastrutturali della regione Lazio), Patrizio Cuccioletta (capo del dipartimento del territorio pro tempore della regione Lazio), Andrea Lbodi (presidente pro tempore di Arcea), Ruggiero Borgia (amministratore delegato pro tempore di Arcea), Flavio De Luca (consigliere pro tempore del cda di Arcea), Roberto Serrentino (consigliere pro tempore del cda di Arcea) e Aurelio Saitta consigliere pro tempore del cda di Arcea).

Al centro dell'istruttoria della Corte dei Conti c'é il maggior costo (non dovuto secondo i giudici)
sostenuto da Arcea
(la società costituita nel 2003 per la realizzazione di una serie di autostrade, a cominciare dalla Roma-Latina, e partecipata al 51% proprio dalla Regione Lazio) per avere assegnato senza gara al Consorzio 2050 (uno dei tre soci privati di A, gli altri due sono Mps e Autostrade per l'Italia) anche tutta la progettazione preliminare e definitiva della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone riconoscendogli un compenso di 40 milioni di euro.
Per la Corte non solo la Regione non avrebbe dovuto affidare ad Arcea il compito di progettare l'opera (peraltro alla società all'epoca venne accordata anche la realizzazione e la gestione)
ma a cascata nemmeno Arcea avrebbe dovuto affidare direttamente al Consorzo 2050 la progettazione. Tutto sarebbe dovuto andare a gara. In questo modo la regione avrebbe risparmiato dei soldi, invece secondo gli inquirenti ha sperperato quasi 20 milioni.
Per arrivare alla quantificazione del danno la magistratura contabile inquirente ha fatto un paragone con quanto avvenuto nel 2010, quando «la società per azioni 'autostrada
brescia-verona-vicenza-padovà- si legge nella relazione- affidò i servizi di ingegneria, finalizzati alla realizzazione dell'autostrada a31 Trento-Rovigo (tronco Trento-Valdastino-Piovene Rocchetta) , tramite gara d'appalto. L'importo dei servizi di ingegneria fu previsto in 66,270
milioni, importo similare a quello valutato da rsm italy in 53,131 milioni per il valore pieno delle prestazioni professionali necessarie a produrre il progetto delle opere redatte da Arcea Lazio.
Il 22 febbraio 2010 fu pubblicato il bando di gara, che stabilì l'affidamento mediante procedura
aperta. Con il ribasso del 66% il consorzio Raetia si aggiudicò i servizi di ingegneria.
Nella relazione si sottolinea che «i servizi prestati per la realizzazione del progetto integrato, corrodoio intermodale Roma-Latina e collegamento cisterna-valmontone sono equivalenti
sia per l'importo che per il tipo di progettazione autostradale» della trento-rovigo e quindi «anche il ribasso percentuale é da valutarsi corrispondente al 66%».

Pertanto «sulla base del valore percentuale di riduzione sul compenso stabilito in favore di
arcea con atto ricognitivo, il 49,78% corrispondente al ribasso medio percentuale offerto dalle società di ingegneria in sede di gare ad evidenza pubblica e applicando detta riduzione alla somma effettivamente pagata dalla regione lazio (40 milioni di euro al netto iva) é possibile ricalcolare in 20.088.000 Milioni l'importo che l'ente medesimo avrebbe dovuto congruamente
sostenere». I magistrati della corte hanno sottolineato le responsabilità delle due amministrazioni per le decisioni assunte dopo che l'autorità di vigilanza per i contratti pubblici e la commissione europea nel 2004 (che aveva messo l'italia sotto procedura di infrazione per la legge costitutiva di arcea nel 2002) «avevano sostanzialmente rilevato che Arcea, per l'esecuzione dei lavori pubblici, e quindi anche per l'espletamento dell'attività di progettazione, quale organismo
di diritto pubblico, non avrebbe potuto rivolgersi né al socio privato di minoranza né a società collegate; bensì agire alla stregua di un'amministrazione aggiudicatrice».
Ciò nonostante «sebbene la Regione Lazio e gli organi di Arcea abbiano avuto cognizione a monte sia dei contenuti della delibera dell'Avcp che del provvedimento comunitario, la società
mista (controllata proprio dall'ente regionale in virtù del possesso del 51% del pacchetto azionario), tra maggio 2004 e giugno 2005, procedeva all'affidamento diretto in favore del
Consorzio 2050 di tutte le attività di progettazione delle opere».
La corresponsabilità addebitata a Francesco Storace e all'ex assessore Gargano sta nel fatto che i due «sebbene a conoscenza della procedura di infrazione europea, nonché del relativo
carattere cogente, non procedevano all'emanazione di alcun atto, provvedimento o disposizione idonei a conseguire in capo alla controllata arcea l'effettiva osservanza della posizione assunta
dalla commissione Ue». Per i magistrati «19,420 milioni di euro sono attribuibili «direttamente a tutti gli indagati ...», «per i contenziosi, anche di natura stragiudiziale, instauratisi tra la Regione Lazio e la Mele Engineering «per quanto riguarda la progettazione preliminare inerente la bretella cisterna-valmontone. I soggetti coinvolti avranno un mese di tempo dalla notifica della relazione (datata 24 marzo) per presentare le proprie controdeduzioni o richiedere di essere ascoltati.


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