Lavori Pubblici

Buzzetti: «Dal Def primi segnali positivi» - «Autorità, niente scelte affrettate»

Alessandro Arona

«Il Def prevede ancora un calo di investimenti, ma si vede l'obiettivo di rilanciare le opere pubbliche. Ma va subito cancellato il Patto di stabilità interno» - «Autorità, niente spezzatino»

Il Def approvato dal governo prevede ancora, nel 2014 e nei prossimi anni, una riduzione nella spesa pubblica per investimenti (in gran parte lavori pubbici), quantificata in tagli per 2,7 miliardi di euro nel triennio e in una continua riduzione del rapporto investimenti/Pil. Tuttavia «nello stesso Def si colgono con chiarezza alcune linee di tendenza positive, una volontà di sbloccare programmi di investimento pubblico, ad esempio su scuole, dissesto idrogeologico, fondi europei, che non si vedeva da anni».
Queste le valutazioni a caldo del presidente dell'Ance Paolo Buzzetti sul Documento di economia e finanza approvato martedì dal governo.
«Non ci aspettavamo certo – ha scherzato Buzzetti – un Def espansivo alla Obama o alla Abe. Però la direzione è giusta».

Positiva – commenta l'Ance – «la conferma dell'urgenza di intervenire sulla messa in sicurezza delle scuole (due miliardi già disponibili) e sulla riduzione del rischio idrogeologico (1,5 miliardi) per realizzare circa 6.000 cantieri e dare un segnale di concretezza a cittadini e imprese». «Vanno subito attivate – ha aggiunto Buzzetti – le unità di missione presso la presidenza del Consiglio», e «va superato il Patto di stabilità interno, un mecanismo che non ci ha imposto l'Europa, ma ci siamo auto-imposti, e che è stato il principale responsabile del calo degli investimenti degli enti locali in questi anni».

Positiva anche la volontà di proseguire nel pagamento dei debiti arretrati della Pa, «i 13 miliardi aggiuntivi sono un ulteriore passo avanti» («le costruzioni vantano ancora 11 miliardi di arretrati»), ma anche in questo caso «è necessario un allentamento del Patto interno» altrimenti il pagamento degli arretrati finirà per bloccare nuovi investimenti.
L'Ance valuta in modo positivo la volontà di accelerare la spesa, di utilizzare le risorse che ci sono, di sbloccare programmi incagliati, perché come ha dimostrato l'esperienza degli anni scorsi spesso le risorse c'erano ma non venivano spese (come nel caso delle scuole, del dissesto idrogeologico, dei fondi europei o Fas).
«La nostra sensazione – dice Buzzetti – è che la "botta renziana" stia dando una scossa positiva al Paese, ma bisogna fare presto per non sprecare questa spinta, per non ricadere in depressione».

ABOLIZIONE AUTORITA' DI VIGILANZA
Il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti ha poi commentatole ipotesi di abolizione dell'Autorit√† di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp) , proposte da Cottarelli e condivise dal Ministro Lupi: «I nostri associati d'istinto sono favorevoli – dice Buzzetti – perché dobbiamo pagare una tassa sulle gare per sostenere l'Authority. Però non prendiamo decisioni affrettate, perché non stiamo parlando di spesa pubblica da risparmiare, l'Avcp la pagano le imprese, non lo Stato». «Intanto – sostiene Buzzetti – dobbiamo essere certi che se si cancella l'Authority scompare anche la tassa sulle gare, sennò sarebbe una beffa! E poi le funzioni di controllo sulle Soa, l'Avc-pass e la vigilanza sul settore sarebbe negativo spezzettarle tra varie Authority: se aboliamo quella di settore allora trasferiamo al Ministero delle Infrastrutture, ma manteniamo l'unitarietà delle funzioni».

APPALTI DELLE CONCESSIONARIE
Buzzetti annuncia poi un ritorno di offensiva a tutto campo da parte dell'Ance (con ricorsi specifici e appelli generali al governo) sul tema dell'affidamento senza gara dei lavori da parte delle società concessionarie, autostradali e degli enti locali.
«L'Unione europea - spiega Buzzetti - ha più volte e con forza affermato negli ultimi 15 anni che se le concessioni "a monte" sono state affidate senza gara (quelle cioè antecedenti alle direttive del 1993 o prorogate, ndr) allora è obbligatorio affidare con gara pubblica tutti gli appalti di lavori "a valle". Tutti, non solo il 40, 50, ora dal 1° gennaio 2014 il 60% come stabilito dal legislatore italiano». «L'unico a volere un recepimento pieno degli indirizzi europei - aggiunge Buzzetti - fu Di Pietro, che introdusse l'obbligo del 100% in gara nel 2006, obbligo poi riportato al 40% dal governo Berlusconi nel 2008». «È stato positivo - sostiene Buzzetti - l'innalzamento al 50 e poi 60% (dal 1° gennaio 2014) voluto dal governo Monti, ma ancora siamo lontani dal principio europeo, e poi: 1) mancano regole chiare per stabilire le percentuali, e questo provoca spesso contenziosi; 2) la direzione lavori, anche per la parte affidata con gara, rimane al concessionario, e questo mette le imprese affidatarie in condizioni svantaggiate: la direzione lavori andrebbe affidata a funzionari del Ministero delle Infrastrutture».

RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA

Ance, Anci e Enea hanno firmato oggi un accordo per realizzare una stretta comune collaborazione ai fini della riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico con criteri di efficienza energetica e messa in sicurezza antisismica, e per il riassetto idrogeologico del territorio. In occasione della firma con il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti e il Commissario dell'Enea Giovanni Lolli, il presidente dell'Anci Piero Fassino ha sottolineato "l'importanza dell'accordo e gli obiettivi comuni tra Anci e Ance nel far ripartire una politica di investimenti, per le città e le infrastrutture".
"Il governo – dice Fassino – ha assunto provvedimenti importanti, sull'edilizia scolastica, il dissesto idrogeologico, e come già l'esecutivo Letta per il programma ambizioso sulle Smart Cities".
"Tuttavia – ha aggiunto Fassino – per rilanciare gli investimenti sono necessarie alcune cose:
1) il superamento, non solo l'allentamento o la riforma, del Patto di stabilità interno. Forse anni fa è stato giusto inserirlo, per dare una regolata alla spesa dei Comuni; ma ora non ha più senso;
2) Fiscalità locale, i Comuni devono poter essere titolari di un'autonomia ben più ampia di quella attuale: quando parlo con i sindaci di grandi città europee mi dicono che per stimolare gli investimenti privati hanno ampio margine per introdurre sgravi selettivi, mirati, la nostra possibilità è quasi nulla;
3) drastica riduzione degli adempimenti burocratici: su questo bisogna essere rivoluzionari io sono un moderato ma su questo divento giacobino. Bisogna semplificare di brutto, anche correndo qualche rischio di scontare qualche eccesso; e bisogna avere la forza di affrontare di petto resistenze burocratiche e corporative;
4) le risorse pubbliche resteranno poche, dobbiamo puntare sulla partnership pubblico-privata, dobbiamo inventarci meccanismi anche innovativi".


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