Lavori Pubblici

Cmc chiude il 2013 con 10 milioni di utile e chiede al Governo sostegno per l'estero

E.T.

L'Ad della cooperativa ravennate Dario Foschini: bene il piano sull'edilizia scolastica, ma bisogna creare un terreno favorevole per chi lavora oltre confine. Cina «pigliatutto» in Africa

Cmc chiude il 2013 con un utile netto di 10 milioni e vede crescere il portafoglio ordini grazie alle attività estere. È un bilancio positivo quello illustrato da Dario Foschini, amministratore delegato della cooperativa ravennate delle costruzioni specializzata nella realizzazione e gestione di grandi reti infrastrutturali, dalle autostrade ai porti. Grazie alla presenza al di fuori dei confini nazionali, Cmc é riuscita a parare i colpi della crisi, ma oggi Foschini lancia un appello al governo: «In Italia è finita l'epoca delle grandi opere. Il settore delle costruzioni si deve rilanciare puntando sulla manutenzione: serve una grande azione di rifacimento e ristrutturazione da applicare sia sulla rete stradale che sugli edifici». E in questo senso la decisione del governo di
ristrutturare le scuole «si muove nella giusta direzione». L'altra richiesta riguarda, invece, l'attività all'estero: «Quando andiamo a cercare contratti - spiega l'ad - ci sentiamo soli. Manca una visione strategica della politica estera finalizzata a creare un terreno favorevole per le aziende che operano al di fuori dei confini nazionali».

In altre parole, secondo Foschi, servirebbe che «lo Stato ci mettesse il suo timbro facendo capire ai Paesi nei quali investiamo che dietro le nostre aziende c'é la bandiera dell'Italia». L'ad di Cmc spiega che il pericolo maggiore viene da Pechino: «Oggi la nostra principale difficoltà è far fronte alla presenza cinese che ci fa concorrenza con una politica di bassi prezzi. Pechino - spiega l'ad di Cmc - sta mettendo le mani su tutta l'Africa e noi sentiamo il bisogno di essere sostenuti dal governo».

Non mancano gli esempi concreti: «In Algeria le aziende cinesi stanno strappando molti contratti, eppure quel Paese ha deciso di offrire una quota significativa di lavori a imprese italiane che garantiscono una più elevata qualità. Solo che Algeri si aspetta un confronto con il governo italiano per inquadrare quegli investimenti in una strategia più complessa di relazioni fra i due Paesi. È proprio questa la strada - spiega Foschini - che dobbiamo necessariamente seguire».
Del resto, i numeri di Cmc parlano chiaro e dimostrano l'importanza delle attività al di fuori dei confini nazionali. Dei 7.800 dipendenti, solo un migliaio lavora in Italia, il resto all'estero. Il portafoglio ordini é aumentato nel 2013 da 2,83 a 2,97 miliardi, ma mentre quello in Italia é sceso da 1,7 a 1,6 mld, all'estero si é incrementato da 1,1 a 1,3 mld.

All'estero Cmc ha contratti in Africa (Algeria, Angola, Mozambico, Sud Africa, Zambia, Lesotho), in Asia (Cina, India, Nepal, Singapore, Libia), in Europa (Belgio e Bulgaria) e in America Latina (Cile). E di recente la cooperativa ravennate ha fatto il suo ingresso in territorio statunitense rilevando un'importante società locale.
In Italia Cmc é impegnata nella costruzione di una galleria esplorativa in val di Susa per la Tav Lione-Torino e ha contratti legati alla base militare Dal Molin di Vicenza, ai porti
di Piombino e Molfetta, oltre a una serie di progetti autostradali in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Sicilia.

Gli altri dati di bilancio di Cmc mostrano tutti risultati in crescita rispetto al 2012. Il valore della produzione é salito da 908 milioni a un miliardo l'Ebitda da 85,7 a 98,2 milioni. Il cash
flow é passato da 54,9 a 65 milioni, il patrimonio netto da 1,3 a 1,5 milioni e la posizione finanziaria netta dal 24,0% al 24,8 per cento.


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