Lavori Pubblici

Cdp: fondi per 2 miliardi rimasti inutilizzati nelle casse di 6.317 comuni

Massimo Frontera

Cassa depositi: concessi mutui per finanziare 49mila appalti, rimasti congelati. Primo indiziato il patto di stabilità. Dall'istituto una guida per non perdere le risorse

Ci sono 6.317 enti locali - tra comuni e province - che hanno complessivamente ottenuto da Cassa depositi mutui per finanziare circa 49mila appalti di lavori o forniture (in ogni caso investimenti in conto capitale). Una montagna di prestiti che però - da quasi un anno e mezzo - risulta completamente congelata. Da gennaio 2013, spiegano i tecnici di Cassa depositi e prestiti, gli enti hanno smesso di chiedere le somme per le quali avevano acceso i mutui. Su queste somme, tuttavia, gli enti hanno non hanno smesso di pagare i relativi oneri. Una vera e propria anomalia che ha una dimensione impressionante.

«Si tratta di quasi 2 miliardi di euro», spiega il direttore generale della Cassa depositi e prestiti, Matteo Del Fante, che sottolinea come Cdp stia effettuando «una campagna massiva di comunicazione verso gli enti perché possano riutilizzare queste risorse per finanziare nuovi investimenti, o ridurre posizioni debitorie».

Ammonta dunque a 2 miliardi circa la quota di questi prestiti, chiesti e ottenuti dall'ente, il cui "tiraggio", in base all'avanzamento dell'opera, si è interrotto. Due miliardi destinati a investimenti in conto capitale che però non si traducono in spesa effettiva e, dunque, non entrano nel circuito economico, ma che tuttavia continuano a produrre oneri che pesano sui bilanci degli enti locali.

La dimensione di questa anomalia è tale che in questi giorni Cdp sta scrivendo a ciascuno di questi 6.317 enti per ricordargli tutti i prestiti che, per così dire, non danno più segni di vita. Offrendo all'ente anche la possibilità di abbattere gli oneri di questi prestiti al momento inutilizzati.
Ma in cosa consiste questa anomalia? E soprattutto perché si è creata?

Il portafoglio di questi finanziamenti, spiega Cdp, ha due componenti principali. Il primo insieme è costituito da somme residue rispetto ai prestiti originariamente accesi, include somme pari al 5% del prestito ottenuto e comunque non superiori a 5mila euro. Complessivamente questa componente vale 127 milioni. Cdp non esclude che questi "spiccioli" possano addirittura essere somme di cui l'ente ha perso memoria e che potrebbero invece essere semplicemente richieste.

La vera anomalia sta invece nella componente di maggiore dimensione, che ammonta a 1,8 miliardi di euro. Si tratta effettivamente di prestiti che gli enti hanno chiesto (fino al 31 dicembre 2012), ma che da gennaio 2013 non vengono appunto utilizzati. Perché?
Cdp suggerisce alcune spiegazioni. Il primo indiziato è il patto di stabilità che, peraltro, da gennaio 2013 è stato esteso agli enti locali di piccola e media dimensione (tra mille e 5mila abitanti). Se l'ente è al limite della spesa consentita e ha l'handicap di dover registrare il movimento del mutuo Cdp solo in uscita allora si blocca. A rafforzare questo vincolo c'è poi il limite all'indebitamento degli enti locali per nuovi mutui (articolo 204 del testo unico degli enti locali). Il limite è oggi fissato all'8%. È un po' meno angusto rispetto a quello del 4% voluto dal governo Monti, ma è pur sempre la metà circa di quello in vigore fino al febbraio 2011 (15%).

A queste cause di matrice contabile si aggiungono le patologie del sistema degli appalti. Il contenzioso segue ormai come un'ombra qualsiasi appalto ed è la principale causa del mancato avvio dell'opera (in questo caso l'intero importo chiesto dall'ente a Cdp resta inutilizzato) oppure dell'interruzione a causa di variazioni in corso d'opera.
Il blocco del cantiere per imprevisti o - con sempre maggiore frequenza - per il fallimento dell'impresa costituiscono altri motivi che alla fine producono l'interruzione del lavoro e, dunque, dei pagamenti.

Sulla scorta di queste considerazioni, Cdp sta appunto proponendo agli enti locali modalità per ridurre il finanziamento richiesto o per utilizzarlo diversamente, in base alle opzioni possibili previste nella circolare dell'ente n.1280/13 .


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