Lavori Pubblici

Acqua: il Tar Lombardia respinge il ricorso dei referendari, salve le tariffe dell'Autorità

Giorgio Santilli

Il Tar Lombardia ha respinto il ricorso dei movimenti referendari dell'acqua e delle associazioni dei consumatori sulla tariffa idrica determinata dall'Autorità per l'energia elettrica, il gas e i servizi idrici. Si tratta di una sentenza molto attesa perché l'accoglimento del ricorso da parte del Tar avrebbe di fatto messo in discussione l'intero impianto tariffario costruito dall'Autorità dal 2012 a oggi.
Viceversa la bocciatura del ricorso dà stabilità al sistema tariffario dell'Aeegsi e alle previsioni di investimenti collegati alla tariffa dei gestori idrici. Occorre ricordare, inoltre, che il ricorso riguardava il metodo tariffario transitorio (Mtt) approvato dall'Autorità con la delibera 585/2012, ma che in sostanza l'effetto si sarebbe esteso anche al metodo tariffario idrico (Mit) definitivo approvato dall'Autorità con la delibera 643/2013.

Il ricorso contestava la legittimità dell'inserimento degli oneri finanziari pagati per la realizzazione degli investimenti fra i costi che possono essere coperti con la tariffa. Secondo i referendari questa decisione riproduceva un modello molto simile a quello abrogato dal referendum del 2011 riproponendo in modo surrettizio una forma di «remunerazione del capitale investito» oggetto del quesito referendario.
L'Autorità fa invece riferimento al principio fondamentale del «full cost recovery» richiamato nelle direttive europee, nella legislazione nazionale e anche dalla sentenza della Consulta che aveva ammesso il quesito referendario. Il Tar da una parte ha richiamato che «il servizio idrico integrato deve essere qualificato come servizio di interesse economico (secondo la definizione di cui alla nota sentenza della Corte costituzionale 325/2000), caratterizzato, quanto ai profili tariffari, dalla necessità della copertura integrale dei costi».

Il Tar ripete in più punti della sentenza che l'interpretazione della disciplina legislativa data dai referendari non è corretta sotto il profilo strettamente giuridico, ma attiene invece alla sfera politica. «Ritiene il collegio che l'interpretazione del vigente articolo 154, comma 1, del Dlgs 152/2006 propugnata dalle ricorrenti - afferma la sentenza del Tar Lombardia - come già ribadita in precedenza, non sia conforme allo stato attuale della legislazione e rifletta invece gli obiettivi politici - legittimi, si intende - perseguiti da molte associazioni e comitati, obiettivi che potrebbero però essere assicurati soltanto da un radicale intervento del legislatore e non dalla - limitata peraltro - abrogazione della norma che garantiva una remunerazione del capitale "adeguata", vale a dire certa ed idonea come tale da assicurare l'afflusso di investimenti privati».


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