Lavori Pubblici

Roma, chiuse un quarto delle imprese edili - Il settore chiede «una scossa»

Francesco Nariello

Documento di costruttori, professionisti, sindacati edili: «Il Comune deve tornare a investire nelle opere pubbliche: manutenzione di strade e scuole, assetto del suolo, periferie»

Sbloccare in tempi brevi tutte le opere cantierabili, inclusi i tanti micro-interventi già previsti sul territorio cittadino, dando priorità ai temi delle infrastrutture viarie, delle scuole e dell'emergenza abitativa. Ma anche ristabilire la sicurezza sul fronte del dissesto idrogeologico e puntare sul capitolo della riqualificazione urbana. Sono alcune delle richieste avanzate, in un documento congiunto presentato oggi a Roma, da associazioni imprenditoriali (Acer, Cna Roma, Federlazio, LegaCoop Lazio), sindacati (di categoria, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, e a livello regionale) e ordini professionali provinciali (architetti, ingegneri e geometri) per il rilancio del settore delle costruzioni nella Capitale.

Il punto di partenza dell'appello rivolto a Comune e Regione è la necessità di "cambiare passo" per provare a risollevare il settore dalla crisi che l'ha pesantemente colpito, e di cui sono stati forniti gli ultimi dati. I quali descrivono un sistema delle costruzioni che, a Roma, ha visto il crollo del 25% degli investimenti tra il 2009 e il 2013, con 2 miliardi di euro in meno a disposizione. Sono state circa 3mila le imprese a chiudere i battenti, quasi una su quattro (-23,7%). Devastante l'impatto sull'occupazione, con 27mila addetti persi nell'edilizia negli ultimi 5 anni (-39,7%), per 24 milioni di ore lavorate in meno (-40,7%).

Difronte a uno scenario di questo tipo - secondo associazioni datoriali, sindacati e professionisti, occorre individuare "le azioni necessarie a far fronte alle emergenze e a ai fabbisogni primari della città". Bisogna innanzitutto, si legge nel documento congiunto, "affrontare le priorità", a partire dalla manutenzione straordinaria di un patrimonio viario ed edilizio degradato: non attraverso interventi "spot" e superficiali, ma con una programma pluriennale di opere. Da mettere in sicurezza, a Roma, ci sono 5.500 km di strade, per le quali servono 230 milioni l'anno per cinque anni.

Altre priorità sono l'adeguamento del patrimonio scolastico e immobiliare pubblico - dalla manutenzione (sia ordinaria che straordinaria) a veri e propri interventi di demolizione e ricostruzione - e l'emergenza abitativa, dando risposta alla forte domanda dalle fasce di cittadini meno abbienti, che non possono permettersi una casa a prezzi di mercato (40-50mila famiglie). Da non trascurare infine, "l'esigenza di portare a compimento la manovra urbanistica attuativa del Prg", a partire dai programmi di recupero e riqualificazione urbana.

La strada obbligata, in ogni caso, è intervenire in tempi rapidi - iniziando dai progetti cantierabili - senza perdere tempo. Come ha ribadito, a nome delle associazioni imprenditoriali presenti, il presidente dell'Acer, Edoardo Bianchi: «Sull'urbanistica - ha detto - ci sono almeno dieci tavoli aperti, ma su nessuno abbiamo ancora messo il punto. Si pensi al bando 355 del 2004 sull'housing sociale, che darebbe il via a più di 5.500 alloggi: sono passati 10 anni e nulla si è mosso. E' ora di sbloccare questa partita. Come tante altre, anche sul fronte rigenerazione urbana. In una fase così complicata, non si può pensare di riformare tutta la materia urbanistica - come si sta cercando di fare -, bisogna invece partire con le opere già impostate. Quanto tempo ci vuole per rimodulare le gare e avviare i cantieri dei tanti microinterventi fermi a Roma?».

Il problema, continua Bianchi, «è che il bilancio è bloccato, perchè il 95% delle risorse è utilizzato per le spese correnti. La nostra non è un'iniziativa contro l'amministrazione attuale, anche se finora mancano risultati concreti. Chiediamo un confronto e risposte concrete».
Da inizio crisi a oggi, «30mila lavoratori hanno perso lavoro nel settore costruzioni a Roma e provincia, 50mila nel Lazio», ha ricordato Anna Pallotta, segretario generale Feneal Uil Roma, intervenuta in rappresentanza delle sigle di categoria. «Chi ha resistito di più - ha precisato - è il lavoro specializzato. A perdere l'occupazione è sopratutto la manovalanza, che si riversa nella periferie e in provincia romana, generando emergenza sociale. Chiediamo all'amministrazione di uscire dal labirinto delle incertezze. Occorre una strategia di azioni urbanistiche programmatiche che metta al centro il lavoro e il settore delle costruzioni. Dal cui rilancio può partire il rilancio dell'economia cittadina».


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