Lavori Pubblici

Pietro Salini: La nostra è una politica di prudenza, puntiamo su Australia, Libia e Qatar

Massimiliano Carbonaro

«La nostra è una politica di prudenza la stiamo applicando da per tutto e se Dio è neutrale, paga». È con queste parole che viene commentato il piano industriale di Salini Impregilo dall'ad Pietro Salini, che prevede entro il 2017 una crescita dei ricavi fino a 7 miliardi di euro in un trend dai 3,9 del 2013. Un risultato forte di nuovi ordini per 8,6 miliardi di euro di cui 5,7 miliardi nel settore delle costruzioni.

«Eccoci qua – ha affermato l'Ad durante la presentazione a Milano del primo piano industriale dopo la fusione con Opa tra Salini e Impregilo e del bilancio 2013 – siamo il player delle costruzioni che volevamo». Un piano ambizioso di crescita basato – ha spiegato Salini – su un 70% circa di lavori già presi. «E' un'analisi ben precisa – ha aggiunto – frutto di opere che hanno un nome e un cognome» e con alcune aree geografiche più strategiche di altre. In particolare si sottolineano le iniziative a Riyad, in Libia (nonostante le complicazioni attuali dal punto di vista ambientale), in Australia (perché è un Paese in fortissima crescita) e in Qatar (sono in programma numerose nuove infrastrutture).

Per le aree geografiche prese in considerazione e le infrastrutture che vengono considerate interessanti da realizzare si calcola un monte interventi di 550 miliardi di euro: questo è il punto di riferimento a cui guarda Salini Impregilo puntando ad accaparrarsene una fetta un po' superiore al 5%. Ovviamente durante la presentazione è stata sottolineata a più riprese come l'unione di due società come Salini e Impregilo sia filata liscia e in tempi molto rapidi, ma una delle conseguenze neppure tanto banale di una società così articolata riguarda l'utilizzo dei macchinari specialistici che possono essere impiegati con una logistica più efficiente. Comunque piano ed ambizioni sono stati ben accolti e valutati positivamente dalla Borsa che ha registrato pochi minuti dopo la conclusione della presentazione un progresso dell'1,21% a 4,504 euro dopo aver toccato un massimo di 4,60 euro.

Nel dettaglio il piano molto articolato mentre punta a consolidare il ruolo del gruppo a livello mondiale, pensa anche a snellire al suo interno quanto non è più considerato strategico. In primis è stata confermata la cessione di Todini Costruzioni Generali entro il 2014 per cui ci sono già contatti in corso. Ma non è l'unica cessione prevista per questo anno, visto che il gruppo Salini Impregilo si appresta anche a cedere la controllata Fisia Italy Impianti dopo aver venduto la Fisia Babcock alla Nippon Steel: anche su questo fronte ci sarebbe trattative avviate. Ma il Gruppo sta anche esaminando opportunità di acquisizioni nel mondo: ma su questo versante l'ad Salini non ha voluto fornire dettagli né sul tipo di business né sull'area geografica a cui si stanno rivolgendo.


Ma a tenere banco sono le cessioni in vista perché con queste si consoliderà la cassa del gruppo che già prevede un aumento di capitale pari al 10% dell'attuale capitalizzazione e il collocamento di un'ulteriore quota pari al 5% del capitale presso investitori istituzionali. «Con la cassa che abbiamo – ha commentato – prevediamo di poter finanziare la nostra crescita in modo organico, ma anche per linee esterne: in questo caso ci sono tante cose interessanti. Siamo cash positive per cogliere le occasione e avere un rating sufficiente per operazioni di un certo tipo». Mentre sul fronte concessioni autostradali la Salini Impregilo vede il suo impegno sempre più ridotto, come per altro ha mostrato uscendo dalla nuova tangenziale di Milano, la Tem, perché considera i rendimenti di questo settore troppo basso.


© RIPRODUZIONE RISERVATA