Lavori Pubblici

Lupi: «Nuovi incentivi fiscali a chi investe in banda larga»

Giorgio Santilli

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi annuncia anche la riforma della legge obiettivo e attacca l'Autority sugli appalti: «Non si tiene in piedi un'Autorità per una banca dati»

Il Governo spinge sugli incentivi, anche fiscali, per chi realizza infrastrutture immateriali e digitali. Si estenderanno agli investimenti per la banda larga le defiscalizzazioni e i crediti di imposta che oggi si applicano al project financing per autostrade e altre opere materiali realizzate con capitali privati. «Abbiamo pronta per i prossimi giorni una norma già discussa con il presidente Renzi che equipara le infrastrutture immateriali a quelle materiali», dice il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che sta anche scrivendo la riforma della legge obiettivo e quella del codice degli appalti. «Non vedo perché gli investimenti per l'estensione della banda larga non possano entrare nella legge obiettivo o godere dei benefici fiscali che oggi sono riservati agli investimenti privati in autostrade o altre infrastrutture materiali».

Per la riforma della legge obiettivo lo slogan è «meno reti, più nodi» e di città si parlerà molto anche nel semestre italiano di presidenza Ue, con l'obiettivo di spostare fondi Ue verso gli investimenti urbani. Ma Lupi ha anche un pacchetto di riforma ambiziosissimo: il Cipe, una nuova legge urbanistica, il trasporto locale, il piano aeroporti e i porti. «Ora dobbiamo accelerare e utilizzare il lavoro impostato in questi dieci mesi. Passata l'emergenza, nelle prossime settimane faremo subito trasporto locale, piano aeroporti e legge sui porti».

Andiamo per ordine, ministro Lupi. È soddisfatto del decreto casa?
Sapevamo che questo non era il provvedimento di rilancio complessivo dell'edilizia, ma un decreto necessario per affrontare un'emergenza sociale sotto gli occhi di tutti. Abbiamo però deciso di affrontarla con strumenti innovativi, da una parte sostenendo le famiglie in difficoltà, dall'altra incentivando e garantendo chi affitta la propria casa. La cedolare secca al 10% è ai minimi possibili, le norme che vietano l'allacciamento dell'elettricità e dei servizi per le case occupate e quelle che danno certezza del pagamento del canone sono un segnale chiaro di tutela dei proprietari.
L'incentivo ai contratti a canone concordato funzionerà?
Mi paiono significativi i dati che mi ha trasmesso l'Economia. I contratti sono aumentati a 200mila. In questo momento di difficoltà è uno strumento da difendere e rafforzare, come stiamo facendo.
E l'Imu ridotta al 4 per mille per chi affitta? Battaglia persa?
Ne abbiamo discusso fino a ieri, non mi do per vinto. Tornerò alla carica anche nella conversione in Parlamento.
Per il mercato libero che cosa fate?
Ce ne siamo occupati con il fondo Plafond Casa della Cassa depositi e prestiti destinate alle banche per rilanciare mutui all'acquisto e alla ristrutturazione di casa. Sono certo che lo strumento sia buono, ora dobbiamo verificare che effettivamente funzioni: settimana prossima farò una riunione con l'Abi.
C'è anche la norma per favorire nuovi interventi in social housing ma che in realtà consente interventi molto più ampi.
L'obiettivo è sbloccare 1,3 miliardi rimasti fermi del Fia (Fondo investimenti per l'abitare) istituito presso la Cassa depositi e prestiti, consentendo anche la conversione in corsa dei piani che sarebbero inutilizzabili, a condizione che ci sia una quota di investimento in alloggi sociali. Per questo mettiamo anche 100 milioni a disposizione dei Comuni per fare intese con soggetti privati. È un tentativo di riqualificare le periferie con piani tipo "contratti di quartiere" di qualche anno fa.
Il decreto è alimentato con risorse che arrivano da opere definanziate.
Quello è ormai il nostro metodo, dal decreto del fare in avanti. Prendere risorse da opere bloccate e spostarle su opere che tirano, salvo poi rifinanziare più avanti quelle definanziate. E dobbiamo continuare anche con un attento monitoraggio per far sì che questo meccanismo funzioni anche se le opere finanziate non riescono a spendere.
Ora quali sono le sue priorità?
Dobbiamo continuare a semplificare le norme per le imprese e dobbiamo affrontare il nodo dell'invenduto. La prima riforma da fare, per quanto mi riguarda, è quelle del Cipe perché il comitato è importante nella politica delle infrastrutture ma le procedure sono assurde. Abbiamo ancora delibere di agosto e settembre ferme, alla Corte dei conti si fermano tre mesi. Tempi ormai incompatibili con l'azione di governo. Poi abbiamo il piano aeroporti, che porteremo entro qualche settimana all'approvazione definitiva, la riforma dei porti e la riforma del trasporto locale.
Per il trasporto locale passate ai costi standard?
Sì ma pensiamo a un piano industriale di cinque anni che ci consenta di programmare anche i nuovi investimenti.
Ha anche in progetto di "prendersi" l'Autorità di vigilanza sugli appalti?
Prendermi? No. Dico che l'Autorità è un costo pesante per le imprese e che quelle funzioni possono essere ripartite fra l'Antitrust e il ministero a costi ridotti. Non si tiene in piedi un'Autorità per una banca dati.
Pensa anche alla riforma del codice degli appalti.
Sì e, con la riforma del titolo quinto, anche alla riforma della legge urbanistica. Bisogna semplificare e facilitare gli investimenti nelle città.


© RIPRODUZIONE RISERVATA