Lavori Pubblici

Cartello del cemento, il tribunale Ue respinge i ricorsi di Buzzi Unicem e Italcementi

Giuseppe Latour

L'attività della Commissione è stata in linea con le regole comunitarie. Ha deciso questo il Tribunale dell'Unione europea nella sua sentenza di venerdì sulla causa che vede coinvolte anche Buzzi Unicem e Italcementi. Le indagini svolte dall'Antitrust europeo sul presunto cartello che avrebbe regolato il mercato del cemento, allora, sono state svolte in maniera perfettamente legittima. E i ricorsi delle società sono stati, così, respinti.

La controversia prende le mosse nel 2010, quando la Commissione informa alcune aziende, tra le quali Buzzi Unicem e Italcementi, di avere avviato un procedimento nei loro confronti, "per presunte infrazioni dei Trattati consistenti in restrizioni dei flussi commerciali nello Spazio economico europeo (See), ripartizione del mercato, coordinamento dei prezzi e connesse pratiche anticompetitive nel mercato del cemento e dei prodotti ad esso correlate". L'Antitrust europea si era convinta che avessero messo in pratica condotte anticoncorrenziali. Nell'accordo, secondo le ricostruzioni, sarebbero state coinvolte altre società oltre a Buzzi e Italcementi: la messicana Cemex, la svizzera Holcim, le tedesche HeidelbergCement e Schwenk Zement. L'intesa avrebbe orientate il mercato dell'Unione europea, quello svizzero e alcune zone del Sudest europeo fuori dall'Ue.

Chiusa la fase di indagine, il 30 marzo del 2011 la Commissione ha adottato la decisione n. 2356. E ha richiesto alle aziende di rispondere a un questionario particolarmente ampio, composto da 79 pagine e costituito da undici serie di domande. Alle società la decisione non è piaciuta, per la genericità delle contestazioni e perché le domande imponevano una mole di lavoro considerata eccessiva. Così, tutte insieme, hanno deciso di impugnare in blocco i provvedimenti di Bruxelles.
Nella sua decisione il Tribunale ha, nella sostanza, dato ragione alla Commissione. E ha confermato la legittimità delle richieste fatte ai cementieri. Secondo i giudici le spiegazioni fornite dall'esecutivo comunitario sono sufficienti: "Le descrizioni delle presunte infrazioni – spiega la sentenza - pur se enunciate in termini molto generali, che avrebbero meritato di essere precisati, presentano il grado minimo di chiarezza per poter essere considerate conformi ai requisiti del diritto dell'Unione".
Anche la mole di lavoro eccessiva non è un elemento rilevante. "Non possono essere validamente contestati – si legge ancora - la rilevante mole di lavoro generata dal volume delle informazioni richieste e l'elevatissimo grado di precisione del formato della risposta imposto dalla Commissione". Questo onere "non è sproporzionato, considerate le esigenze dell'inchiesta e l'ampiezza delle presunte infrazioni".


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