Lavori Pubblici

Buzzetti (Ance): «Concordato preventivo troppo facile, qualcuno ne approfitta»

Alessandro Arona

Il presidente dei costruttori: «Non sempre è in situazione pre-fallimentare chi l'utilizza, bisogna mettere dei limiti sennò si produce l'effetto di mandare in crisi le imprese "a valle"»

«Il concordato preventivo è diventato di accesso un po' troppo facile – dice il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti – ho la sensazione che molte imprese che vi accedono non siano messe poi così male. Ma questo rischia di mettere in difficoltà tutte le imprese a valle, o consorziate».
Buzzetti non sottovaluta la portata della crisi, sottolinea semmai gli effetti perversi di una normativa che negli ultimi anni ha favorito il ricorso al concordato in continuità.

Che sta succedendo alle imprese di costruzione, presidente?
Stanno saltando le imprese di riferimento regionale, senza dubbio. Ma c'è anche qualcosa che non va nel meccanismo del concordato preventivo. Io non ho elementi certi per dirlo, ma mi sembra che il concordato stia diventando di troppo facile accesso, anche da parte di imprese che forse non sono proprio in situazione pre-fallimentare. Però con il concordato si bloccano tuttui i pagamenti, e così si rischia di far fallire le imprese cghe stanno a valle, anche se non sono direttamente in crisi. È comunque positivo, in materia di subappalti, che con la legge Destinazione Italia si sia stabilito che se l'impresa affidataria è in crisi di liquidità, la stazione appaltante possa pagare direttamente il subappaltatore.

Comunque la crisi delle imprese non è solo nel numero dei concordati, ma anche nei fallimenti e nelle liquidazioni volontarie.
Sì, certo, negli ultimi anni sono fallite 13.500 imprese di costruzione, su un totale di circa 50mila aziende edili. Negli ultimi anni si è fatto pagare la crisi alle nostre imprese e ai professionisti del settore, pensando che durasse poco, frenando la spesa con i meccanismi assurdi del Patto di stabilità interno e del blocco dei pagamenti. Cinque ani fa il sistema delle imprese era sano!
E poi si è aggiunta questa valutazione di rating fatta dalle banche, che ha colpito in modo pregiudiziale tutte le imprese del settore, con una riduzione dei prestiti alle imprese di costruzione pari a 70 miliardi di euro negli ultimi anni. Stiamo ragionando insieme
a Bankitalia perché le banche elaborino un rating effettivo, che badi alla sostanza sulla solidità delle imprese che richiedono prestiti, e non giudichino sulla base di un pregiudizio negativo nei nostri confronti. Se una ripresa è in arrivo, insomma, dobbiamo sostenerla con il credito. Dobbiamo far riprendere il paese attraverso l'edilizia.

Chiusure e fallimenti in alcuni casi hanno aperto la strada ad acquisizioni di commesse o rami d'azienda da parte di imprese più solide, come il caso della veneta Carron che ha fatto shopping in Trentino Alto Adige. Come si sta riorganizzando l'offerta, vede un processo di aggregazione?
No, francamente non vedo grandi acquisti nel settore, c'è molta prudenza. Per il momento non c'è più concentrazione, anzi, stanno fallendo molte imprese medio-grandi.

Chi lavora all'estero si salva dalla crisi? Ci sono in effetti alcune eccezioni, come Bentini, Seli, Valdadige...
Le grandi imprese stanno andando bene, senza dubbio grazie all'estero. Ma lavorare fuori Italia non è la opanacea di tutti i mali. Le imprese medie e piccole per essere forti all'estero devono essere prima forti a casa, è difficile per le Pmi avere una quota prevalente di estero, come Ghella o Salini Impregilo.


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