Lavori Pubblici

Scuole, 2,2 miliardi di finanziamenti bloccati in 10 differenti piani

Giorgio Santilli

Quando Matteo Renzi parla di due miliardi a disposizione per l'edilizia scolastica, sa bene di cosa parla: un rapporto ministeriale di monitoraggio dei fondi spiega con precisione minuziosa come 2.164 milioni siano bloccati (e dispersi) in dieci differenti piani che sono stati lanciati dal 2002 a oggi. Una giungla di migliaia di progetti spesso finanziati e non partiti oppure risorse stanziate e mai assegnate o ancora procedure appena avviate come quella per i 150 milioni disposti dal «decreto del fare» già assegnati a 692 interventi per cui proprio il governo Renzi venerdì scorso ha dovuto varare una norma di proroga al 30 aprile 2014 del termine fissato al 28 febbraio per l'aggiudicazione degli appalti: come ha detto il ministro Giannini, 485 progetti su 692 erano in ritardo e rischiavano il definanziamento.

Viceversa, rimettere sui binari giusti e accelerare il piano che aveva lanciato Letta è proprio quello che Renzi vuole fare per avviare il suo piano. Due miliardi da sbloccare ma intanto si partirà facendo decollare davvero quei 150 milioni previsti dal «decreto del fare» insieme ai 300 milioni (100 milioni l'anno per il triennio 2014-2016) affidati direttamente all'Inail sempre dal «decreto del fare» per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Se si aggiungono altri 60 milioni già disponibili per l'Inail dal 2012, ecco che si arriva a quei 500 milioni che i collaboratori di Renzi considerano la prima tranche da cui partire per i lavori della prossima estate annunciati dal premier.

D'altra parte, a quel piano lanciato da Letta Renzi farà riferimento anche per quel che riguarda i poteri speciali da attribuire ai commissari che dovranno tentare di accelare gli interventi: il Miur sta infatti mettendo a punto, d'intesa con Palazzo Chigi, il testo del Dpcm che definisce i poteri derogatori. I commissari saranno gli stessi sindaci o i presidenti di provincia.
Per il resto, si tratta di immergersi proprio da Palazzo Chigi nella giungla dei vecchi piani per tentare un coordinamento e uno sblocco.

Rispondono a cinque diverse norme i piani localizzati per competenza al ministero dell'Istruzione. I 100 milioni della legge 183/2011 (articolo 33, comma 3) sono totalmente fermi: il 60% va destinato a messa in sicurezza, adeguamento antisismico e ricostruzione in Emilia-Romagna. Sempre dalla stessa legge, ma al comma 8 dell'articolo 33, arrivano i 98 milioni confluiti nel fondo unico del Miur ripartiti per 38 milioni destinati a interventi da realizzarsi tramite fondi immobiliari e per 60 milioni all'Emilia-Romagna.
Ci sono poi altri 70.662.703 euro derivanti dal decreto legge 137/2008 e da revoche di risorse bloccate che pure sono confluiti nel fondo unico e dovranno essere ripartiti fra le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Altri 20 milioni dalla legge finanziaria 2008 e devono essere ripartiti con un Dpcm su cui la Conferenza unificata ha sollevato diverse obiezioni. Per chiudere il conto del Miur ci sono poi i 150 milioni del «decreto del fare» (69/2013) di cui si è già detto.

Del capitolo Inail si è detto (in tutto 360 milioni), mentre anche le Regioni hanno una dote in forma di mutui trentennali da 40 milioni annui dal 2015 che per ora si traducono in una disponibilità effettiva per 150 milioni. Anche qui le domande sono già arrivate ma il collegamento con le risorse non è così automatico.

C'è poi la dote del ministero delle Infrastrutture e del Cipe che si è concretizzata finora in due differenti piani straordinari, a loro volta articolati in due stralci. Il primo piano è stato avviato nel 2002 e prevede due stralci rispettivamente per un importo di 488 e 110 milioni. Questi due piani stralcio hanno pianificato 1.592 interventi di cui 536 completati (per un valore di 148 milioni di euro), 822 in corso di esecuzione (per un valore di 258 milioni di euro), 234 da avviare (per un valore di 82 milioni di euro). Il secondo programma straordinario, a sua volta articolato in due stralci, è più recente e prevede 3.515 interventi finanziati con 617 milioni del Fondo sviluppo e coesione: finora erogato il 39% pari a 235,5 milioni.


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