Lavori Pubblici

Per le scuole piano da 500 milioni, i sindaci faranno i commissari

Massimo Frontera e Giorgio Santilli

Si partirà con l'avvio immediato dei 450 milioni messi a disposizione dal decreto del fare, per cui i comuni hanno presentato già progetti per oltre un miliardo di euro. Si sceglieranno i lavori considerati cantierabili e più urgenti in termini di sicurezza. Ma per il «programma straordinario scuole» voluto fortemente da Matteo Renzi come segno della rinascita del Paese il governo cercherà di attivare in tempi rapidisssimi anche 850 milioni di mutui Cdp e Bei già previsti dal decreto legge 104 e un altro miliardo di fondi incagliati da precedenti piani di edilizia scolastica.
In tutto 2-2,5 miliardi che daranno spessore al programma annunciato dal premier, sempre che il governo sia capace di attivare effettivamente le risorse.
L'ipotesi è di potenziare la prima tranche del piano, che porterà ai lavori tra il 15 giugno e il 15 settembre, almeno con una quota di queste risorse aggiuntive. Anche per i 450 milioni di partenza, per altro, si devoo mettere a punto diversi aspetti perché se 150 milioni sono stati già messia disposizione dalla Ragioneria, altri 300 dovranno arrivare dall'Inail, con una formula che è ancora allo studio.

Quello finanziario non è, però, l'unico problema che il governo dovrà affrontare per far decollare effettivamente i progetti di edilizia scolastica: nei dieci anni che vanno dal 2004 al 2013 poco è effettivamente partito a dispetto di tanti annunci fatti e le risorse bloccate fra numerosi e sparpagliati piani centrali e locali ammontano a 2,5 miliardi.

Un nodo decisivo per la riuscita stessa del programma sarà quello del coordinamento delle competenze: anzitutto, all'interno del governo, perché da anni i ministeri si fanno una guerra di competenze che anche Enrico Letta aveva tentato di affrontare istituendo una «cabina di regia» a Palazzo Chigi; e poi sul territorio perché, al solito, la giungla delle sovrapposizioni e delle autorizzazioni blocca l'avvio concreto dei cantieri anche quando i progetti sono disponibili.
Su questo secondo punto, il governo ha già un provvedimento pronto: l'ipotesi è quella di affidare poteri commissariali ai sindaci sul modello adottato in Emilia-Romagna. Sul punto del coordinamento dei poteri, l'orientamento di Renzi sarebbe di affidare il programma alle competenze del ministro dell'Istruzione. Una soluzione che secondo molti sarebbe un passo indietro.

A mettere in guardia il premier è, per esempio, il presidente dei costruttori dell'Ance, Paolo Buzzetti. «Abbiamo subito apprezzato il programma annunciato dal governo - dice - ma mettiamo in guardia il presidente del consiglio sulla ripartizione delle competenze perché affidare il piano a un solo ministro lo mette seriamente a rischio.
È la storia che abbiamo già visto in passato. L'unica cabina di regia capace di avviare effettivamente il programma è quella coordinata direttamente da Palazzo Chigi». La preoccupazione è per le gelosie esistenti fra i ministeri di spesa, ma anche forse sul ruolo del ministero dell'Economia.

Un'altra questione, posta dall'Ance insieme a Legambiente e al Consiglio nazionale degli architetti, sulla base di un puntuale studio fatto dal Cresme, riguarda le priorità nella selezione dei progetti da finanziare. Per queste organizzazioni si dovrebbe puntare - oltre che sulla sicurezza - sul recupero di efficienza energetica. Il Cresme stima che con un investimento di 3,6 miliardi si abbatterebbe la bolletta energetica del 13,6 per cento.


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