Lavori Pubblici

Renzi: «Entro 15 giorni le norme per sbloccare 60 miliardi di debiti PA»

A.A.

L'annuncio a Ballarò (Rai Tre): «Effetto schock grazie alla Cassa Depositi e prestiti, come hanno fatto in Spagna» - «Entro un mese le coperture a tutte le misure annunciate»

Entro 15 giorni i provvedimenti normativi per consentire a Cassa Depositi e prestiti di anticipare alle imprese i 60 miliardi di euro di debiti della Pubblica amministrazione incagliati. Lo ha annunciato Matteo Renzi nella tarda serata di martedì 25 febbraio, alla sua prima uscita televisiva (a Ballarò) dopo la fiducia ottenutra prima al Senato e poi (ieri) alla Camera.
«In 15 giorni sarà tutto pronto - ha detto Renzi - abbiamo già preparato due emendamenti, e questo permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della Pa».
«La Cassa Depositi e Prestiti - ha aggiunto il premier - ci può aiutare a fare quello che ha fatto la Spagna, per circa 60 miliardi di euro, con un effetto benefico immediato. Aiuterà i fondi per lotta al credit crunch, e in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della P.A.».
Il doppio riferimentro ai «15 giorni» non chiarisce del tutto se ci vorranno 15 giorni a fare le norme o 15 giorni, una volta fatte le norme, per sbloccare i pagamenti. Ma sembra chiara l'intenzione di fare prestissimo, scavalcando e iper-semplificando anche il meccanismo di certificazione dei crediti "certi, liquidi ed esigibili", che procede a rilento al Ministero dell'Economia e che ha raggiunto finora solo i 3,1 miliardi di euro di crediti aggiuntivi certificati, oltre ai 40 sbloccati dal decreto Monti del marzo 2013.

Debiti PA, ecco il meccanismo a cui sta pensando Renzi

Questo il quadro del lavoro del governo sui dossier economici prioritari, nel servizio dell'ANSA.

Non solo taglio dell'Irpef, per dare più soldi ai lavoratori, e dell'Irap, per alleggerire il costo
del lavoro delle imprese, ma anche un "ragionamento" sull'alleggerimento degli oneri sociali.
Il quadro per il taglio del "cuneo" fiscale si delinea. Ne parla il presidente del consiglio Matteo Renzi a Ballarò. E rassicura sulle coperture: «arriveranno entro un mese», dice.
Ci saranno i tagli alle spese della revisione affidati a Cottarelli «e risorse che arriveranno dagli accordi internazionali, come quelli con la Svizzera» sul rimpatrio di capitali.
A questo si aggiunge un possibile aumento del prelievo sulle rendite finanziarie: «C'è spazio per aumentare - sostiene Renzi - verificheremo un aumento delle tasse sulle rendite, non direi sui bot ma sulle rendite pure, per tagliare il costo del lavoro».

Ma il piano di rilancio dell'Economia, concordato con il ministro Pier Carlo Padoan, partirà da una forte «effetto shock» con immissione di risorse alle imprese: il pagamento dei debiti della Pa e il fondo di garanzia per le Pmi. Tutti e due strumenti che passano per la Cassa depositi e prestiti. Per il pagamento dei debiti il ministro Padoan ha ieri spiegato che «bisogna ancora precisare» i meccanismi. Renzi è invece tranchant. «In 15 giorni sarà tutto pronto, abbiamo già
preparato due emendamenti - spiega al conduttore di Ballarò, Giovanni Floris - e questo permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della Pa».

Ma il tema più urgente è quello delle risorse. Non a caso, ritagliando il tempo durante il voto di fiducia di Camera e Senato, Padoan ha incontrato il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli. L'accelerazione imposta sui tempi (una riforma al mese da qui all'estate) non favorisce un facile reperimento di risorse, soprattutto considerato che il tentativo è quello di non gravare fiscalmente sui contribuenti per non danneggiare la ripresa.
La cifra da recuperare sembra enorme, a partire dal taglio del cuneo. Il premier ha puntualizzato che la «doppia cifra» annunciata ieri si riferisce non alle percentuali ma ai miliardi, almeno 8-10 secondo il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei. L'obiettivo è quello di un taglio del 10% dell'Irap per circa 2,3 miliardi cui aggiungere altri 5 miliardi a favore dei lavoratori. «Pensiamo che nell'arco di 12 mesi 8 miliardi siano ampiamente alla portata, a 10 miliardi si può
arrivare. Non è un libro dei sogni», ha spiegato. Su uno stipendio mensile di 1.600 euro netti si potranno avere circa 50 euro netti in più in busta paga al mese, 500-600 all'anno.

Oltre al cuneo ci sono però anche i debiti arretrati delal PA (60 miliardi), il fondo per le Pmi (almeno 2 miliardi che però serviranno a garantirne una cinquantina), l'assegno di sostegno
al reddito (quello previsto dal Jobs act varrebbe 30 miliardi in due anni) e un piano di edilizia scolastica che varrebbe «miliardi non milioni». Un pacchetto complessivo dunque da quasi
100 miliardi su più anni al quale dovrà mettere mano il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan.

Le vie percorribili per reperirli sono molte. Renzi ha citato la spending review, ma anche le rendite finanziare. Ha anche accennato a qualche conto. «Le nostre aliquote sono tra le più
basse, se vengono portate sulla media europea ci sarà un gettito di 12,5 miliardi...». Ma - secondo alcuni - si ipotizza anche un allentamento dei rigidi parametri europei. Ma non ci sarebbe uno 'spaziò enorme, visto l'impegno, scritto ormai nero su bianco in Costituzione, del pareggio di bilancio.
Secondo le nuove stime di Bruxelles, grazie al calo dello spread, l'Italia arriverà quest'anno ad un deficit del 2,6%. Se si contratta con l'Ue di ritornare alla soglia del 3%, resterebbero 0,4 punti di
spazio di manovra, che corrispondono a circa 6 miliardi. Non molti, considerando che l'intervento sul cuneo deciso dal Governo Letta era di circa 4 miliardi e ha prodotto un effetto sulle buste paga considerato 'risibilè.
Le entrate delle privatizzazioni saranno legate alla riduzione del debito pubblico, mentre non sembra percorribile al momento né un aumento della tassazione sui titoli di Stato né una patrimoniale. Qualcosa potrebbe arrivare dall'operazione di voluntary disclosure (le stime parlavano di circa 5 miliardi) ed è ancora da definire l'accordo con la Svizzera su cui stava
lavorando l'ex ministro Saccomanni.

C'è poi il capitolo dei tagli alla spesa affidato al commissario Carlo Cottarelli, che oggi Padoan ha incontrato per la prima volta al ministero. Da prime voci si tratterebbe di
tagli immediati per 6 miliardi circa. "Il Pd - ha annunciato ancora Taddei - ha svolto un lavoro parallelo di revisione della spesa. Secondo i nostri calcoli è possibile recuperare 5-6 miliardi nell'arco di 12 mesi", rafforzando la Consip (quindi risparmiando sui consumi intermedi della p.a.) e riorganizzando i sussidi alle imprese. Ma i sindacati sono già in allarme: si tratta dei soliti tagli lineari, dicono.
Altra strada sempre invocata è quella della lotta all'evasione: 120 miliardi che scompaiono ogni anno. Ma anche questa è una via difficile. Anche perché nel corso degli anni più bui della crisi si sono molto attenuate le 'armì in dotazione all'amministrazione.

Infine lo stesso Renzi indica la 'cassafortè della Cassa Depositi e prestiti. Il premier parla di «sblocco totale, to-ta-le, dei debiti della pubblica amministrazione attraverso la Cassa Depositi e Prestiti». Il presidente di Cdp, Franco Bassanini, ieri a un convegno, ha spiegato che «la Cassa ha un ruolo solo sussidiario, e di ultima istanza perché i crediti delle imprese verso la P.A., una volta garantiti dallo Stato, verrebbero acquistati principalmente dalle banche». Anche Padoan ha del resto precisato che sul tema il meccanismo é "ancora precisare". (ANSA).


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