Lavori Pubblici

Reti di impresa, l'8% sono in edilizia, circa 500 aziende - Numeri e guide

a cura di Alessandro Arona

«In questa fase di crisi - spiega l'Ance - si formano aggregazioni verticali tra progettisti, imprese, impiantisti, fornitori, per puntare sull'innovazione e la qualità»

Lo strumento aggregativo delle «Reti di impresa» funziona anche nel settore delle costruzioni. A quattro anni dall'introduzione effettiva dello strumento i contratti di rete che riguardano l'edilizia sono circa 100 (non sempre è facile stabilire i confini settoriali), per circa 500 imprese coinvolte, e si tratta dell'8% circa del totale dei 1.253 contratti di rete firmati, per 6.287 imprese coinvolte.

«La grave crisi economica che ha colpito il settore delle costruzioni - spiegano all'Ance - spinge sempre più le imprese, che si trovano ad operare su un mercato molto più ristretto, a puntare sulla qualità e sull'innovazione. In questo contesto, le reti d'impresa possono rappresentare la strada giusta per aumentare la propria competitività offrendo prodotti qualitativamente superiori».

Una recente indagine condotta dall'Ance presso le imprese associate conferma l'interesse delle imprese a collaborare per sviluppare le proprie attività. Oltre il 45% delle imprese intervistate, infatti, già aderisce a forme di aggregazione tra imprese e circa il 36% ha intenzione di aderirvi nei prossimi mesi. Le Ati e i Consorzi sono le forme giuridiche maggiormente utilizzate, per lo più finalizzate alla partecipazione a gare d'appalto. Non mancano però anche forme di collaborazione più leggere, come le reti d'impresa, volte a creare alleanze strategiche con imprese dello stesso settore o di settori affini.

«Nelle costruzioni - spiegano ancora all'Ance - le reti d'impresa, che rappresentano circa l'8% del totale dei contratti sottoscritti, sono utilizzate soprattutto per favorire partnership verticali tra imprese complementari: progettisti, fornitori, impiantisti, costruttori. Di fatto, la rete diventa lo strumento per contrattualizzare e rendere stabile un modo di operare usuale per molte imprese che da sempre lavorano in quella rete costituita dalla complessa e articolata filiera delle costruzioni».

«L'obiettivo - sostiene l'Ance - è quello di unire settori diversi che, partendo dalla progettazione, arrivi alla realizzazione di un prodotto edilizio di "qualità" anche con formule di appalti chiavi in mano mettendo insieme risorse, conoscenze, tecnologie innovative con riduzione dei tempi e dei costi sia di progettazione che di esecuzione delle relative opere. In tal modo si condividerà il know-how di ciascuno sviluppando nuove tecnologie (energetico e bioedilizia) aumentando il valore di ogni singola impresa in termini di accrescimento delle proprie competenze con la realizzazione di nuovi prodotti».

«La rete d'imprese - proseguono all'associazione costruttori - costituisce un valido strumento per consentire alle piccole e medie imprese italiane di collaborazione per diventare più competitive sui mercati internazionali».

Due le proposte dell'Ance per sostenere lo strumento delle reti:
1) riaprire i termini dell'agevolazione fiscale sugli utili reinvestiti dalle imprese in rete per la realizzazione del programma di rete, di cui dall'art. 42 co.2quater-2septies del D.L. 78/2010, estendendo la sua applicazione alle "reti soggetto", ovvero quelle dotate di soggettività giuridica;
2) prevedere una rendicontazione contabile più snella soprattutto nel caso di "contratto di rete tradizionale", quelle privo di soggettività giuridica, considerato che, con questa forma dell'istituto, tutti gli obblighi contabili e fiscali, relativi alle attività oggetto del contratto, sono direttamente a carico delle imprese aderenti alla rete.

Istituito nel 2009 dalla legge del 9 aprile 2009 n. 33 , e agevolato dal 2010, stipulato tramite un atto pubblico o una scrittura privata autenticata, il contratto di rete è uno strumento con il quale più imprese perseguono l'obiettivo di accrescere la propria competitività e capacità d'innovazione attraverso un "programma comune" con cui s'impegnano a collaborare attraverso lo scambio di informazioni e prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica.
Attraverso tale modello di aggregazione, si intende dare certezza giuridica a forme di collaborazione nate spontaneamente tra imprese che, pur rimanendo indipendenti, potranno realizzare dei progetti comuni diretti ad accrescere la capacità innovativa e la competitività.

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