Lavori Pubblici

Edilizia scolastica, social housing e opere per la difesa del territorio, ecco le priorità

Massimo Frontera

Ai primi posti dell'agenda del nuovo esecutivo c'è l'edilizia scolastica, il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica e la messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico

Sfondare il tetto del rapporto deficit/Pil per investire cinque miliardi di euro in vari interventi di edilizia scolastica. Il premier Renzi ha detto e ripetuto che la considera una priorità.
«Prendere 5 miliardi di euro per mille interventi architettonici di recupero delle scuole. Bisogna andare in tutte le province a prendere 10-20 scuole. E dire che in ciascuna di queste scuole si va a fare un intervento di rimessa a posto di edifici che sono spesso vergognosi», ha affermato l'allora sindaco di Firenze in un intervista rilasciata il 23 gennaio al Tg3.

Un'altra indicazione programmatica forte l'aveva data il mese prima, dicembre 2013, questa volta sul tema della casa e dell'abitare. «Una delle cose che spero di rilanciare con maggior forza anche come segretario Pd è un grande progetto caserme», aveva detto Renzi a Lady Radio in un'intervista del 12 dicembre. In quell'occasione, sempre quando era ancora sindaco di Firenze, Renzi ha ipotizzato un piano «per recuperare edilizia popolare in caserme abbandonate, e fare delle caserme una struttura di ricchezza: alcune magari anziché trasformarle in edilizia popolare si trasformano in alberghi, e si finanziano iniziative sul sociale».

Se queste sono le priorità, in tema di edilizia scolastica il lavoro da fare a imponente. Nonostante le misure avviate dal ministro uscente Maria Chiara Carrozza, pesa un arretrato fatto di fondi non spesi, procedure intricate ed estrema frammentazione di competenze, programmi e centri di spesa.

Non si tratta solo di soldi. Dall'ultima analisi diffusa dal centro studi dell'Ance, è emerso che dei 2,3 miliardi di euro stanziati negli ultimi dieci anni non si è riusciti a impegnare neanche la metà («Edilizia e Territorio» n. 37/2013).

Ci sono poi soldi che dovrebbero arrivare – nelle sole regioni cosiddette "obiettivo convergenza" – dalla riprogrammazione dei fondi comunitari 2007-2013. L'idea del ministro uscente della Coesione territoriale, Carlo Trigilia, è di finanziare gli interventi prontamente "cantierabili" che molti Comuni hanno proposto al Miur in occasione del bando per assegnare 150 milioni di euro a interventi urgenti di manutenzione. La lista dei progetti è all'attenzione delle rispettive autorità regionali, ma i fondi hanno una scadenza, perché la spesa deve avvenire entro il dicembre 2015.
Venendo poi alle iniziative varate dal ministro Carrozza, oltre al già ricordato stanziamento di 150 milioni, ci sono due capitoli su cui c'è forte attesa. Il primo è la possibilità di stipulare mutui trentennali con Bei, Cdp o Banca dello Sviluppo europeo, per uno stanziamento complessivo di 40 milioni all'anno. La misura prevista dal decreto legge Istruzione 104/2013, consentirebbe, secondo stime dell'Ance, di mettere in moto 850 milioni di investimenti.

Ancora inattuata l'altra misura di rilevo lanciata dal ministro del governo Letta, che prevede l'intervento dell'Inail con 300 milioni nel triennio 2014-2016 come investitore.
C'è poi il tema – che resta tuttora inesplorato – del coinvolgimento dei capitali privati per la realizzazione delle strutture scolastiche. Anche su questo i costruttori dell'Ance hanno riproposto al nuovo premier la formula di intervento dove la remunerazione per il privato può venire dalla riconversione (con cambio d'uso) della vecchia struttura scolastica e/o dalla gestione di funzioni a reddito da insediare nel nuovo complesso scolastico.

Emergenza abitativa, cantiere aperto
Proprio quando il decreto «Lupi» sull'emergenza abitativa era arrivato al giusto punto di maturazione per essere portato in consiglio dei ministri è arrivata la "spallata" all'esecutivo Letta.
Il punto di partenza per l'elaborazione delle misure per contrastare l'emergenza casa è stata la conferenza unificata straordinaria del 31 ottobre scorso.

Dopo quella data il ministro Lupi ha lavorato per mettere insieme un pacchetto di misure che mettono insieme sgravi fiscali e agevolazioni al proprietario per mettere in affitto l'immobile, incentivi all'acquisto degli alloggi popolari da parte degli inquilini (con possibilità di riscattare l'alloggio già a partire dal settimo anno di permanenza), incentivi volumetrici per la demolizione ricostruzione di complessi residenziali pubblici. Quanto poi agli interventi da avviare nell'immediato, la bozza di Dl prevedeva un finanziamento per consentire il rapido recupero di alloggi inagibili da parte degli Iacp. Dagli iniziali 568 milioni lo stanziamento si era poi ridotto a circa 300 milioni nelle ultime bozze del provvedimento.

Strappare il consenso all'Economia è stato il lavoro che ha impegnato il ministro nelle ultime settimane di vita del governo per la necessaria copertura delle misure. Pochi giorni prima dello scoppio della crisi di governo, fonti delle Infrastrutture hanno fatto sapere che era stata raggiunta un'intesa con l'Economia sulla copertura. Ma una volta pronto, il decreto è rimasto nel cassetto. Peraltro il Dl non è mai stato ufficialmente condiviso con le Regioni, che hanno già fatto sapere di non approvare le misure che incoraggiano l'alienazione degli alloggi pubblici e – in definitiva – del patrimonio gestito. Gli enti hanno semmai posto l'accento sulla necessità di aumentare il patrimonio in affitto mentre il Dl incentivava la possibilità di acquistare l'alloggio anche da chi lo ha occupato per soli sette anni.

Sempre in tema di emergenza casa, l'altra incompiuta riguarda la novità – anche questa voluta dal ministro Lupi – della morosità cosiddetta incolpevole. Il fondo apposito è stato previsto con il decreto legge 102/2013 (articolo 6, comma 5) con una dotazione di 40 milioni. Anche in questo caso c'è un decreto nel cassetto che non consente l'attuazione della misura. Gli uffici di Porta Pia hanno infatti definito una bozza che ripartisce i primi 20 milioni tra le Regioni e fornisce anche le necessarie norme regolamentari sulla morosità cosiddetta incolpevole che rappresenta una novità assoluta per il legislatore nazionale. La bozza è stata colta dalla crisi di governo nella fase di condivisione con il ministero dell'Economia.

Un altro aspetto non secondario del cantiere casa è quello dei gestori regionali costituiti dalle varie aziende casa o ex Iacp. Dal mondo degli ex Iacp si è già levato un appello affinché «Il nascente governo, il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi, siano consapevoli dell'importante ruolo giocato dall'edilizia residenziale pubblica nel Paese – ha detto il presidente di Federcasa, Ettore Isacchini – e agiscano di conseguenza, impegnandosi con determinazione in una politica a favore della gente che ha di meno e degli istituti che la tutelano. A Renzi, che già nella sua Firenze ha sostenuto e valorizzato le case popolari, chiediamo coraggio e fatti concreti».

«Il mondo delle case popolari, presidio sociale che da sempre garantisce un tetto a milioni di famiglie bisognose, sta vivendo il suo momento più difficile – spiega Isacchini –. Gli Iacp e gli ex Iacp, a rischio default, chiedono di continuare a esistere e a lavorare, ed esortano la politica a impegnarsi concretamente nell'affrontare le tante problematiche che li riguardano, sino a oggi irrisolte: dalla confusione sul pagamento dell'Imu all'assenza di agevolazioni sotto il profilo energetico, dalla mancanza di finanziamenti per il settore alla necessità di stabilire norme precise sull'attività degli enti gestori».


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