Lavori Pubblici

Edilizia scolastica, 2,5 miliardi bloccati nei programmi 2004-2013: la mappa dell'inefficienza

Massimo Frontera

Dalla ricognizione dell'Ance sui vari programmi per l'edilizia scolastica emerge che restano ancora da attivare 1,2 miliardi, sui 2,3 stanziati tra il 2004 e il 2012, e 1,3 miliardi stanziati dal governo Letta

«Se i punti elencati dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, saranno trasformati rapidamente in provvedimenti saremo sulla buona strada», commenta a caldo il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, dopo il discorso con il quale il premier Matteo Renzi ha chiesto la fiducia al suo governo all'Aula del Senato. «Il presidente Renzi ha messo al centro della sua agenda i temi che noi dell'Ance sosteniamo da tempo come cardini per la ripresa economica - continua Buzzetti - a partire da quelle opere pubbliche come scuole, manutenzione e messa in sicurezza del territorio che sono urgenti perché capaci di innescare occupazione facendo cose utili per i cittadini».

L'arretrato sull'edilizia scolastica
Fabbisogno enorme; frazionamento estremo di piani e programmi; massima dispersione di risorse economiche; tempi di attuazione biblici. La situazione dell'edilizia scolastica in Italia è riassumibile in questi termini.

Il fabbisogno
In base all'ultimo rapporto Ance-Cresme sulla situazione degli edifici strategici nazionali in relazione allo stato del territorio italiano sono oltre 24 mila scuole si trovano in aree a elevato rischio sismico e circa 6.250 sorgono in aree a forte rischio idrogeologico. Secondo questa analisi almeno un terzo del patrimonio edilizio scolastico esistente è da rottamare. Sono 15mila, secondo la ricognizione dell'associazione dei costruttori, gli edifici diventati inadatti a ospitare una scuola, o perché strutturalmente incompatibili con le norme tecniche e di sicurezza o perché caratterizzati da un rischio eccessivo per gli alunni e docenti in caso di sisma o dissesto idrogeologico.

Frazionamento eccessivo di piani e programmi
Il problema dell'edilizia scolastica non è solo un fatto economico. Anche quando i soldi sono stati stanziati non si sono tradotti, nei tempi sperati, in cantieri. L'esempio più lampante è quello dei cosiddetti piani stralcio, finanziati a partire dal 2010 (Delibera Cipe n.32/2010).
In base alla ricognizione fatta dall'Ance l'autunno scorso (e in corso di aggiornamento) il primo programma di 1.670 progetti di messa in sicurezza delle scuole, finanziato con 357,6 milioni di euro ha visto l'avvio di 780 progetti, per 161,3 milioni. I fondi relativi agli atri 893 progetti, per un valore di 196,3 milioni di euro, «sono rimasti bloccati per mesi in attesa della messa a disposizione delle risorse da parte del Mef». Dopo una pausa di tre anni l'Ance ha segnalato il possibile sblocco della prima rata di finanziamento a favore di questi interventi, per il 45% dell'importo finanziato (88,3 milioni di euro). In sintesi: di 357,6 milioni stanziati, quasi 200 sono ancora da attivare.
Più semplice la situazione del secondo programma stralcio (avviato con la delibera Cipe n.6/2012): i 1.809 progetti di messa in sicurezza delle scuole finanziati con 259 milioni di euro sono ancora tutti da realizzare.

Ma i piani stralcio sono solo due dei tanti dossier aperti sulle scuole. La ricostruzione delle scuole in Abruzzo (avviata con la delibera Cipe n.47/2009), sempre per la messa in sicurezza delle scuole, ha ricevuto uno stanziamento di 226,4 milioni di euro. «Alla luce dei documenti ufficiali disponibili - scrive l'Ance - almeno un terzo di queste risorse, riprogrammate con la delibera 18/2013, devono ancora essere utilizzate».
Scendendo nel dettaglio dei singoli programmi di edilizia scolastica, il tasso di frammentazione si impenna; e così quello dell'inefficienza nella spesa. Inefficienza maggiormente colpevole se si considera che molte risorse sono state stanziate con decretazione d'urgenza per interventi di rapida cantierizzazione. È il caso del decreto legge n.185 del 2008 cosiddetto "anticrisi", che ha messo a disposizione quasi 12 milioni per 989 progetti di messa in sicurezza. Cantieri aperti (dal 2008 al settembre 2013)? Nessuno.
Esempi di inefficienza si trovano anche recentemente. È il caso dell'iniziativa del ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (nell'esecutivo Monti) che ha dato l'avvio al primo programma sperimentale di nuove scuole con fondi immobiliari. Nel marzo 2013 sono stati messi a disposizione 38 milioni di fondi. È stata fatta una gara e una graduatoria per l'attrribuzione di queste risorse, ma l'iniziativa si è arenata (e con lei le risorse).
L'inefficienza della spesa interessa anche i programmi comunitari, e più in particolare il ciclo 2007-2013, dove restano da attivare 167,2 milioni di risorse Por destinate alla scuola (su 223 complessivamente stanziate) e 192 milioni di fondi Pac (su 383 milioni circa). Ora c'è grande attesa per la riallocazione di fondi residui della programmazione 2007-2013 su progetti di edilizia scolastica.

Pregresso pesante anche per i progetti finanziati dalla legge obiettivo nel 2004 e nel 2006. In questo caso l'Ance ha calcolato che su 488 milioni di finanziamenti su opere pubbliche per la scuola quasi 94 milioni non sono stati spesi.
C'è poi un programma apposito lanciato nel 2000 per l'edilizia universitaria (con la legge 14 novembre n. 338/2000) con il quale è stato stanziato complessivamente un miliardo di euro attraverso tre bandi (nel 2001, 2007 e 2011). In base all'ultimo monitoraggio ufficiale, i fondi hanno consentito di assegnare cofinanziamenti a 260 progetti per circa 37mila «posti alloggio» di cui il 40% di nuova costruzione.

Le iniziative del governo Letta
Più recentemente ci sono state le iniziative avviate dal governo Letta e dal ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. L'unica cosa che è andata avanti è il piano straordinario di manutenzione, finanziato con 150 milioni di euro, che ha ricevuto una valanga di richieste (per oltre un miliardo di euro) e che entra ora nella fase di realizzazione (entro il 28 febbraio devono essere consegnati i cantieri). Le altre due misure previste dal ministro Carrozza sono più a medio e lungo termine. L'Inail è stato coinvolto, in qualità di investitore immobiliare, nel finanziamento di nuove scuole, con un orizzonte di tre anni (2014-2016) e una possibilità di investimento fino a 100 milioni per ciascun anno. Misura ancora tutta da attuare.
Interessante anche la possibilità di accendere mutui trentennali per un ammontare di 40 milioni all'anno, per interventi di edilizia scolastica. L'iniziativa può sviluppare complessivamente 850 milioni di investimenti (sull'arco dei 30 anni). Il necessario decreto attuativo non ha però mai visto la luce.

Una selva di iniziative
La stratificazione di tutti questi piani programmi (con conseguente diversificazione di competenze e decisori) viene stigmatizzata dall'Ance, in quanto è vista come una causa di confusione e inefficienza e inaccettabile lentezza: ci sono progetti, denuncia l'Ance, «per i quali sono stati necessari quasi 6 anni per arrivare a bandire una gara, a fronte di una durata dei lavori di meno di 6 mesi». «Ad oggi - rincara l'Ance - lo Stato ha previsto diversi programmi di investimento per la riqualificazione degli edifici scolastici, che prevedono 8 diverse fonti di finanziamento e 12 procedure attuative».
Il risultato è appunto l'inefficienza nella spesa: «Secondo le stime dell'Ance, molte risorse rimangono ancora da attivare: circa 1,2 dei 2,3 miliardi di euro - il 53% - stanziati tra il 2004 ed il 2012». A queste si aggiunge la maggior parte delle ultime misure del governo Letta, cioè 850 milioni di euro (mutui trentennali) e 300 milioni di investimenti Inail. Più vicina invece la spesa dei 150 milioni per le manutenzioni urgenti.

L'era Renzi
Se questo è - in sintesi - lo stato dell'arte dell'edilizia scolastica si comprende come le parole di Renzi con le quali ha messo la scuola al primo posto della sua azione di governo suonino musica alle orecchie dei costruttori dell'Ance. Anche perché è la stessa idea che i costruttori hanno lanciato poche settimane fa, in occasione della presentazione dell'osservatorio congiunturale prima di Natale: sbloccare 5 miliardi vincolati dal patto di stabilità - e per questo rimasti nelle casse degli enti locali - da utilizzare per un piano di investimenti su scuole e messa in sicurezza del territorio. Cinque miliardi da investire in un allentamento dello 0,3% del patto di stabilità da chiedere a Bruxelles. Cinque miliardi che, secondo l'Ance, significano «17 miliardi di ricaduta sull'economia e 85mila posti di lavoro».


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