Lavori Pubblici

Project finance sovrastimato, danno erariale di 53 milioni dai depuratori campani

Ammonta complessivamente a circa 53 milioni di euro il danno all'Erario accertato dai militari del comando provinciale della guardia di finanza di Napoli nell'ambito di complesse indagini delegate dalla procura regionale della Corte dei Conti per la Campania, su disposizione dei
sostituti procuratori Pierpaolo Grasso e Ferruccio Capalbo, in relazione alla mancata rifunzionalizzazione dei depuratori delle acque reflue gestiti dalla «Hydrogest Campania» e alla conseguente inefficienza del complessivo sistema di depurazione. Ciò a fronte di un esborso di denaro pubblico pari ad oltre 235 milioni di euro.

Le indagini hanno ricostruito le complesse vicende che hanno portato nel 2006 all'avvio della concessione, in regime di project financing, alla società di scopo «Hydrogest
Campania» (costituita dall'Ati Tme e Giustino Costruzioni) per l'adeguamento e la realizzazione del sistema di collettore Ps3, l'adeguamento degli impianti di depurazione di Acerra, Cuma, Foce Regi Lagni, Marcianise, Napoli Nord, nonché la realizzazione o l'adeguamento degli impianti di trattamento dei fanghi.

Il piano economico finanziario, rilevano i finanzieri, «prevedeva investimenti privati pari a complessivi 120 milioni di euro da destinare a rendere il processo depurativo conforme alla normativa ambientale. Parallelamente la Hydrogrest Campania Spa riusciva altresì ad assicurarsi la gestione e l'incasso dei canoni sulle acque reflue per 15 anni, per un volume di introiti stimato in oltre un miliardo di euro»
Sui canoni delle acque reflue sono emerse nel corso delle indagini esperite dal Nucleo di polizia tributaria di Napoli, «una serie di anomalie». Secondo quanto emerso dalle indagini «il piano
economico-finanziario a base dell'intervento in project financing non era basato su dati verosimili; i ricavi sono stati di gran lunga sovrastimati rispetto ai costi e la Regione Campania non ha mai incassato interamente i previsti 62 milioni di euro, mentre i volumi del fatturato, a tutt'oggi, si aggirano in realta' intorno ai 42 milioni di euro, peraltro al lordo dei 'pesanti' aggi riconosciuti agli enti gestori delle forniture idriche».

I finanzieri ricordano che «nel settembre del 2010 la Regione Campania ha risolto unilateralmente il rapporto concessorio» e le indagini «hanno accertato che non solo gli
impianti sono stati riconsegnati non rifunzionalizzati, ammodernati e adeguati alla normativa ambientale, come previsto dalla concessione, ma addirittura in uno stato peggiore rispetto al 2006». «Sino al 2012, tuttavia, la ormai ex concessionaria Hydrogest ha curato la mera gestione degli impianti, garantendosi altri 5 milioni di euro al mese - prosegue la guardia di finanza - Dall'agosto del 2012 gli impianti sono passati a una gestione commissariale, che riesce, allo stato, a garantire una gestione efficiente, certificata dalle analisi condotte a valle della depurazione, a fronte di una spesa mensile di circa 4 milioni di euro».

Alle società coinvolte, a due pubblici amministratori, due dirigenti pubblici e tre dirigenti d'azienda è stata contestata dalla procura contabile «la responsabilità di un danno erariale quantificato in circa 53 milioni di euro complessivi». La guardia di finanza ha dunque ha disposto, a scopo conservativo, il sequestro di beni mobili e immobili e valori sino all'intero danno erariale contestato.


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