Lavori Pubblici

Matrimonio dopo la crisi per Unieco e Coopsette: nasce un big da tre miliardi

Lorenzo Bordoni

L'assemblea delle due coop emiliane dà il via libera all'operazione «Unisette» che dovrebbe concludersi in qualche mese. Le due imprese lavorano ad alcune delle principali opere del Paese come Brebemi, Tem MIlano e i nodi ferroviari di Firenze e Genova

Nozze in vista per due delle big emiliane dell'edilizia. Unieco e Coopsette, dopo aver attraversato a inizio 2013 le procedure di concordato preventivo, hanno deciso durante l'ultima assemblea dei soci il via libera all'operazione fusione. Il piano era in realtà già nell'aria da un paio d'anni ma, a causa della crisi e del forte contraccolpo che entrambe le società avevano subito in termini economici, l'operazione sembrava ormai archiviata. Invece dalle relative assemblee è arrivato il via libera per l'attivazione di uno studio di fattibilità sulla fusione per poi votare l'atto definitivo che dovrebbe giungere entro quattro mesi.

Unisette. Dall'unione delle due storiche cooperative reggiane nascerà (ma il nome è ancora provvisorio) "Unisette", un gruppo da 3 miliardi di euro e 2.300 dipendenti. Si tratta di una delle più grosse operazioni di aggregazione industriale nel panorama nazionale: le due cooperative in campo infrastrutturale stanno infatti lavorando ad alcune delle principali opere del Paese quali Brebemi, Tangenziale Esterna Est di Milano e i nodi ferroviari di Firenze e Genova. L'operazione è delicata perché oltre agli asset, ai patrimoni e al know how dovranno essere unite anche due situazione debitorie importanti, su cui esistono complessi accordi di ristrutturazione (che hanno permesso di evitare concordati e liquidazioni).

Unieco. Nata nel 1904 con la cooperativa muratori di Campagnola, Unieco raggiunge la sua forma attuale nel 1985 con la fusione di Ircoop e Unicoop. A partire dal 1999 partono grandi operazioni di acquisizione: dalla maggioranza del capitale di Clf (Costruzione linee ferroviarie) passando per Arfer, Sifel e Lavori Ferroviari tra il 2007 e il 2010. La crisi aziendale si manifesta però nel bilancio 2012 (con un fatturato che passa da 652milioni del 2011 a 594) e, nel marzo 2013 parte la domanda di concordato preventivo "in bianco". Nei 120 giorni messi a disposizione dal tribunale, la società formalizza accordi con soci prestatori, fornitori, partecipate e banche per permettere la ristrutturazione del debito, omologata lo scorso settembre. Gli effetti più evidenti di questa cura dimagrante sono la diminuzione delle quote in Clf (-20%) che ne limita l'accesso ai mercati esteri.

Coopsette. Nato nel 1977 dalla fusione di diverse cooperative storiche del territorio emiliano e della mantovana Ceim, il gruppo Coopsette ha all'attivo commesse in tutta Italia e marginalmente all'estero (ma in crescita). Importante il settore ferroviario e quello immobiliare, ma il gruppo differenzia anche nel settore turismo-benessere (Rimini Terme, Mantova Gestioni Alberghiere). Nel 2012 il giro d'affari si riduce del 33% e il portafoglio ordini del 43 per cento. Situazione che peggiora ulteriormente nel 2013 con la richiesta di concordato partita a febbraio e conclusa con successo a giugno con una percentuale del debito ristrutturato che si aggira intorno all'80% del totale.

Il futuro. «Nonostante l'ultimo faticoso biennio a fine 2013 il portafoglio lavori complessivo sfiorava i tre miliardi di euro di cui 2,4 diretti; i budget 2014 delle due cooperative prevedono complessivamente una produzione di 840 milioni che, sommando i volumi delle partecipate, si attesta a oltre un miliardo. Sotto il profilo della redditività nel 2014 è previsto un significativo incremento dell'Ebitda», spiegano Fabrizio Davoli e Mauro Casoli, rispettivamente presidente di Coopsette e Unieco in una nota. Le due cooperative saranno quindi chiamate nei prossimi mesi a mettere in campo un duplice sforzo: «Il primo per finalizzare gli ambiziosi obiettivi dei rispettivi budget, e il secondo per verificare con i loro gruppi dirigenti e le loro basi sociali la fattibilità del processo di integrazione. Oltre naturalmente, alle verifiche di carattere tecnico-giuridico, il lavoro di implementazione del progetto dovrà trovare il coinvolgimento e la condizione dei principali stakeholders delle cooperative, in particolare degli istituti finanziari che già sono stati protagonisti decisivi del buon esito dei piani di ristrutturazione».


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