Lavori Pubblici

Due strade per Matarrese in crisi: rimborso del 70% ai creditori o concordato

Massimiliano Scagliarini

La prima impresa di costruzioni del Mezzogiorno appesantita da 130 milioni di debiti: ha sul collo due richieste di fallimento che adesso rimarranno congelate per almeno 60 giorni

L'alternativa è tra un accordo di ristrutturazione (che garantirebbe ai creditori il 70% del loro debito) e un concordato preventivo dai tempi più lunghi e dalle percentuali sicuramente più basse. Fatto sta che la Salvatore Matarrese spa di Bari, prima impresa di costruzioni del Mezzogiorno dopo il tracollo della Dec, è stata costretta a presentare una domanda di concordato in bianco: appesantita da 130 milioni di debiti, ha sul collo due richieste di fallimento che adesso rimarranno congelate per almeno 60 giorni.

La Matarrese, 360 dipendenti diretti, un portafoglio lavori di 350 milioni di euro, importanti proprietà fondiarie, è dal 1945 il braccio operativo della omonima famiglia pugliese che la controlla al 100% tramite la finanziaria Finba. L'impresa spazia dalle opere stradali e ferroviarie all'edilizia ospedaliera e industriale, e si è affacciata con successo sui mercati di Albania e Marocco. Ma è in Italia – segnatamente sul raddoppio delle tratte autostradali Ancona-Porto S. Elpidio e Senigallia-Ancona – che un contenzioso con Anas ha causato gravi tensioni finanziarie. Ed i 37 milioni ottenuti dalla controllata Sud Fondi come risarcimento per l'illegittima confisca di Punta Perotti non sono stati sufficienti a ripristinare l'operatività normale. Anzi proprio il sistema bancario – esposto per circa 52 milioni, di cui 25 con la piccola BancApulia – ha spinto l'impresa barese a cercare un accordo di ristrutturazione.

E dunque, in dicembre, la Matarrese (con l'assistenza degli advisor Vitale e Associati, Kpmg e degli avvocati Valerio Di Gravio di Roma e studio Lexjus Sinacta di Bari) ha scritto ai creditori. La strategia «prevede il deposito di una domanda ai sensi dell'art. 161, sesto comma» della legge fallimentare, «al fine di ottenere dal Tribunale un termine per il deposito di una proposta di concordato preventivo, ovvero di un auspicato accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis». Con la domanda presentata lunedì, la Matarrese ottiene dai due ai quattro mesi di tempo (eventualmente prorogabili di altri 2) per trovare un accordo senza doversi preoccupare dei decreti ingiuntivi e delle istanze di fallimento. La proposta di accordo di ristrutturazione prevede in alternativa o il pagamento del 50% "secco", oppure del 28% subito e di un altro 42% rateizzato in due anni. «La strada del concordato preventivo - avverte la lettera - sarebbe l'unica percorribile, ove le trattative con il ceto creditorio non andassero a buon fine».

Insomma la richiesta di concordato serve a garantire trattative tranquille per arrivare all'accordo di ristrutturazione. La strada scelta appare dunque più simile al "chapter 11" americano (che prevede, appunto, la protezione dai creditori) che alla procedura prevista dalla legge fallimentare italiana: tanto che il Tribunale di Bari, applicando una norma introdotta con il Decreto del Fare, prevede di nominare il commissario giudiziale già con il decreto che assegna il termine per il deposito del piano concordatario vero e proprio. Una scelta inusuale (di norma il commissario arriva insieme al piano), ma che il legislatore ha introdotto proprio per limitare gli usi "paralleli" del concordato in bianco.

L'ultimo bilancio depositato della Matarrese (quello del 2012) esponeva perdite per 29,6 milioni (che si sommano ai 2,3 del 2011), un fatturato in calo da 165 a 134 milioni ed una posizione finanziaria netta negativa per 66 milioni. Il bilancio di verifica al 30 novembre scorso esponeva un attivo patrimoniale di circa 233 milioni e un passivo di circa 244 in cui rientrano, appunto, 130 milioni di debiti.

I Matarrese non hanno intenzione di abbandonare il mercato dei lavori pubblici, in cui una procedura di concordato (quantomeno in determinate condizioni) potrebbe pregiudicare la partecipazione alle gare d'appalto. Per questo è stata costituita una newco, la Matarrese srl, cui sono stati ceduti in fitto sia il portafoglio lavori che i certificati dell'impresa in crisi: se il tentativo di cercare un accordo con i creditori non andasse in porto, anche la newco entrerebbe nel perimetro del concordato.


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