Lavori Pubblici

Terzo Valico alta capacità, entro aprile gare di lavori per 500 milioni di euro

Jada C. Ferrero

Il commissario Walter Lupi: «Inviati all'Autorità i bandi tipo» - Il concessionario Cociv dovrà adattare i progetti per impiegare contemporaneamente quattro Tbm e accelerare così i lavori

Quattro mega-talpe al posto di una sola Tbm (Tunnel boring machine), per accelerare gli scavi del Terzo Valico, nuova tratta ferroviaria ad Alta velocità/capacità (54 km, di cui 36 in galleria) prevista fra Genova e Tortona. Costo previsto, 6,2 miliardi.
Mentre fra Liguria e Piemonte sono in corso i lavori del primo dei 6 lotti costruttivi in cui è articolata l'opera (finora si tratta di lavori preliminari), si approssimano i bandi europei (il 60% delle opere civili che il concessionario Cociv, a guida Impregilo, deve affidare a terzi) per il secondo lotto, quello in cui si inizierà a bucare l'Appennino, previsti entro aprile. Va a gara una quota di lavori pari a circa mezzo miliardo, tramite più avvisi. «Il bando-tipo è stato inviato all'Autorità di vigilanza sui Lavori pubblici, attendiamo la risposta entro febbraio», riferisce Walter Lupi, commissario governativo al Terzo Valico.
Intanto però, su stimolo ministeriale, Rfi e Cociv lavorano sull'ipotesi di far entrare in scena tre super frese aggiuntive rispetto alla singola già pianificata: «Il lavoro meccanizzato, rispetto allo scavo tradizionale – ragiona Lupi – ridurrebbe considerevolmente i tempi d'intervento, smaltendo parte del ritardo accumulato».
La configurazione dei vari bandi è condizionata dalla scelta sulle Tbm, annunciata come imminente. Tecnicamente, si tratterebbe di cambiare in termini progettual-esecutivi l'articolazione delle Wbs, Work Breakdown Structure, le singole porzioni da affidare. «Si partirà comunque con le gare non interessate da eventuali modifiche», aggiunge Lupi.
Il secondo lotto costruttivo, dall'importo originario di 1.100 milioni, abbassato a 860 a inizio 2013, è stato definanziato dal Dl 69/2013 per 763 milioni, ma poi rifinanziato per 802 dalla delibera Cipe 19 luglio 2013 (non ancora pubblicata in Gazzetta).
I lavori civili ammontano a 618 milioni, di cui l'80% andrà in gara, circa 500 milioni. Il contratto anni Novanta ai concessionario Tav imponeva l'obbligo di gara per il 60% delle opere civili, e nel caso del Terzo Valico la quota dei primi due lotti è stata concentrata sul secondo, mentre il primo (500 milioni) viene realizzato interamente con affidamenti diretti effettuati da Cociv (avvenuti finora verso Pamoter di Genova, Cipa di Montesilvano, Pescara, e Impresa Lauro di Torino).
In Liguria i cantieri sono in decollo operativo, gli espropri in perfezionamento, complice anche il "fluidificante" costituito dal Pris, strumento normativo esclusivamente ligure (si veda spalla), teso ad agevolare le grandi opere. In Piemonte, dove pure si intensificano le attività preliminari, ancora si discute, rimangono contenziosi e nodi da sciogliere, mentre monta un'opposizione organizzata No Tav.
Proprio in Val Lemme, futura sede di discenderie (gallerie di servizio), sabato 8 febbraio, alle 10, a Carrosio, uno dei tre Comuni dell'Alessandrino coinvolti, con Franconalto e Voltaggio (dove furono scavati i fori-pilota nel '92), è in programma la presentazione del molto atteso "protocollo amianto", documento che raccoglie le osservazioni delle due Regioni in merito al rischio amiantifero. Il dossier viene presentato dall'osservatorio ambientale sul Terzo Valico del ministero dell'Ambiente, insieme a commissario delegato, Cociv, Rfi, sindaci.
Il general contractor Cociv, sigla che sta per Consorzio collegamenti integrati veloci (Impregilo-Salini 64%, Condotte 31%, Civ 5%; dalla cordata uscito in luglio il gruppo Maire Tecnimont), opera sulla base di un atto integrativo, firmato nel 2011, che aggiornava i termini dell'originaria concessione, risalente al 1992, un affidamento senza gara, allora ammesso.
Per il Terzo Valico rimangono da finanziare dalle future Leggi di stabilità quattro lotti, dal rispettivo costo fissato in 1,27, 1,34, 1,2 miliardi e 650 milioni.
Altro aspetto in cerca di soluzione finale, il nodo dello smarino. Cercasi casa per 6 milioni di metri cubi di detriti. Mancano spazi all'appello, un cumulo di circa 2 milioni rimane da collocare, in un difficile puzzle. Analisi in corso su vari siti possibili. Rimane "appesa" l'ipotesi di utilizzo per il ribaltamento a mare di Fincantieri Genova, complesso intervento (70 milioni) con fondi da anni congelati, che potenzialmente potrebbe ospitare fra i 600mila e un milione di metri cubi di rocce.


LA SCHEDA CRESME-CAMERA DEI DEPUTATI sul Terzo Valico dei Giovi


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