Lavori Pubblici

Piano anti-dissesto: a 4 anni dal varo ancora sulla carta il 78% degli interventi

Mauro Salerno

Monitoraggio Ance sullo stato di attuazione del programma per la tutela del territorio finanziato con 2,1 miliardi: solo il 4% delle opere è stato portato a termine

Solo il 4% degli interventi anti-dissesto finanziati con fondi speciali negli ultimi quattro anni è stato portato a termine. Il 78% delle opere si trova invece in fase di progettazione o affidamento, scontando dunque un grave ritardo sulla tabella di marcia. proprio nei giorni delle polemiche peri disagi e i danni causati da pochi giorni di pioggia intensa sulla Capitale arrivano i dati elaborati dall'Ance sull'attuazione del programma speciale per la tutela del territorio inaugurato nel 2009. Un piano finanziato con 2,1 miliardi in totale: un miliardo stanziato dal Cipe cui sono aggiunte risorse del ministero dell'Ambiente e delle Regioni. Il fondo dovrebbe servire a finanziare 1.675 interventi su tutto il territorio italiano, con una particolare concentrazione di risorse in Sicilia, Calabria, Campania, Lombardia, Puglia.

La denuncia è arrivata oggi alla presentazione di Dissesto Italia , l'inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico che sta flagellando da Nord a Sud il Paese, organizzata dall'Ance insieme agli ordini degli architetti, dei geologi e Legambiente. Una "strana alleanza" di soggetti che rappresentano spesso interessi contrapposti e che da un anno a questa parte hanno deciso dio unire le forze nella richiesta di un grande piano di manutenzione del Paese.

La manutenzione è la più importante infrastruttura. I soldi ci sono, vanno spesi subito, altrimenti il Paese crolla» ha detto Buzzetti . Lancio un appello al Presidente della Repubblica e a quello del Consiglio dei Ministri perché si trovi subito una soluzione al dramma nazionale del dissesto del territorio» Sono le parole forti del presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, dal palco del Tempio di Adriano, in occasione della presentazione di #DissestoItalia,, realizzata dall'Ance insieme a Architetti, Geologi e Legambiente.

Il presidente dei costruttori punta il dito contro il continuo scarico di responsabilità tra Stato, enti locali e autorità varie «è assurdo che con 1,6 miliardi di fondi stanziati da più di quattro anni non sia possibile stilare un elenco di opere necessarie e avviare procedure di gara trasparenti. Questo si potrebbe fare in due settimane».

«A chiedere un grande piano di interventi ordinari di manutenzione – conclude Buzzetti – è tutta la società civile: imprese, professionisti, ambientalisti che oggi sono qui insieme per dare un messaggio chiaro di unità d'intenti. Non ci sono più alibi e non c'è più tempo da perdere, in un Paese civile la sicurezza dei cittadini deve essere la priorità».

«È necessario un grande piano di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio da realizzare entro l'anno» dichiarano i presidenti Buzzetti (Ance), Freyrie (architetti), Graziano (geologi) e Cogliati Dezza (Legambiente).
Secondo professionisti, ambientalisti e imprese, il piano d'emergenza deve disporre di una regia nazionale, deve essere provvisto di risorse certe e immediatamente utilizzabili anche sforando il Patto di stabilità e utilizzando la nuova programma dei fondi europei.
Deve consentire, inoltre, di aprire i cantieri di manutenzione in tempi brevi e con regole trasparenti. «È un banco di prova per il nostro Paese al quale siamo chiamati tutti con uguale responsabilità» concludono i presidenti.

Dal canto suo il ministro dell'Ambiente ha risposto rilanciando al legge sul consumo di suolo
Una legge «con alcuni paletti molto netti», spiega orlando, a partire dal fatto che «non si utilizza nuovo suolo se prima non si é stati in grado di riutilizzare il tessuto urbano e industriale che non é più utilizzato». Necessario poi far sì che i Comuni «non utilizzino più gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente», aggiunge il ministro.
Su questi due elementi «si deve passare rapidamente all'azione», auspica orlando, ma «questo governo ha approvato una legge con tale impostazione in giugno «che poi «è stata 7 mesi ferma alla conferenza unificata per problemi di competenza, di rapporto con le regioni e per una certa resistenza a far intervenire alcuni criteri di carattere generale nelle pianificazioni regionali».


© RIPRODUZIONE RISERVATA