Lavori Pubblici

Project financing dimezzato in due anni, ma il rilancio può venire dall'edilizia sostenibile

Alessandro Arona

Il rapporto Cresme sul Ppp - Bellicini: «Crollano le grandi opere in Pf ma crescono e gare per edifici e aree pubbliche, e cresce l'attenzione della PA per la qualità energetica, urbana e sociale»

I tagli di bilancio e il credit crunch stanno azzoppando il project financing per le opere pubbliche, gli investimenti finanziati in tutto o in parte dai privati, il metodo su cui molto si è puntato negli ultimi anni (si pensi alle molte misure del Governo Monti) per sostenere le infrastrutture pur in un quadro di finanziamenti pubblici decrescenti.
Eppure uno spiraglio di rilancio può venire dalla collaborazione pubblico-privato nell'edilizia sostenibile, intesa in senso ampio come riqualficazione energetica degli edifici pubblici, interventi di riqualificazione urbana, social housing.
Negli ultimi due anni gli importi messi a gara dalle pubbliche amministrazioni per operazioni di Ppp (partenariato pubblico-privato) sono scesi del 60%, dai 13,1 miliardi del 2011 ai 7,7 del 2012 ai 5,154 dell'anno scorso.
Il crollo è spiegato dalla quasi scomparsa delle grandi opere in Ppp, quelle superiori ai 50 milioni di euro (autostrade, metropolitane e ospedali, soprattutto), che negli anni scorsi avevano trainato buona parte del boom (in valore) del project financing, dagli 1,2 miliardi di euro del 2002 fino via via al picco di 13,1 miliardi del 2011: i 5,1 miliardi del 2013 sono più o meno il livello medio registrato nel 2007-2009.
I dati sono stati illustrati a Roma nel rapporto Cresme-Unioncamere «Il partenariato pubblico-privato e l'edilizia sostenibile in Italia».

Brusco calo del Ppp anche nelle aggiudicazioni: rispetto ai 7-8 miliardi di euro del 2009-2011 (7,8 nel 2009, 8 nel 2010 e 8,4 del 2011) il valore delle gare concluse è sceso a 6,3 miliardi nel 2012 e 3,197 nel 2013 (-62% in due anni).
Nel numero di iniziative avviate, invece, il settore regge bene, a dimostrazione che la "domanda" da parte soprattutto dei Comuni resta forte, perché il coinvolgimento di capitali privati è spesso l'unico modo per tentare di realizzare opere pubbliche o di aggirare il Patto di stabilità interno.
I bandi sono stati 2.901 nel 2013, più o meno il livello medio degli ultimi tre anni.

L'incidenza del Ppp sul totale dei bandi di lavori pubblici è scesa dal picco del 43% nel 2011 al 34% del 2012 al 24% nell'ultimo anno; nel numero di gare, invece, la crescita non si è mai fermata (19,5% nel 2013).
Le operazioni di Ppp continuano fra l'altro a subire un'elevata mortalità: secondo una recente indagine Ance le opere sopra i 5 milioni di euro avviate tra il 2002 e il 2009 si sono perse completamente per strada nel 32% dei casi e solo nel 68% sono state aggiudicate; solo nel 38% dei casi sono stati avviati i cantieri e solo nel 25% delle operazioni (a distanza di almeno 4 anni dal bando) sono state avviate le gestioni.

In questo quadro di crisi il Cresme individua tuttavia un filone di possibile rilancio del Ppp. Nel calo generale delle grandi infrastrutture, negli ultimi anni sono cresciuti i bandi e gli importi di operazioni in Ppp relativi a edifici o impianti pubblici di scala urbana, come parcheggi, impianti sportivi, riqualificazioni "complesse" di aree urbane, cimiteri, edilizia sanitarie, social housing, scuole e centri sociali. I bandi sono cresciuti dai 391 del 2006 ai 2.100 del 2013, e gli importi (pur con alti e bassi) dai 1.390 milioni del 2008 ai 2.100 del 2013 (+29% nell'ultimo anno, a fronte del -33% complessivo del Ppp).
«Negli ultimi anni – segnala inoltre un'indagine a campione del Cresme su 108 operazioni di questo comparto, di valore superiore a 20 milioni di euro – si è registrata inoltre una sempre maggiore attenzione degli enti appaltanti per gli elementi qualitativi delle offerte (qualità dei materiali e delle finiture, efficienza energetica, contesto urbanistico e ambientale, qualità dei servizi) rispetto a quelli quantitativi (prezzo, durata della concessione, costo dell'opera, tariffe), tanto che nel 60% dei casi, pari al 69% in valore, il punteggio attribuito all'offerta qualitativa ha superato quello derivante da dati economici.
«Insomma – conclude Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme c'è sempre maggiore attenzione da parte delle amministrazioni pubbliche per la tutela dell'ambiente, la qualità urbana, l'edilizia sociale; e la realizzazione di questi interventi in Ppp può diventare una delle leve del rilancio dell'edilizia nei prossimi anni».

Resta tuttavia il nodo del finanziamento: «Le banche hanno smesso di finanziare l'edilizia – ha denunciato Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance – perché considerata troppo a rischio. È positivo l'impegno assegnato a Cassa Depositi e prestiti nel sostegno dei grandi project financing e nel finanziamento di mutui casa per due miliardi di euro, in base al Dl 102/2013. Vedo anche con favore la proposta lanciata a dicembre dalla Bocconi, che cioè la Cassa si faccia promotrice anche di un fondo di equity per sostenere i Ppp di taglio medio-piccolo». «Da parte nostra – ha aggiunto – abbiamo elaborato un documento con Abi, Anci e Università di Tor Vergata con il testo di una convenzione tipo che faciliti la bancabilità dei progetti».

«Negli ultimi anni – ha commentato il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – con la crisi e il taglio della spesa pubblica, ha subito un'importante flessione anche il partenariato pubblico-privato su cui tanto si puntava: tra il 2011 e il 2013 questo mercato è passato da 13 miliardi a 5 miliardi, dopo una fortissima espansione nel 2010», sottolineando che «in un mercato come quello delle opere pubbliche, ancora fortemente in crisi, lo sviluppo sostenibile e la tutela dell'ambiente sono leve importanti per rimettere in moto investimenti e occupazione».


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