Lavori Pubblici

Realacci: «Puntare sull'edilizia sostenibile, la legge obiettivo non funziona»

Giorgio Santilli

Il presidente pd della Commissione Ambiente della Camera: «Manca sempre un disegno organico nel programma della legge 443/2001. Poco selettivo anche il piano Campanili»

«Se dovessi trovare un cuore strategico per il Jobs act del Pd e per il nuovo contratto di governo, penserei a una politica di riorientamento dell'edilizia che è l'unico settore a poter garantire un rilancio della domanda interna: perché qui si è prodotta in questi anni la più consistente riduzione di occupazione, oltre 500mila unità che è necessario recuperare, ma anche perché c'è la possibilità di aprire una nuova stagione puntando su manutenzione del territorio, efficienza energetica, sicurezza antisismica, bellezza. Anche il lavoro serissimo sulla legge obiettivo, curato dal nostro centro studi, ci dice, in fondo, che le vecchie leve non funzionano, se con la legge obiettivo siamo fermi, dopo 12 anni, al 13% di opere ultimate rispetto a quelle programmate, ma anche che le innovazioni introdotte in quel programma sono troppo timide».

Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente e lavori pubblici della Camera, pd vicino non da oggi a Matteo Renzi, continua a tessere la tela di una strategia di rilancio innovativo dell'edilizia: a dicembre aveva presentato alla commissione il rapporto Cresme sugli effetti occupazionali clamorosi della politica dei bonus fiscali per ristrutturazioni e risparmio energetico, ieri è stata la volta dell'ottavo Rapporto sullo stato di attuazione della legge obiettivo.

Innovazioni troppo timide, presidente Realacci? A che si riferisce?

Sì, non basta aver introdotto nel programma della legge obiettivo le manutenzioni dell'Anas o i programmi delle piccole opere. Manca un disegno organico che dica dove vogliamo andare. Tutto è ancora molto casuale e frammentato. Ho apprezzato che il ministro Lupi abbia revocato le risorse alle opere ferme e abbia dato attenzione ai piccoli comuni con il programma dei 6mila campanili, ma mi sembra che la destinazione di quelle risorse sia avvenuta in una logica di darwinismo realizzativo che non ci aiuta a imboccare la strada giusta dell'innovazione. Non dà i segnali giusti sulla direzione da prendere. La revoca delle risorse dei cantieri fermi ha favorito opere cantierabili senza alcun criterio di priorità, mentre il piano dei 6mila cantieri è stato uno "svuotacassetti" di progetti pronti e non un primo passo verso una cultura di manutenzione del territorio. Non si possono mettere su uno stesso piano una piscina comunale e un intervento di prevenzione al dissesto idrogeologico. Ridefiniamo le priorità e attuiamo politiche che vadano coerentemente in quella direzione.

La legge obiettivo muove dei passi in avanti, ma non c'è dubbio che il cammino resta troppo lento. Individua cause specifiche e possibili rimedi?
Mi sembra che le decine di modifiche, anche esse disorganiche, al codice degli appalti non abbiano aiutato. Il rapporto sulla legge obiettivo è fatto in collaborazione con l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e il presidente Santoro conferma che troppo spesso le varianti in corso d'opera sono solo un modo per recuperare rispetto ai ribassi d'asta praticati. È evidente che in questo modo non andiamo da nessuna parte.

Possibili rimedi?
In questo momento credo sia utile guardare all'Europa. Da una parte le direttive ci danno la possibilità di rivedere il codice degli appalti con una prospettiva organica, magari snellendo e semplificando. E, dico io, premiando quelle imprese che puntano più sugli ingegneri e meno sugli avvocati. Dall'altra ci sono i fondi del nuovo Quadro comunitario di sostegno che sono l'occasione, da non sprecare, per mettere a regime nuove politiche. Penso, per esempio, alla riqualificazione delle nostre città per cui potremo contare su non meno di sette miliardi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA