Lavori Pubblici

Dissesto idrogeologico, «non solo mancanza di fondi dietro le poche opere»

«In aggiunta alla più volte lamentata carenza di canali di finanziamento stabili e costanti sulla difesa del suolo e sul rischio idrogeologico, vi sono altre problematiche che ostacolano la realizzazione delle opere per la tutela del dissesto nel Paese».
Lo osserva, dopo i danni e i disagi da maltempo dei giorni scorsi in Toscana, il segretario generale dell'Autorità di bacino dell'Arno, Gaia Checcucci indicando tra le criticità «frammentazione di competenze; sovrapposizione di enti che si occupano della stessa
materia e che pianificano ai diversi livelli istituzionali; molteplicità dei soggetti attuatori e loro inadeguatezza tecnico-amministrativa; procedimenti amministrativi lunghi e complessi caratterizzati da interminabili conferenze di servizi ed infine i ricorsi al Tar. Senza considerare appalti e subappalti con ditte che falliscono e che fermano le ruspe durante i lavori in corso».

«Esempi di tali problematiche si sono riscontrati in ogni cantiere - prosegue Gaia Checcucci - ad iniziare dalle casse di espansione di Figline cioè opere funzionali alla stessa messa in
sicurezza della città di Firenze, che nei fatti però continuano a non andare avanti nonostante la Regione Toscana abbia cercato di ovviare alle difficoltà di progettazione e realizzazione emerse, nominando un Commissario ad acta al posto del Comune di Figline» e «analogamente la cassa di espansione di Roffia di San Miniato (Pisa), che pure risulta in uno stato avanzato di realizzazione, non potrà vedere la luce nei termini previsti, a causa del fallimento della ditta vincitrice dell'appalto e ancora una volta di un ricorso, questa volta al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che ha annullato il provvedimento di esproprio fatto dal Comune, obbligandolo nei fatti a reiterare l'intera procedura. Motivi che, uniti insieme, hanno di fatto determinato la sospensione dei lavori, senza lasciare alcuna certezza sulla loro ripresa».

Anche per questo, prosegue Gaia Checcucci «si é costretti ad agire in emergenza perché è mancata a livello centrale un'adeguata politica in prevenzione che occorre mettere a centro
dell'agenda di governo accompagnata da congrui finanziamenti, procedure semplificate che facciano diventare la difesa del suolo una vera grande opera strategica nazionale insieme ad una
riorganizzazione della governance all'insegna della semplificazione e della responsabilizzazione».


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