Lavori Pubblici

Bruxelles boccia gli appalti italiani: la corruzione si mangia il 40% del valore di ogni opera

Mauro Salerno

Ricorso eccessivo a trattative private e procedure d'urgenza, costo eccessivo dell'alta velocità, scarsità di controlli. Richiesti più poteri per la Corte dei Conti, mai citata l'Autorità di vigilanza

I funzionari pubblici responsabili delle aggiudicazioni degli appalti o del rilascio delle licenze edilizie tra le figure più "chiacchierate". Quelle di cui imprese e cittadini si fidano di meno. Al pari dei politici. Lo dice il rapporto sulla corruzione rilasciato ieri dalla Commissione europea. Il dossier - che individua nella sola Italia il territorio di coltura di fenomeni corruttivi per 60 miliardi, pari alla somma di tutti quelli registrati negli altri Paesi Ue - dedica un ampio capitolo al settore degli appalti pubblici (scaricabile in italiano dal link in fondo all'articolo), indicandolo come «un settore particolarmente esposto al rischio della corruzione». La stima è che nelle sole grandi opere pubbliche la corruzione si mangi almeno il 40% del valore totale dell'appalto.

E non è un caso. In Italia dice l'Europa, «il ricorso alle procedure negoziate (soprattutto senza pubblicazione del bando) è più frequente della media: nel 2010 rappresentava infatti il 14% del valore dei contratti, contro il 6% della media dell'Unione. «Questo fattore - è la sottolineatura - aumenta il rischio di condotte corrotte e fraudolente».

E la sfiducia nel sistema è ben fotografata dalle risposte che gli italiani hanno dato al sondaggio effettuato su incarico della Commissione. Il 70% degli interpellati ritiene che la corruzione negli appalti sia un fenomeno diffuso sia negli appalti di rilevo nazionale che locale, contro una media europea inferiore al 60 per cento. Tra le pratiche più diffuse per inquinare le gare vengono additate i criteri di selezione delle offerte poco chiari (55%), conflitti di interesse nella valutazione delle proposte (54%), l'abuso dei motivi d'urgenza per evitare le gare e ridurre la concorrenza (53%), la "prassi" di scrivere i capitolati d'appalto «su misura», o di far partecipare i privati alle scrittura dei documenti di gara, in modo da favorire determinate imprese (52%), l'abuso delle procedure negoziate (50%). Ma non mancano i riferimenti alle offerte concordate (45%), o alle più classiche varianti indicate come «modifica dei termini contrattuali dopo la stipula del contratto» (38%).

Il settore più esposto è quello delle infrastrutture. E c'è un riferimento alla mancanza di vera concorrenza. «Anche il rischio di collusione - si legge - è peraltro elevato dal momento che solo pochi prestatori sono in grado di fornire le opere, le forniture e i servizi interessati». Il report cita le grandi opere come l'Expo, la ricostruzione dell'Aquila, la linea ferroviaria tra Torino e Milano «come particolarmente esposte al rischio di distrazione di fondi pubblici e infiltrazioni criminali». Ma il nervo scoperto è l'alta velocità ferroviaria. Secondo gli studi, l'alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. «In totale - ricorda il report - il costo medio dell'alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un'eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici».

Il problema è la scarsa possibilità di controllo. Nel report non si fa alcun accenno alla vigilanza che potrebbe essere effettuata dall'Autorità sui contratti pubblici. mentre si cita la Corte dei Conti che però non può seguire controlli a sorpresa «il che si ripercuote negativamente sul tasso delle irregolarità». Mentre bisognerebbe assegnarle «il potere di effettuare controlli senza preavviso». Pesa anche la scelta di depenalizzare il falso in bilancio «che produce effetti negativi in termini di prevenzione delle irregolarità, in particolare nella fase di esecuzione».

Non tutto il quadro è negativo. La Commissione riconosce infatti gli sforzi compiti per contrastare i fenomeni «come la normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari degli appalti pubblici», l'istituzione del Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere. Nel dossier vengono poi citati come buoni strumenti di contrasto alla corruzione l'istituzione della banca dati degli appalti e le white list presso le prefetture. Due ottime soluzioni. Ma per il futuro: visto che il momento la banca dati dell'Autorità (Avcpass) con il Milleproroghe ha inanellato il terzo rinvio consecutivo (clicca qui ), mentre le seconde hanno raccolto davvero poche adesioni, soprattutto nei territori a più altro rischio criminalità (clicca qu i).

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