Lavori Pubblici

Cooperazione allo sviluppo, arriva l'Agenzia, più partecipazione per gli operatori privati «profit»

M.Fr.

Lo prevede la riforma della cooperazione allo sviluppo varata dal Consiglio dei ministri attraverso un disegno di legge

Sarà un'Agenzia controllata dal ministero degli Esteri il braccio operativo del governo italiano nella gestione della cooperazione allo sviluppo. La nuova struttura avrà una dotazione di 200 (più altre 100 persone operative nei paesi di operatività) e sarà guidata da un direttore in carica 4 anni (riconfermabile per altri 4). La struttura sarà lo snodo operativo per tutte le attività di cooperazione internazionale (non militari) dell'Italia, sia di carattere non profit sia a scopo di lucro.

La novità è contenuta nel disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri venerdì 24 gennaio.

Tra i compiti dell'agenzia ci sono le «attività a carattere tecnico-operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di cooperazione». L'agenzia potrà operare direttamente oppure attraverso partner internazionali. Inoltre «acquisisce incarichi di esecuzione di programmi e progetti dell'Unione europea, di banche, fondi e organismi internazionali, oltre a collaborare con strutture di altri Paesi aventi analoghe finalità». Può anche promuovere «forme di partenariato con soggetti privati per la realizzazione di specifiche iniziative» e «può realizzare iniziative finanziate da soggetti privati».

Per la partecipazione dei soggetti privati - anche a scopo di lucro - è stata concepita una "Conferenza nazionale per la cooperazione allo sviluppo", aperta ai «principali soggetti pubblici e privati, profit e non profit, della cooperazione internazionale allo sviluppo, ivi inclusi rappresentanti dei ministeri coinvolti, delle regioni e province autonome, degli enti locali, delle principali reti di organizzazioni della società civile di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario». La conferenza è uno «strumento permanente di partecipazione, consultazione e proposta, si riunisce su convocazione del ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale o del Vice ministro delegato per la cooperazione allo sviluppo, per esprimere pareri sulle materie attinenti la cooperazione allo sviluppo e in particolare sulla coerenza delle scelte politiche, sulle strategie, sulle linee di indirizzo, sulla programmazione, sulle forme di intervento, sulla loro efficacia, sulla valutazione».

Un comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (Cics) - presieduto dal presidente del Consiglio dei ministri - viene istituito per «assicurare la programmazione, ed il coordinamento di tutte le attività (...) nonché la coerenza delle politiche nazionali con i fini della cooperazione allo sviluppo».

Contestualmente all'entrata in azione dell'Agenzia, verrà anche rivista la Direzione generale della cooperazione del ministero degli Esteri. Saranno soppresse almeno sei direzioni (di livello non generale). Ma resta confermata in capo alla direzione della Farnesina la «definizione delle priorità di azione e di intervento, delle disponibilità finanziarie per singoli Paesi ed aree di intervento, sulla base delle linee del documento triennale di programmazione (a cura della neonata Agenzia, ndr) e delle indicazioni del Cics (comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo, ndr), nonché delle modalità di attuazione degli interventi, incluse le decisioni relative agli interventi di emergenza umanitaria».

Il ddl rimanda a successivi regolamenti attuativi. Uno di questi (90 giorni dopo l'entrata in vigore della legge) istituisce la Conferenza nazionale. Un antro provvedimento (entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge) viene emanato il regolamento sullo statuto dell'Agenzia. Sarà il regolamento a stabilire, fra le altre cose, gli stanziamenti da assegnare all'Agenzia.


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