Lavori Pubblici

Per il 90% degli italiani infrastrutture fondamentali per lo sviluppo del paese

Giuseppe Latour

Per nove italiani su dieci il sistema infrastrutturale è fondamentale per lo sviluppo del paese. Mentre il 65% considera gli investimenti in questo settore il modo migliore per utilizzare il denaro pubblico. Sono alcuni dei risultati della ricerca realizzata da Ispo per conto di Anas, presentata oggi a Roma alla presenza del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Un incontro che ha dato a Lupi l'occasione di lanciare una proposta per i prossimi mesi del Governo: destinare una quota fissa del Pil agli investimenti pubblici, senza rinegoziare ogni anno le risorse.

"In generale – ha spiegato Renato Mannheimer, che ha condotto lo studio – abbiamo verificato che esiste una grande sensibilità della gente verso la realizzazione di nuove infrastrutture, anche a causa del loro possibile impatto occupazionale". La ricerca distingue le opinioni della popolazione comune da quelle degli opinion leader, 101 soggetti molto qualificati nel settore degli enti locali, delle imprese, dei media. Per questi ultimi (68%) la nascita di un piano infrastrutturale dovrebbe essere tra le priorità del Governo, perché le grandi opere sono un volano di sviluppo.

Proprio la voglia di guidare il paese fuori dalla crisi, almeno stando all'indagine, fa superare qualche riserva legata al cosiddetto "Nimby" (Not in my backyard), la tendenza a rifiutare opere che siano realizzate in prossimità della propria abitazione. Un italiano su due accetterebbe senza problemi una nuova infrastruttura nel suo Comune o nella sua Provincia. Due su tre darebbero via libera a cambiamenti pesanti nella propria Regione. Almeno sulla carta, sono pochi coloro che farebbero un'opposizione strenua a nuovi lavori. Anche se restano alcuni aspetti problematici: preoccupano, soprattutto, i tempi lunghi di realizzazione delle opere, il loro costo eccessivo e i possibili episodi di illegalità.

Un capitolo a parte viene dedicato ad Anas. Nove italiani su dieci la conoscono e vi associano i concetti di strade, autostrade, di manutenzione e gestione. Un cittadino su dieci, addirittura, cita come sua principale attività la diffusione di informazioni sul traffico automobilistico. In generale, comunque, sia la popolazione comune che gli opinion leader ne danno un giudizio positivo. "Il merito credo debba essere ascritto alla nostra capacità di fare – spiega il presidente di Anas, Pietro Ciucci -: negli ultimi sette anni abbiamo dato avvio a 202 nuovi lavori e abbiamo portato a termine opere che ci hanno consentito di aprire al traffico oltre 1.340 chilometri di strade e autostrade in gestione, per un investimento di circa 14 miliardi di euro".

Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi legge questi numeri in chiave politica. "Nel rinnovo del patto di Governo che stiamo portando avanti in questi giorni dobbiamo rafforzare il peso delle infrastrutture e questa ricerca lo testimonia. E non penso solo alle grandi opere, ma anche a quelle piccole e medie, ai ponti, ai viadotti, alle gallerie". Per avanzare in questa direzione, il ministro lancia una proposta: "Non è più possibile stare ogni anno a ridiscutere quante risorse devono essere assegnate alle infrastrutture. Una prima grande novità sarebbe un cambio di passo che ci consenta di destinare ogni dodici mesi una quota del Pil agli investimenti in opere pubbliche. Lo 0,3%, secondo me, potrebbe essere un parametro utilizzabile".

Un'idea molto apprezzata dal presidente dell'Ance Paolo Buzzetti: "Certamente dobbiamo fare più investimenti; attualmente siamo sotto la media del resto d'Europa. La proposta del ministro, al di là delle cifre, è da apprezzare perché si muove in questa direzione e perché riconosce alle infrastrutture la loro indubitabile funzione di fonte di sviluppo economico e occupazione. E non penso solo alle opere nuove, ma anche alla manutenzione dell'esistente".


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