Lavori Pubblici

Fondi europei, l'Italia centra i target di spesa 2013 e si avvicina agli altri paesi

Pierluigi Boda

Nel monitoraggio al 31 dicembre raggiunto il 52,7% rispetto al 40% del giugno scorso: ridotto il divario con la Francia (54,8%), Polonia (62,4%), Spagna (60%), superata la Bulgaria (50,8%)

La verifica di fine anno sull'attuazione dei progetti italiani finanziati con i fondi strutturali 2007-2013 conferma l'accelerazione impressa alla spesa dalla fine del 2011 e l'efficacia delle manovre di emergenza messe in atto prima dal ministro della Coesione Fabrizio Barca, poi dal suo successore Carlo Trigilia.
La spesa certificata ha raggiunto in Italia il 52,7% del totale (la tabella di sintesi ), superando ampiamente l'obiettivo annuale (48,5%) e centrando per tutti i programmi i target di spesa previsti al 31/12. In sette anni, regioni e governo hanno speso 25,15 miliardi di Euro su 47,74 disponibili. Ora la sfida è spendere efficacemente i rimanenti 22,6 miliardi entro la fine del 2015, avviando al contempo la programmazione 2014-2020.

I DATI SULLA SPESA NEI PRINCIPALI PAESI EUROPEI

I dati relativi ai 52 programmi operativi gestiti da regioni e ministeri (la tabella programma per programma ) mostrano un livello di attuazione diversificato, con un divario significativo tra centro-nord (con un'attuazione media del 62,2%) e sud (48,3%). Emergono soprattutto specifiche difficoltà connesse alla realizzazione dei progetti infrastrutturali e di sviluppo urbano finanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), soprattutto nel Mezzogiorno, con l'eccezione di Puglia e Basilicata, che hanno attuato più del 55% dei loro programmi.
In Campania, su 4,56 miliardi di Euro del POR FESR, la spesa certificata ammonta a 1,45 miliardi, pari al 31,8% del totale (con incremento deciso rispetto al 23% di fine maggio). In Calabria l'attuazione del FESR è a quota 36,5% mentre in Sicilia ha raggiunto il 37,6%.

Tra le criticità, accanto alla questione irrisolta dell'esclusione dal patto di stabilità del cofinanziamento nazionale dei fondi, vanno segnalate le difficoltà gestionali connesse alla scelta di concentrare le risorse su grandi progetti (oltre i 50 milioni di Euro) per limitare la frammentazione degli interventi. Una situazione ben nota a Bruxelles, dove la Commissione ha accelerato negli ultimi mesi l'erogazione dei fondi per questo tipo di progetti (tra gli ultimi finanziamenti autorizzati c'è un investimento di 200 milioni di Euro per la linea 1 della metropolitana di Napoli).

In generale a Bruxelles si registra un prudente ottimismo, supportato dai recuperi registrati nei Paesi a rischio disimpegno, vale a dire, oltre all'Italia, Romania e Bulgaria, che sono passate dall'allarme di giugno, con percentuali di attuazione rispettivamente del 26,20% e del 40%, a livelli di spesa più promettenti, 33,47% e 50,8%. La sensazione è che le misure varate dalla Commissione per dare tempo e ossigeno ai Paesi in difficoltà abbiano prodotto i risultati sperati, soprattutto il taglio del cofinanziamento nazionale degli interventi che, come è accaduto in Italia, ha agevolato le amministrazioni abbassando gli obiettivi di certificazione e aumentando il peso percentuale delle spese già sostenute.

Più complessa la valutazione dell'impatto che hanno avuto, in Italia e negli altri Paesi a rischio, gli interventi di riprogrammazione dei fondi che negli ultimi due anni hanno dirottato risorse dai progetti più complessi – come quelli infrastrutturali di maggiori dimensioni– verso misure capaci di garantire da subito un tiraggio più consistente, come le politiche per l'occupazione, il sostegno alle imprese o interventi piccoli e medi di riqualificazione urbana.
Per quanto riguarda invece i Paesi membri campioni di spesa, alcuni sono impegnati in una sorta di rush finale che ha visto, ad esempio, il Portogallo superare, a fine 2013, il 70% di spesa certificata e la Polonia – con la dotazione di fondi più cospicua dell'UE, pari a quasi 68 miliardi di Euro - attestarsi oltre il 62%.


© RIPRODUZIONE RISERVATA