Lavori Pubblici

Legambiente: rischio sicurezza per il 40% delle scuole, ma cresce l'uso delle rinnovabili

Alessia Tripodi

Secondo il rapporto sulla qualità dell'edilizia scolastica il 37% delle strutture ha bisogno di manutenzione urgente e il 40% non ha l'agibilità, ma il 23% sfrutta energia da fonti verdi - Trento modello di edilizia «doc», Mezzogiorno in ritardo - Gli ambientalisti: «Subito l'Anagrafe»

Oltre il 60% degli edifici non rispetta la normativa antisismica, il 40% è privo del certificato di agibilità, il 37,6% necessita di interventi urgenti di manutenzione e il 38% si trova in aree a rischio. E' un vero proprio "allarme sicurezza" per l'edilizia scolastica quello lanciato da «Ecosistema Scuola», il rapporto annuale sulla qualità dell'edilizia e dei servizi delle scuole italiane presentato oggi da Legambiente, che descrive una situazione di permanente emergenza per le strutture, dove gli investimenti per la manutenzione sono sensibilmente diversi da regione a regione. Ma svela anche un trend sempre più «green»: tra il 2008 e il 2013, infatti, il tasso di scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile è passato dal 6,3% al 12,3%, con il 9,6 che utilizza il mix di fonti (non solo fotovoltaico, ma anche solare termico, pompe di calore, biomasse). Le città del Nord (Trento) guidano la classifica dell'edilizia scolastica più sicura e sostenibile, mentre il Sud resta indietro.

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Patrimonio a rischio. Su 5.301 edifici scolastici di competenza dei comuni capoluogo di provincia esaminati dal rapporto, il 62% risulta costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore delle norme antisismiche, mentre il 4,8% è stato costruito tra il 2001 e il 2002 e solamente lo 0,6% (appena 12 comuni) risulta edificato secondo criteri di bioedilizia. L'8,8% delle strutture, invece, rispetta i criteri antisismici, ma la verifica di vulnerabilità risulta realizzata solamente nel 27,3% dei casi, percentuale che scende al 21,1% nelle aree a rischio sismico (zona 1 e 2) e idrogeologico. Stabili i dati sul fronte delle certificazioni: porte antipanico presenti nel 90,2% dei casi e impianti a norma nell'83,4 per cento.
In generale, la qualità del patrimonio edilizio scolastico è diversa a livello territoriale, con picchi al Nord: la graduatoria stilata da Legambiente vede sul podio Trento, Prato e Piacenza, mentre per trovare il primo capoluogo del Sud bisogna scendere al 23esimo posto, occupato da L'Aquila - anche se, precisa il rapporto, va considerata la straordinarietà della situazione del capoluogo abruzzese, tornato in classifica dopo il sisma del 2009 - seguita da Lecce in 27esima posizione.

Investimenti. Nel 2012, secondo Legambiente, l'investimento medio per la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici è stato di 30.345 euro, contro 43.382 del 2011. Nel Nord la media di tali investimenti è risultata pari a tre volte quella del Mezzogiorno, nonostante la necessità di maggiori interventi proprio nel meridione legati al maggiore rischio sismico, idrogeologico e vulcanico. La media degli investimenti in manutenzione ordinaria, invece, è cresciuta nel 2012 in tutte le regioni, anche se in maniera più spiccata al Nord. «Ancora oggi non esiste un monitoraggio sistematico dello stato di sicurezza delle scuole italiane - dice Vanessa Pallucchi di Legambiente - e per questo chiediamo che venga al più presto realizzata l'Anagrafe dell'edilizia scolastica che attendiamo dal 1996, anno di entrata in vigore della legge 23 che la istituiva e che venga data la possibilità agli enti locali di operare in deroga al patto di stabilità per investire sulla messa in sicurezza del patrimonio scolastico».

Scuole più sostenibili. L'80,8% degli edifici scolastici ha installato impianti solari fotovoltaici, il 24,9% ha impianti solari termici, l'1,6% impianti di geotermia, lo 0,4% a biomassa. La percentuale media di copertura dei consumi da fonti verdi è del 35,6%: la più virtuosa è Prato con copertura al 100%, mentre L'Aquila è la città dove tutte le scuole con impianti rinnovabili utilizzano il mix di fonti. Tra le regioni che spiccano per l'utilizzo di fonti «green» ci sono Puglia (59,15%), Veneto (32,7%), Abruzzo (28,9%), Sardegna (23,8%), Emilia Romagna (23,6%), mentre fanalino di coda sono la Basilicata e il Molise, dove non ci sono scuole che utilizzano fonti di energia pulita.


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